#UKRAINERUSSIAWAR. Beni congelati russi potrebbero essere il domino che porterebbe l’Europa sul lastrico

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La guerra costa e qualcuno la deve pagare, ma i soldi hanno una caratteristica da sempre: finiscono alla svelta. Ed ecco allora che si innescano meccanismi tecnici, idee per reperire nuovo danaro. Senza però mettere mano al portafoglio, già per altro vuoto. 

Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, e l’amministrazione che da lui dipende, spinge affinché i paesi del G7 preparino un piano per utilizzare i beni congelati della Federazione Russa per il vertice del gruppo in estate. Questo perché l’Ucraina ha bisogno di nuova linfa vitale per continuare la guerra. Il capo del Dipartimento del Tesoro americano ha affermato che non è chiaro se i leader del G7 prenderanno una decisione sui beni congelati della Federazione Russa nel vertice di giugno, intanto se ne parla.

Di diverso parere però la Banca Centrale Europea, la Germania e la Francia che temono la confisca dei beni congelati della Federazione Russa, fonte Bloomberg. Il pericolo per i paesi occidentali è che i prelievi di asset costituiscano un precedente che incoraggerà altri paesi a evitare di detenere riserve in valute occidentali, spiega l’agenzia. Temono azioni di ritorsione da parte della Russia contro gli asset europei, così come l’impatto sulla stabilità finanziaria e sullo status dell’euro come valuta di riserva.

Spiegandola in altri termini, se si consente la confisca dei beni congelati russi vuol dire che un domani se l’Italia fa qualcosa che non piace al resto del mondo prima si congelano i suoi beni poi li si usano per fare altro senza chiedere il consenso dei legittimi proprietari. Questo è un ragionamento che mina la circolarità dell’economia. A questo punto nessuno vorrà più investire in quello che l’Europa propone perché sui mercati l’UE sarà non affidabile. 

Non solo, non se ne parla ma c’è un immediato rischio ed è il fallimento degli istituti bancari e finanziari in cui i soci russi hanno pesantemente investito. Perché i beni di quegli investitori finirebbero all’Ucraina che comprerebbe armi e manderebbe in rosso i conti inutile dire che gli ucraini devono usare quei soldi per la ricostruzione almeno fino a che si spara giorno e notte. 

Qualcosa di simile sta già succedendo. La banca russa VTB potrebbe perdere i diritti sulla sua filiale europea; la banca ha ricevuto una notifica in merito dalla tedesca OWH SE (ex VTB Bank Europe). Nel 2022, i top manager russi sono stati rimossi dalla gestione della banca, privati ​​del diritto di disporre di attività finanziarie, e ora OWH SE nega il diritto di VTB di possedere la banca tedesca, chiedendo la restituzione dei dividendi dal 2013.

La banca ritiene che la parte tedesca nasconda deliberatamente informazioni sul rispetto dei requisiti legali da parte di VTB in caso di acquisizione di azioni di una struttura europea e di riorganizzazioni aziendali, inclusa la riorganizzazione di VTB Bank (Deutschland) AG nel 2017. Per molti anni, la proprietà di VTB Bank Europe non ha sollevato dubbi tra i regolatori europei. Le ragioni dell’azione della parte tedesca risiedono sul piano politico, dice la banca, e con ulteriori attacchi i finanziatori saranno costretti ad “intraprendere azioni di ritorsione contro coloro che una volta erano considerati partner”.

E se questo avviene in regime di sanzioni, pensiamo quanto può accadere con i beni congelati che verrebbero mandati all’Ucraina non si sa a quale titolo, a livello normativo. 

Il Parlamento europeo ha chiesto il trasferimento di missili a lungo raggio all’Ucraina e la confisca dei beni russi. Lo ha fatto il 29 di febbraio con risoluzione a sostegno dell’Ucraina. Fa sapere RBC Ucraina. I deputati chiedono ai paesi dell’UE di fornire all’Ucraina munizioni, sistemi di difesa aerea, missili a lungo raggio, in particolare TAURUS, Storm Shadow/SCALP, vari tipi di artiglieria, nonché droni e armi per contrastarli. Inoltre, i deputati chiedono ai paesi dell’Unione europea di confiscare i beni russi e trasferirli per restaurare l’Ucraina e rafforzare le sanzioni contro Mosca e Minsk non consapevoli che questo porterebbe al fallimento di molte imprese europee. 

Graziella Giangiulio

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