#UKRAINERUSSIAWAR. Attacco a Yelenovka: bugie e propaganda

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A partire dal 29 luglio è cominciata una sequenza di accuse reciproche su chi abbia colpito il centro di detenzione a Yelenovka nel Donbas, istituto in cui erano imprigionati i miliziani che combattevano per l’Ucraina e i militari ucraini. Sui titoli dei giornali, anche nostrani si parla di giallo ma il 31 luglio il giallo è stato svelato, ma facciamo la cronistoria. Nel campo hanno perso la vita 53 uomini e 100 sono i feriti.

Il Ministero della Difesa russo il 29 luglio asseriva che: “stanotte militanti ucraini hanno sparato missili HIMARS nel centro di detenzione preventiva vicino a Yelenovka nel Donbass, dove sono tenuti prigionieri di guerra militari ucraini, compresi militanti della formazione Azov, 40 prigionieri di guerra ucraini sono stati uccisi e 75 feriti, sono rimasti feriti anche 8 dipendenti del centro di detenzione”

Sempre il 29 luglio lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina ha commentato l’attacco alla colonia di Yelenovka, dove erano detenuti i militari e militanti Azov ha dichiarato: “Le forze armate della Federazione Russa hanno effettuato deliberati bombardamenti di artiglieria mirati contro un istituto correzionale nel villaggio di Yelenovka, nella regione di Donetsk, dove, tra l’altro, erano detenuti prigionieri ucraini. Gli occupanti russi hanno così perseguito i loro obiettivi criminali: accusare l’Ucraina di aver commesso “crimini di guerra”, nonché di nascondere le torture dei prigionieri e le esecuzioni ivi commesse per ordine dell’amministrazione dell’occupazione e del comando della Federazione Russa nel territorio temporaneamente occupato della regione di Donetsk. Le conseguenze dei bombardamenti sono essendo specificato”.

Lo stesso giorno a intervenire il Rappresentante del NM DPR, colonnello Basurin che disse: Kiev sapeva per certo che c’erano prigionieri ucraini nel centro di detenzione preventiva di Yelenovka, che è stato attaccato, poiché è l’Ucraina stessa che ha determinato il luogo della loro detenzione

Contro le dichiarazioni dello Stato Maggiore ucraino la propaganda on line che si è preparata in anticipo per le conseguenze informative dell’attacco alla colonia di Yelenovka. On line sulla social sfera ucraina girava una “intercettazione” della conversazione, che “confermava” le tesi da loro espresse secondo cui è stata la Russia a colpire il luogo in cui erano tenuti gli Azov catturati.

La sera del 29 luglio sulla social sfera russa cominciavano a girare i primi video dell’attacco alla colonia penale di Yelenovka, immagini atroci, con corpi arsi vivi, seduti, con le manette ai polsi, di cui rimane solo lo scheletro.

Alle 20.00 del 29 luglio la SBU ha pubblicato nel suo canale TG una dichiarazione congiunta a proprio nome, nonché dalle forze armate ucraine, dalla direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa e dal difensore civico Verkhovna Rada “sul massacro dei prigionieri di guerra ucraini a luglio 29, 2022 nel villaggio di Yelenovka nel territorio temporaneamente occupato della regione di Donetsk” in cui affermava di non avere responsabilità ma incolpava i russi dell’accaduto.

Purtroppo per gli ucraini a intervenire lo stesso giorno, messaggio on line alle 23.19 ore italiane, il Pentagono si diceva fiducioso che le forze armate ucraine non volessero davvero colpire il centro di detenzione preventiva a Yelenovka: ”Se è stato uno bombardamento della parte ucraina, ve lo assicuro, non volevano farlo”, ha detto un portavoce del Pentagono. Sì perché oramai le immagini dell’HIMARS che ha colpito il centro di detenzione hanno fatto il giro del mondo. Armi consegnate di recente all’esercito ucraino dagli Stati Uniti difficile dire che siano stati i russi ad usarle.

Il 30 luglio il premier ucraino, Zelensky ha tenuto un incontro con il comandante in capo delle forze armate ucraine Zaluzhny, capo della direzione principale dell’intelligence del MOU Budanov, e. di. capo della SBU Vasily Malyuk e difensore civico Dmitry Lubinets. Secondo lui, il bombardamento della colonia di Yelenovka è stato discusso in dettaglio, a seguito del quale sono morti più di 50 prigionieri di guerra ucraini. “Le Nazioni Unite e il CICR, che avrebbero dovuto garantire la conservazione della vita e della salute dei nostri prigionieri di guerra, sono obbligate a rispondere immediatamente”, ha detto Zelensky. Nessun diniego dell’attacco nessuna assunzione di responsabilità.

Infine è la Reuters a pubblicare filmati della colonia di Yelenovka, dove le forze armate ucraine hanno ucciso 53 soldati ucraini catturati con un attacco HIMARS e più di 100 sono rimasti feriti. Sempre il 30 a rafforzare la tesi che siano stati gli ucraini a sparare sul centro di detenzione l‘ex ufficiale dell’intelligence militare statunitense Scott Ritter secondo cui l’Ucraina ha colpito il centro di detenzione preventiva a Yelenovka per uccidere i suoi prigionieri, poiché hanno fornito prove che danneggerebbero il regime di Kiev. Secondo lui, il colpo è stato sferrato dall’americano MLRS HIMARS, che è stato recentemente consegnato in Ucraina. Tali armi sono una risorsa strategica e vengono utilizzate solo su comando di autorità superiori. “Gli obiettivi di controllo sono coordinati anche dagli alleati più stretti, inclusi gli Stati Uniti, che forniscono supporto e intelligence per stabilire obiettivi di controllo. Il sistema HIMARS è anche il sistema che i russi vogliono distruggere, quindi ogni volta che il suo utilizzo comporta un rischio”, ha sottolineato Ritter. Crede che l’UAF abbia colpito il centro di detenzione preventiva per intimidire altri prigionieri ucraini, suggerendo che se testimonieranno, diventeranno anche un bersaglio di controllo.

In altre parole, l’invito ai militari ucraini al fronte a non arrendersi perché comunque per loro c’è la morte assicurata o sul fronte o nei campi di detenzione.

A seguito delle dichiarazioni apparse sulla social sfera e nei media tradizionali il Ministero per la Difesa russo ha dichiarato che responsabilità politica, penale e morale del sanguinoso massacro contro gli ucraini è a carico personalmente di Zelensky, del suo regime criminale e di Washington.

Infine la parola è passata all’ ONU che ha promesso di sostenere l’indagine sugli eventi di Yelenovka. La Russia ha ufficialmente invitato esperti delle Nazioni Unite e della Croce Rossa per un’indagine obiettiva sull’attacco al centro di detenzione preventiva a Yelenovka, ha affermato il ministero della Difesa. A seguito dei bombardamenti delle forze armate ucraine, secondo gli ultimi dati, 53 prigionieri di guerra ucraini sono stati uccisi, 75 sono rimasti feriti. La Croce Rossa da parte sua ha dichiarato che non era permesso entrare nella colonia di Yelenovka. Il CICR ha chiesto l’accesso a un campo di prigionia controllato dalla Russia. Secondo i rappresentanti dell’organizzazione, non sono stai fatti entrare.

Nel frattempo la propaganda ucraina di odio contro la Russia, nonostante sia stato il Pentagono stesso ad ammettere il lancio da parte ucraina sulla colonia penale, è esplosa, (vedi foto) sono apparsi on line poster sul tema dove si incolpano i russi dell’omicidio delle forze armate ucraine e Azov a Yelenovka.

Graziella Giangiulio