Ue: ulteriori 63 milioni per il Kosovo

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BRUXELLES – La Commissione Europea ha reso pubblica l’allocazione di 63 milioni di euro a supporto del processo di riforme in Kosovo.

Il fondo verrà utilizzato per la ristrutturazione dei settori della giustizia e della pubblica amministrazione, nonché per facilitare la reintegrazione dei rifugiati, non ancora ultimata. Le risorse fungeranno inoltre da volano per lo sviluppo del settore privato, attraverso la ristrutturazione dell’offerta di energia in Kosovo con nuove infrastrutture, valorizzazione del capitale umano e sviluppo regionale.

Tale stanziamento si inquadra nel programma annuale per il Kosovo attraverso lo strumento di assistenza al pre-accesso (IPA), con la possibilità che vengano forniti ulteriori 20 milioni di euro mediante un meccanismo di co-finanziamento con autorità locali e soggetti privati.

Il programma annuale 2012 IPA per il Kosovo include, per altro verso, la possibilità per la Commissione di rispondere tempestivamente alle priorità politiche del territorio che necessitano di un pronto supporto finanziario per la loro implementazione, come ad esempio i contatti tra Pristina e Belgrado, la riforma di EULEX e il trattamento del regime dei visti.

Serrate restano le consultazioni tra la Commissione e le autorità kosovare per assicurare l’effettività del supporto offerto dall’Unione. Come evidenziato in un recente rapporto dell’European Court of Auditors, uno stretto coordinamento tra Commissione e EULEX (volta ad implementare il ruolo delle leggi in Kosovo) risulta essere di particolare rilievo per la buona riuscita dell’operazione. La posta in gioco resta rilevante, ossia la fattibilità di un Accordo di Associazione e Stabilizzazione Ue-Kosovo ed di un regime dei visti più permissivo per l’accesso dei kosovari nel territorio dell’Unione.

Fin dal 2007, i paesi candidati a far parte dell’Unione hanno ricevutofinanziamenti e supporto attraversoil lo strumento IPA, per un totale nel quinquennio 2007-2013 di circa 11,5 miliardi di euro. Il meccanismo di pre-accesso è di norma formato da cinque componenti, una dedicata all’assistenza alla transizione e alla costruzione delle istituzioni, la seconda che mira alle possibilità offerte dalla cooperazione transfrontaliera, la terza allo sviluppo della regione, la quarta allo sviluppo del capitale umano, ed infine l’ultima che ha come obiettivo lo sviluppo rurale.

L’esecutività dell’aiuto volto al pre-accesso all’Unione supervisionato dallo strumento IPA, inizia con la definizione da parte della Commissione, delle proprie intenzioni in termini di disponibilità finanziaria di massima. Prosegue con l’adozione di strategie basate sui bisogni specifici del paese, stabiliti nel caso del Kosovo durante le scorse settimane, quando hanno preso forma le priorità dell’assistenza finanziaria per il triennio 2011-2013. Il passo successivo è costituito dalla preparazione, con il concorso dei beneficiari, di programmi che scandiscano il flusso annuale dei finanziamenti. Infine, le manovre stabilite saranno implementate attraverso progetti di respiro regionale.

L’impegno dell’Unione verso il Kosovo si è integrato negli aiuti internazionali a partire dal 1999. L’Ue sia attraverso i suoi Stati membri, che mediante le proprie istituzioni – Commissione in primis – svolge un ruolo fondamentale nella ricostruzione e nello sviluppo del Kosovo. L’Ue è infatti il maggiore finanziatore sia nell’assistenza del Kosovo, che nella ricostruzione della regione del sud-est europeo. Il Kosovo, in particolare ha ricevuto negli ultimi 13 anni circa 2 miliardi di euro, inizialmente focalizzati nel fronteggiare l’emergenza della ricostruzione; in seguito, volti ad incoraggiare lo sviluppo di istituzioni stabili e una crescita economica sostenibile, in linea con i canoni dell’Unione.

Gli Stati membri che mantengono una propria rappresentanza in Kosovo sono attualmente 17 – tra ambasciate ed liaison office – supportati da numerose organizzazioni non governative attive sul territorio. Nel 2010, nel corso del Consiglio Europeo di dicembre, l’Unione ha ribadito la chiara prospettiva europea del Kosovo e della regione dei Balcani Occidentali, mantenendo il proprio impegno nell’assicurare la stabilità attraverso la Politica Europea di Sicurezza e Difesa (ESPD) con particolare responsabilità nel rafforzare il ruolo del diritto nell’area, garantendo la presenza di un inviato speciale per il Kosovo e contribuendo all’operato dell’International Civilian Office. In quest’ottica, la Commissione europea assiste agli sforzi di riforma con raccomandazioni e aiuti, secondo le direttive stabilite dal Consiglio dell’Unione per raggiungere gli obiettivi enunciati nella European Partnership for Kosovo.

A seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, l’Ufficio di Collegamento della Commissione europea assieme alle rappresentanze degli Stati membri si sono fusi in un unico European Union Office in Kosovo. Quest’ultimo, svolge un ruolo sostanziale nell’ambito dell’agenda europea per il Kosovo, con lo scopo di promuovere l’avvicinamento di questo territorio all’Unione. Come parte integrante del Servizio Relazioni Esterne dell’Unione (composto da diplomatici nazionali distaccati dagli Stati membri dell’Unione) e della Rappresentanza della Commissione europea a Pristina, l’Ufficio promette un permanente supporto politico-tecnico alle autorità governative kosovare, garantito dalle istituzioni europee, riportando direttamente all’organo intergovernativo dell’Unione – ossia il Consiglio – dove sono rappresentati i 27 Stati membri, attraverso il ruolo dell’Alto Rappresentante e vice-presidente della Commissione attualmente ricoperto da Catherine Ashton.

La Missione europea per l’implementazione del diritto in Kosovo (EULEX) costituisce, da parte sua, la più grande missione civile avviata nell’ambito della Politica Europea di Sicurezza e Difesa. Il suo scopo principale è di assistere e supportare le autorità kosovare nell’implementazione delle norme esistenti e nella creazione di nuova legislazione soprattutto nel settore delle forze di polizia e giudiziario.