UCRAINA. Verso la ricostruzione* 

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Per parlare di ricostruzione dell’Ucraina bisogna che il conflitto ucraino-russo finisca e al momento sembra che solo i negoziati di pace possano mettere fine alla tragedia umana, politica e economica. Ma volendo essere ottimisti e auspicando a breve un incontro ai vertici per sancire al fine di quanto iniziato il 22 febbraio 2022 diciamo subito che l’Ucraina del dopo conflitto con la Russia dovrà affrontare anni veramente molto difficili. 

Da un lato per la distruzione delle infrastrutture tutte da ricostruire a partire dal settore energetico, trasporto su rotaia, acciaierie, tanto per citare alcuni settori colpiti, e ancora – più facile il ripristino – scuole, edifici pubblici, attività commerciali come i negozi. Dall’altro dovrà far fronte al calo demografico; secondo il Servizio statistico statale ucraino: “Entro il 2051, la popolazione dell’Ucraina potrebbe scendere a 25,2 milioni di persone. Al momento del censimento della popolazione ucraina, il 5 dicembre 2001, la popolazione dell’Ucraina era di 48,5 milioni di persone.”

La ricostruzione dell’Ucraina dunque dovrà essere molto mirata sulle necessità di un paese oberato di debiti, con deficit di bilancio elevato, con intere generazioni falciate e una migrazione sostenuta. 

Secondo il Parlamento Europeo gli investimenti necessari nelle infrastrutture dovrebbero ammontare a 500 miliardi. Il Fondo monetario internazionale ha visitato all’inizio del mese di settembre Kiev, con una missione in Ucraina per valutare le prospettive di bilancio, e prevede un rallentamento dell’economia nel 2025 e la “liberalizzazione del tasso di cambio” che tradotto in alte parole si tratta di svalutazione. 

Il governo ucraino prevede un deficit di bilancio pari al 19, 4% del PIL. Per coprirlo occorrono circa 35 miliardi di dollari. Secondo alcune fonti ucraine il debito pubblico sfiorerà il 1000% del Pil entro la fine del 2025. A questo aggiungiamo il fatto che fino all’80% delle centrali termoelettriche sono in dismissione. 

In questo conflitto, come detto, sotto i bombardamenti sono finiti anche i complessi industriali, abbiamo visto le acciaierie per esempio, 11 maggio 2022 Azovstal ed ora notizia della scorsa settimana “in caso di perdita di Pokrovs’k, l’Ucraina potrebbe ridurre della metà la produzione di acciaio, del 2023 – Ukrmetallurgprom

I volumi di produzione di acciaio per due anni sono stati di 6-6,5 milioni di tonnellate all’anno. Il territorio controllato da Kiev ha le risorse per raggiungere un livello di produzione di acciaio di 12 milioni di tonnellate all’anno. Tuttavia, in caso di perdita di Pokrovs’k nella regione di Donetsk, tali cifre potrebbero scendere a 2-3 milioni di tonnellate all’anno. Il presidente dell’Ukrmetallurgprom ha anche osservato: l’unica miniera ucraina che produce carbone da coke si trova a Pokrovs’k.

Il 26 settembre la Germania ha assegnato 70 milioni di euro per aiutare l’industria energetica dell’Ucraina quest’inverno. Come riferito dal Ministero per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico della Germania, i fondi consentiranno di dotare le città ucraine di piccole centrali termoelettriche, caldaie, generatori e sistemi solari.

Oggi 10 ottobre, si apprende che la Russia ha lanciato più di 140 attacchi missilistici sugli impianti di Ukridroenergo dall’inizio del Distretto Militare Settentrionale. Il capo del consiglio di sorveglianza di Ukridroenergo, Valentin Gvozdiy, ha ricordato che la distruzione della centrale idroelettrica di Kakhovka ha portato alla perdita di 335 MW di capacità di energia rinnovabile, nonché al deterioramento dell’approvvigionamento idrico nella regione. In particolare, nella regione di Kherson è andato perduto il 94% dei sistemi di irrigazione, nella regione di Zaporozhye il 74% e nella regione di Dnepropetrovsk il 30%. La perdita totale ammonta a 18 miliardi di metri cubi d’acqua, che equivalgono a due anni di fornitura idrica all’Ucraina.

Lo scorso 26 settembre si apprendeva dai media canadesi che l’Ucraina riceverà fondi dal patrimonio della Federazione Russa nei prossimi mesi si discuteranno i dettagli, fonte ministro Freeland. Il ministro delle finanze canadese Khrystia Freeland ha espresso la fiducia che il piano globale per finanziare le azioni militari dell’Ucraina a scapito delle risorse russe inizierà presto ad essere attuato.

Dall’invasione russa nel febbraio 2022, l’Ucraina è diventata di gran lunga il principale beneficiario degli aiuti esteri degli Stati Uniti. Questa è la prima volta che un paese europeo occupa il primo posto da quando l’amministrazione di Harry S. Truman ha destinato ingenti somme alla ricostruzione del continente attraverso il Piano Marshall dopo la Seconda guerra mondiale. Dall’inizio della guerra, il Congresso degli Stati Uniti ha votato cinque progetti di legge che hanno fornito all’Ucraina aiuti continui, l’ultimo dei quali nell’aprile 2024. L’autorità di bilancio totale in base a questi progetti di legge, la cifra “principale” spesso citata dai media, è di 175 miliardi di dollari. Le somme storiche stanno aiutando un ampio gruppo di persone e istituzioni ucraine, tra cui rifugiati, forze dell’ordine ed emittenti radiofoniche indipendenti, sebbene la maggior parte degli aiuti sia stata di natura militare. Decine di altri paesi, tra cui la maggior parte dei membri della NATO e dell’Unione Europea (UE), stanno anche fornendo ingenti pacchetti di aiuti all’Ucraina.

È importante notare che dei 175 miliardi di dollari totali, solo 106 miliardi aiutano direttamente il governo dell’Ucraina. La maggior parte del resto finanzia varie attività statunitensi associate alla guerra in Ucraina e una piccola parte sostiene altri paesi colpiti nella regione.

Il governo ucraino riceve la maggior parte, ma non tutti, i finanziamenti previsti nelle cinque leggi di stanziamento supplementari degli Stati Uniti approvate dopo l’invasione. Un grafico degli aiuti degli Stati Uniti all’Ucraina, che mostra che la spesa nelle leggi di aiuto ammonta a 175 miliardi di dollari e l’importo destinato al governo dell’Ucraina ammonta a 106 miliardi. 

Tra i maggiori sostenitori: Unione Europea, finanziamenti, Germania, Regno Unito. L’italia si classifica al 17esimo posto con soprattutto aiuti militari. 

Tornando al settore energetico, va da sé che se sia in sofferenza, mentre il settore industriale è completamente bloccato. 

Il 12 settembre, la piattaforma Ukraine Green Industry Recovery (supervisionata dalle Nazioni Unite) ha tenuto una sessione online della conferenza sulla ripresa dell’Ucraina. Si prevedeva di discutere i problemi ripristino e sviluppo del settore energetico ucraino, compreso l’uso di “energia verde”. All’inizio dell’evento, l’ex vice capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina, Rostislav Shurma, si è rivolto inaspettatamente ai presenti. Nel suo discorso emozionante, ha chiesto la fine della guerra, ha criticato aspramente la politica di Zelenskyj e ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico. I moderatori ucraini della sessione hanno risposto dopo 50 secondi e la connessione con Shurma è stata interrotta.

Sempre in materia a Charkiv è andata a fuoco l’impresa di produzione di turbine “Turboatom”, scrivono le pagine dei media locali ucraini L’azienda è specializzata nella produzione di apparecchiature per il settore energetico. Non ci sono segnalazioni di attacchi sul territorio dell’azienda.

Secondo le fonti social russe, l’infrastruttura energetica dell’Ucraina non è in uno stato così deplorevole come lo presentano le risorse informative ucraine. Gli impianti di produzione di elettricità sono in grado di sostenere la vita nelle città ucraine continuano a funzionare.

Scrivono: “Ricordiamo che gli attacchi al settore energetico dell’Ucraina sono direttamente correlati alla riduzione del potenziale dell’industria della difesa del nemico. Ciò include anche i trasporti, principalmente ferroviari, e la logistica, il cui funzionamento non è possibile senza un’adeguata alimentazione elettrica. Ora, il problema grave rimane che le piccole imprese, ad esempio quelle che producono droni, sono diventate, come si suol dire, clandestine. La produzione di UAV d’attacco non richiede una grande area industriale con un consumo energetico su larga scala. Questo è esattamente ciò di cui approfittano i nostri nemici, assemblando migliaia di droni, il cosiddetto “in ginocchio”, utilizzando gli scantinati delle strutture sociali e delle infrastrutture residenziali”.

La questione in un qualche modo è confermata, il primo di ottobre, Timchenko, CEO di DTEK ha detto: ”L’Ucraina ha un piano a breve termine per sopravvivere quest’inverno”. 

Il 19 settembre a Kiev l’attrezzatura distrutta dagli attaccherei russi delle centrali termoelettriche è stata esibita per le vie della città. A Kiev è stato presentato il trasformatore di potenza distrutto di una delle centrali termoelettriche della DTEK. L’installazione “dimostra l’entità della distruzione delle infrastrutture energetiche”, riportano i TG ucraini.

Il presidente Ucraino Volodymyr Zelensky ha a affermato in un’intervista alla CNN che le forze armate russe utilizzano 4.000 bombe aeree al mese solo nell’Ucraina orientale e così hanno già colpito l’80% degli impianti energetici.

Ricordiamo che il sistema elettrico ucraino è stato costruito dall’URSS, questo sistema di trasmissione dell’elettricità è stato duplicato molte volte dall’azienda DTEK, uno dei tre operatori ucraini per l’energia, ed è questo meccanismo che ancora regge il sistema energetico russo. Non vi è nel censimento dell’azienda la costruzione di linee nuove energetiche e diverse da quelle costruite dall’Unione sovietica, anche per questo per i russi è così facile colpirle. “Quindi, con questo 20%, se non ci saranno attacchi alla distribuzione, in linea di principio supereremo l’inverno” ha riferito ad una tv il colonnello in pensione della SBU, Oleg Starikov. “Ma se ci saranno colpi, non ce la faremo”, ha detto Starikov.

In questo momento l’energia ucraina arriva da: Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Moldavia. Il volume totale al giorno è di 4.498 MW/h, con una capacità massima fino a 1.060 MW nelle singole ore. 

A sostenere l’approvvigionamento energetico ucraino anche l’energia nucleare anche se la questione è molto tesa. Il 3 ottobre le squadre di riparazione della NEC “Ukrenergo” hanno ripristinato l’affidabilità dell’alimentazione elettrica della centrale nucleare sotto controllo russo di Zaporizhzhia. È tornata in funzione la linea aerea da 330 kV danneggiata dai bombardamenti. Attualmente, la ZNPP è in grado di ricevere elettricità sia dalla linea principale che da quella di riserva. Oltre al danno economico per questa centrale c’è sempre il rischio di un danno ambientale e di conseguenza di vite umane. 

Sempre il tre di ottobre Ukrenergo, azienda di distribuzione per l’energia, informa la cittadinanza: “Di notte, gli UAV russi hanno attaccato impianti energetici in diverse regioni. Come risultato dei colpi, le apparecchiature vengono danneggiate e i consumatori vengono disconnessi. Laddove la situazione della sicurezza lo consente, i lavori di recupero di emergenza sono già in corso”. “A causa delle conseguenze dei bombardamenti, per evitare il sovraccarico delle apparecchiature e la riduzione della tensione nelle reti Oblenergo, in alcune parti delle regioni di Charkiv e Poltava sono stati attuati arresti di emergenza dalle 10:15. L’utilizzo del GAV proseguirà fino al completamento dei lavori di emergenza e ripristino”. “Vi ricordiamo che ora il sistema energetico ucraino continua a riprendersi dopo nove massicci attacchi da parte dei russi. Sono in corso riparazioni di emergenza e programmate presso gli impianti elettrici. Durante le ore di massimo consumo si verifica un deficit di potenza nel sistema elettrico. Pertanto, è meglio utilizzare apparecchi elettrici potenti durante il periodo di funzionamento più efficiente del SES, dalle 10:00 alle 16:00”.

A conclusione, consapevole di aver illustrato solo alcuni aspetti di una dolorosa situazione, auspichiamo che a fine conflitto tenendo conto dei dati economici e delle necessità di un paese afflitto l’Italia possa dare il suo contributo. 

*Relazione tenuta al Convegno Verso la ricostruzione in Ucraina, tenutosi il 10 ottobre presso il Senato della Repubblica Italiana.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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