Uk: shale gas per la ripresa economica

73

REGNO UNITO – Londra 17/09/2013. La Gran Bretagna deve investire sull’incremento della produzione di shale gas (gas di scisto), in quanto possiede riserve di almeno 1.300 miliardi di piedi cubi, che, potenzialmente, possono garantire il soddisfacimento della domanda britannica di gas per 51 anni. È ciò che ha recentemente scritto David Cameron in un articolo pubblicato dal Daily Telegraph.

Il primo ministro inglese ha motivato tale presa di posizione elencando quattro benefici derivanti dallo sviluppo dell’attività estrattiva del gas da argille.

Innanzitutto, spiega Cameron nell’articolo, uno sfruttamento più intensivo ed efficace di questa tipologia di gas abbatterà in maniera considerevole il costo delle bollette dell’energia, contribuendo così a salvaguardare il bilancio di imprese e famiglie. «Basta guardare gli Stati Uniti» ha aggiunto «ogni anno “inaugurano” più di 10mila pozzi di idrocarburi non convenzionali, motivo per cui i loro prezzi del gas sono tre volte e mezzo inferiori a quelli britannici».

Il gas di scisto, in secondo luogo, servirà a rendere più competitivo il Paese, che, al contrario, senza uno sfruttamento adeguato di tale risorsa perderà inevitabilmente terreno nella difficile corsa globale verso la crescita economica. 

Il primo ministro britannico si dice poi convinto dell’importanza dell’industria del gas da argille al fine di creare nuovi posti di lavoro, non solo nel settore. Proprio come avvenuto con il petrolio ed il gas del Mare del Nord, sarà, a suo avviso, l’intera economia nazionale a beneficiarne, mediate la creazione di nuovi investimenti, nuove imprese e nuove professionalità.

In ultimo, le operazioni di estrazione porteranno ingenti risorse economiche alle comunità locali. I produttori, infatti, si sono già impegnati a versare 100mila sterline per ogni comunità contigua ai pozzi esplorativi. Inoltre, se il gas verrà rinvenuto, l’1% dei guadagni derivanti dalla vendita dello stesso andrà proprio a coloro i quali risiedono in prossimità dei giacimenti. 

Per quanto concerne i problemi ambientali connessi con il fracking (fratturazione idraulica), ovvero la tecnica di estrazione di tale tipologia di gas, il premier inglese ha, invece, affermato: «studi e ricerche internazionali mostrano che non vi è motivo per cui il processo dovrebbe causare la contaminazione delle falde acquifere o altri danni ambientali, se adeguatamente regolamentato. E il sistema di regolamentazione in questo paese è uno dei più severi al mondo. Se una qualsiasi attività legata alla produzione di shale gas dovesse comportare un rischio di inquinamento, allora abbiamo tutti i poteri necessari per farla cessare».

A fronte dell’entusiasmo britannico per lo shale gas, però, è doveroso sottolineare che nel 2012 Francia, Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca hanno sospeso lo sfruttamento dei propri giacimenti per motivi di impatto ambientale ed anche la Germania contesta apertamente la tecnica della fratturazione idraulica. Le preoccupazioni maggiori di questi Stati, e di geologi e ambientalisti, riguardano l’inquinamento causato dalle sostanze chimiche addizionate all’acqua, necessarie a ridurre l’attrito, o ad eliminare i microrganismi durante il processo di fracking ed il rischio sismico derivante da tale metodo di estrazione, rischio presentato pure in uno studio di settore che a breve, riferisce il Wall Street Journal, sarà pubblicato sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.