#UKRAINERUSSIAWAR. Azot come a Azvostal: civili usati come scudi umani

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E si ricomincia tutto d’accapo e l’epilogo sarà sempre lo stesso: di corridoi umanitari si parla ma poi non si mettono in atto. Questa volta non è l’impianto siderurgico di Azvostal a Mariuopol ma l’impianto chimico di Azot, di proprietà di un altro oligarca russo Dmytro Vasylovych Firtash, dove si producono fertilizzanti.

Nella giornata del 14 giugno sulla social sfera comincia il tam tam di notizie secondo cui la parte ucraina, per voce del vice primo Ministro del Governo ucraino Iryna Vereshchuk avrebbe chiesto un corridoio umanitario per l’evacuazione dei civili (donne, bambini e anziani) situato presso l’impianto chimico Azot a Severodonetsk nel territorio controllato da Kiev nella città di Lysychansk

A questa richiesta ha fatto seguito quella del Capo del Quartier Generale di Coordinamento Interdipartimentale della Federazione Russa per la Risposta Umanitaria in Ucraina – Capo del Centro Nazionale di Controllo della Difesa della Federazione Russa, Generale Mikhail Mizintsev che riportiamo integralmente: «Tenendo conto del fatto che il 13 giugno 2022, per ordine delle autorità di Kiev, al fine di impedire il ritiro delle unità di difesa territoriale, il personale militare delle Forze armate ucraine ha fatto saltare in aria l’ultimo ponte sul fiume Seversky Donets verso Lysichansk, non è possibile effettuare un’evacuazione in sicurezza in questa direzione. I militanti dei battaglioni nazionalisti, in ritirata dalle zone residenziali di Severodonetsk, hanno deliberatamente portato centinaia di civili fuori città nella zona industriale dell’impianto chimico di Azot per nascondersi dietro di loro come “scudo umano”.

Rendendoci conto della disperazione della situazione delle nostre formazioni armate, consideriamo l’appello della parte ucraina al presunto salvataggio dei civili come un tentativo di ritirare le unità sopravvissute dall’accerchiamento. Ci sono quindi tutti i segnali di una ripetizione dello “scenario Mariupol”. Guidati da principi umani, le Forze armate russe e le formazioni della Repubblica popolare di Lugansk sono pronte a condurre un’operazione umanitaria per evacuare i civili. Per fare ciò, dalle 08:00 (ora di Mosca) alle 20:00 (ora di Mosca) del 15 giugno 2022, sarà aperto un corridoio umanitario in direzione nord (verso la città di Svatovo, Repubblica popolare di Luhansk). Nel contempo è garantita l’evacuazione in sicurezza di tutti, nessuno escluso, i civili e i loro spostamenti nell’ambito dei convogli umanitari verso centri di accoglienza temporanea.

Offriamo ai militanti dei battaglioni nazionalisti e ai mercenari stranieri presso lo stabilimento di Azot dalle 08:00 (ora di Mosca) del 15 giugno 2022 di fermare qualsiasi ostilità e liberare i civili che stanno trattenendo attraverso questo corridoio umanitario, oltre a fermarsi senza senso resistenza e deporre le armi. La Federazione Russa garantisce la conservazione della vita e il rispetto di tutte le norme della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, come è avvenuto con coloro che si erano precedentemente arresi a Mariupol. L’effettiva disponibilità della parte ucraina ad avviare un’operazione umanitaria è indicata dall’alzare bandiere bianche. Ancora una volta chiediamo alle autorità ufficiali di Kiev di mostrare prudenza, di dare adeguate istruzioni ai militanti di fermare l’insensata resistenza e lasciare il territorio dello stabilimento di Azot. Attraverso i canali operativi di comunicazione, questa dichiarazione viene immediatamente comunicata alla parte ucraina tramite il vice primo Ministro del Governo ucraino Vereshchuk I.A.».

La stessa cosa ricordiamo era successa per gli impianti dell’acciaio di Mariupol dove gli ucraini si sono sempre rifiutati di fare evacuazioni verso i corridoi che portano in territori controllati dai russi e quindi sarà difficile che dicano di sì ora.

Secondo iil Ministero degli Affari Interni della LPR circa 500-600 mercenari stranieri e 2mila500 militanti ucraini potrebbero trovarsi sul territorio dello stabilimento Azot di Severodonetsk più o meno la cifra dei militari presenti in Azvostal.

La richiesta per altro arriva quando il raggruppamento ucraino presso lo stabilimento di Azot è circondato in qualche parte dello stabilimento, completamente tagliato fuori dal fiume e dalle comunicazioni con Kiev. E ora hanno tre modi per arrendersi: come gli “Azov” a Mariupol, morire o accettare i corridoi umanitari proposti da Mosca.

Graziella Giangiulio

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