
Considerando la sempre maggiore centralità di infrastrutture critiche sottomarine, come oleodotti, gasdotti, cavi in fibra ottica, e la loro vulnerabilità ad attacchi convenzionali e non convenzionali ci si chiede oggi se l’Unione Europea sia pronta per difendere la propria infrastruttura sottomarina.
Dalla fine del 2022, quando il sabotaggio dell’oleodotto Nord Stream 2 (che non era mai stato commercialmente attivo) espose la vulnerabilità dell’infrastruttura sottomarina europea, l’UE ha adottato una serie di misure per far fronte a questa criticità. Il 14 dicembre del 2022 il Parlamento ed il Consiglio europeo emanarono la direttiva (UE) 2022/2557 relativa alla resilienza dei soggetti critici (Critical Entities Resilience, CER) entrata in vigore nel gennaio del 2023. L’IT Security Magazine evidenzia come questo provvedimento ridefinisce la prospettiva europea in materia passando da un modello centrato sulla protezione ad uno basato sulla resilienza. La rivista italiana rileva come la direttiva ampli notevolmente il perimetro delle infrastrutture critiche, che la precedente Direttiva 2008/114/CE circoscriveva ai soli settori del trasporto e dell’energia, individuando undici settori strategici: energia, trasporti, settore bancario, infrastrutture dei mercati finanziari, sanità, acqua potabile, acque reflue, infrastrutture digitali, pubblica amministrazione, spazio, e produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti, riporta Euronews.
Successivamente, il 10 marzo 2023 la Commissione europea e l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (all’epoca Josep Borrell) adottarono una comunicazione congiunta su una strategia rafforzata dell’UE in materia di sicurezza marittima, riconoscendola come vitale per l’Unione e i suoi Stati membri, la cui economia dipende in gran parte da un oceano sicuro. Sul sito della Commissione europea si legge che, dall’adozione nel 2014 della Strategia dell’UE per la sicurezza marittima, le minacce e le sfide si sono moltiplicate (alle attività illecite di lunga data, quali la pirateria, il traffico di esseri umani, di armi e stupefacenti, si vanno ad aggiungere la crescente competizione geopolitica, i cambiamenti climatici, il degrado dell’ambiente marino e gli attacchi ibridi e informatici) rendendo necessarie nove strategie ed azioni più incisive. In questo contesto la Strategia europea di sicurezza marittima (EUMSS) aggiornata veniva a rappresentare un quadro di riferimento che consente all’UE di agire per proteggere i propri interessi in mare, nonché i propri cittadini, i propri valori e la propria economia. Come riportato sul sito della Commissione, la comunicazione congiunta e il relativo piano d’azione specificavano diverse azioni integrate che avrebbero consentito di perseguire gli interessi dell’UE, che dal canto suo avrebbe intensificato i suoi sforzi nell’ambito di sei obiettivi strategici:1) Intensificare le attività in mare; 2) Cooperare con i partner; 3) Guidare le attività di sensibilizzazione sul dominio marittimo; 4) Gestire rischi e minacce; 5) Potenziare le capacità; 6)Potenziare le capacità.
Nel febbraio 2024, come si può leggere sul sito della Commissione europea, veniva emanata una raccomandazione europea che delineava una serie di azioni a livello nazionale e a livello dell’UE, il cui obiettivo era rafforzare la sicurezza e la resilienza dei sistemi di cavi sottomarini, ed i cui punti chiave erano: 1) Migliorare il coordinamento; 2) Miglioramento della governance; Aumento dei finanziamenti.
Nel marzo dello stesso anno in un articolo caricato sul sito della Commissione, presentando dei progetti finanziati dall’European Defence Foud (EDF), si sottolineava come la protezione delle infrastrutture critiche, in particolare quelle sottomarine (la cui protezione presenta sfide particolari a causa di ambienti remoti e ostili, che vanno ad ostacolare un monitoraggio efficiente, la loro manutenzione ed una risposta tempestiva alle minacce), diventasse curiale in un contesto di sicurezza in continua evoluzione. Il sito presentava due piani finanziati con i fondi dell’EDF per lo sviluppo di tecnologia di rilevamento a fibra ottica come il progetto CASSATA (Covert and Advanced multi-modal Sensor Systems for tArget acquisition and reconnAissance) che vede coinvolto un consorzio di 27 organizzazioni provenienti da nove paesi (Italia, Grecia, Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Austria e Belgio) e mira allo sviluppo di tecnologie di rilevamento occulto (ovvero strumenti diagnostici in grado di identificare tracce invisibili ad occhio nudo) dai sensori ai software per il loro funzionamento incluse le soluzioni digitali che ne consentono il funzionamento nei sistemi di piattaforme multisensore, ed il progetto SCUALE (Sustainable Components for Underwater Acoustics using Lead-free materials in Europe) che coinvolge 14 organizzazioni provenienti da 8 paesi (Italia, Germania, Francia, Danimarca, Belgio, Slovenia, Norvegia e Paesi Bassi)il cui obbiettivo principale (come si legge nella scheda di presentazione sul sito) è quello di avviare almeno una catena di approvvigionamento europea di materiali piezoelettrici (ovvero quei materiali che sono in grado di trasformare una pressione o una vibrazione meccanica in energia elettrica, effetto diretto, oppure di deformarsi quando ricevono una scarica elettrica, effetto inverso) senza piombo adatti per applicazioni militari di acustica subacquea.
La comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza (Kaja Kallas) fu presentata il 21 febbraio 2025 a Helsinki da Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, e, come riportato da un comunicato stampa sul sito della Commissione, introduceva una serie di misure per il rafforzamento della resilienza di questa infrastruttura critica. Sul sito si legge che la comunicazione è concepita per fornire supporto a tutti gli Stati membri, con le misure principali che includono: 1) Prevenzione; 2) Rilevamento; 3) Risposta e recupero; 4) Deterrenza. Queste azioni strategiche, continuava il comunicato, sono complementari alle attività già esistenti della NATO e supportano gli sforzi nazionali e regionali.
In base al comunicato stampa, la comunicazione congiunta prevedeva che l’Alto rappresentatane e la commissione presentassero prima della fine del 2025, tra le altre cose, una mappatura la mappatura delle infrastrutture di cavi sottomarini esistenti e pianificate, una valutazione coordinata dei rischi relativi ai cavi sottomarini, una serie di strumenti per la sicurezza dei cavi con misure di mitigazione e un elenco prioritario dei progetti di cavi di interesse europeo. Nell’ottobre 2025 fu presentata la relazione che mappava l’infrastruttura dei cavi sottomarini dell’UE, descrivendo in dettaglio le valutazioni dei rischi e le prove di stress redatta da un gruppo informale di esperti.
Sul sito si legge anche che il rapporto presentato ad ottobre dello scorso anno forniva una panoramica completa del mercato e delle politiche riguardanti le infrastrutture dei cavi sottomarini nell’Unione Europea. E ancora che il Centro europeo di competenza per la cibersicurezza (ECCC) aveva pubblicato un invito a presentare proposte da 10 milioni di euro dedicato alla creazione di hub via cavo regionali (si tratta del primo invito di una serie che avrebbe coperto arco temporale di tre anni e riguardato proposte per dedicate agli hub per un valore complessivo di 21 milioni di euro, con l’UE che cofinanzierà fino al 70% dei costi per la creazione di questi poli). Sul sito della Commissione si legge che l’obiettivo è il finanziamento di un hub per bacino marittimo e che i poli regionali dovrebbero provvedere al monitoraggio e l’individuazione delle minacce ai cavi sottomarini, occuparsi dell’ aggregazione dei dati e delle informazioni pertinente, ed infine dovrebbero sviluppare tramite IA un’analisi delle minacce al fine di definire un quadro della situazioni quasi in tempo reale consentendo la riposta più rapida in caso di incidenti.
Nel febbraio 2026 ha poi fatto seguito un rapporto che, come si legge sul sito della Commissione, proponeva il cosiddetto pacchetto di strumenti per la sicurezza dei cavi che raccomandava una serie di misure per affrontare gli scenari di rischio identificati, ed indicava aree da prioritizzare per i finanziamenti pubblici europei.
Il 23 giugno 2026, un comunicato stampa della Commissione annuncia che questa concerà 5,8 milioni di euro per la creazione de primi due hub di cavi regionali, uno nel Mar Baltico (finanziato con 2,5 milioni e coordinato dalla Finlandia insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia) con l’obiettivo di rafforzare i meccanismi regionali (potenziando i centri operativi di sicurezza nazionali e transfrontalieri, le piattaforme per la condivisione delle informazioni) di sorveglianza e risposta, ed uno nel Mediterraneo (finanziato con 3,3 milioni di euro e coordinato dall’Italia insieme a Grecia, Cipro e Malta) che combinerà procedure condivise e strutture decisionali con una piattaforma tecnologica federata, consentendo lo scambio di informazioni quasi in tempo reale, il rilevamento delle anomalie e la risposta coordinata agli incidenti a livello transfrontaliero. Il comunicato inoltre lanciava un invito a presentare proposte da 40 milioni di euro (finanziate attraverso il Meccanismo per collegare l’Europa – MCE digitale) con l’obiettivo di implementare moduli adattabili. L’iniziativa sarà focalizzata sul Mediterraneo e sull’Atlantico con i moduli che saranno posizionati strategicamente per servire i due bacini, e potranno essere installati e dispiegati rapidamente dalle navi di riparazione esistenti, su richiesta dei nuovi poli di sorveglianza regionali o di altre autorità competenti. Inoltre, la Commissione ha annunciato che nel prossimo autunno sarà pubblicato un nuovo invito per la creazione di hub regionali di cavi in bacini marittimi non ancora coperti o per l’adesione di altri Stati membri ai due hub regionali di cavi di nuova istituzione.
A ciò si vanno ad aggiungere i progetti sviluppati all’interno del framework europeo per la collaborazione militare e di difesa PESCO (Permanent Structured Cooperation) in particolare: il progetto CISIP (Critical Seabed Infrastructure Protection), coordinato dall’Italia, concepito come un sistema di sistemi (SoS) che come si legge sul sito della Marina Militare Italiana, mira ad incrementare le capacità dei Paesi UE di implementare un set di capacità, stratificato per profilo e finalità operativa, da dedicare alla protezione delle infrastrutture critiche subacquee da eventi naturali, attacchi intenzionali e sabotaggi deliberati, sfruttando al meglio la sinergia e gli standard delle attuali e future tecnologie industriali relative al comando e controllo (C2), agli Underwater Vehicle (UUV)/Remote operative Vehicle (ROV) e ai possibili sistemi di comunicazioni nella dimensione underwater (secondo il sito della Marina la roadmap per il 2026prevede di raccogliere e selezionare le attuali tecnologie esistenti per testarle in una Operational Experimentation OPEX dedicata che si svolgerà a novembre); il progetto MSV (Modular Seabed Vessel) che coinvolge Italia e Francia con quest’ultima nel ruolo di coordinatore, e punta alla creazione di un un’imbarcazione d’alto mare in grado di trasportare e dispiegare simultaneamente almeno un veicolo sottomarino a comando remoto (ROV) e un veicolo sottomarino autonomo (AUV) per operazioni sui fondali marini fino a una profondità di 6000 metri; il progetto DIVEPACK (Deployable Modular Underwater Intervention Capability) coordinato dall’Ungheria ed ha l’obiettivo di un sistema ad alta prontezza operativa, strategicamente schierabile, in grado di fornire una risposta completa ad un’ampia gamma di scenari subacquei (sia in mare che in acque interne) all’interno o all’esterno dell’UE, attraverso lo sviluppo di moduli di missione containerizzati di dimensioni standard, specializzati e trasportabili via terra/aria/mare, gestiti da personale qualificato; ed il progetto MUSAS (Maritime Unmanned Anti-Submarine System) si propone di sviluppare e fornire un’architettura avanzata di comando, controllo e comunicazioni (C3) per la guerra antisommergibile, sfruttando tecnologie all’avanguardia e punta al rafforzamento della protezione delle infrastrutture sottomarine di alto valore, nonché dei sistemi energetici marittimi, garantendo una risposta rapida con livelli di forza adeguati in caso di intrusione o minaccia alle linee di comunicazione marittime.
Per rispondere alla nostra domanda iniziale, quindi, l’Unione Europea non è ancora pienamente pronta né autonoma nel difendere le proprie infrastrutture subacquee, ma sta accelerando rapidamente per colmare gravi lacune operative. Sebbene l’UE stia lanciando importanti strategie legislative, tecnologiche e di finanziamento, la protezione effettiva di migliaia di chilometri di cavi e gasdotti rimane frammentata. La sicurezza sul campo dipende ancora in larga misura dalle singole marine militari nazionali e dal supporto strategico dell’Alleanza Atlantica.
G.C.L.
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