UCRAINA. La Risposta di Lavrov alla missiva USA

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Gli Stati Uniti hanno risposto per iscritto alle richieste della Russia. E dal momento del ricevimento della delegazione USA in Russia i toni della comunicazione russa sono nuovamente tornati, duri, ma aperti.

Sergej Lavrov, ministro per gli Esteri ha dichiarato che: «Gli Stati Uniti non hanno risposto alla domanda principale: di non espandere la NATO a est; Il contenuto della risposta permette di aspettarsi una conversazione seria, ma su questioni secondarie; La dichiarazione di Istanbul e Astana dell’OSCE sancisce l’impegno di ogni paese a non rafforzare la propria sicurezza a spese di altri stati; la NATO bypassa queste dichiarazioni e glissa deliberatamente su questo principio e non lo menziona; La Russia invierà richieste ufficiali ai paesi della NATO perché ignorano le loro disposizioni. L’introduzione di sanzioni finanziarie ed economiche contro la RUSSIA equivarrà alla rottura delle relazioni». In merito al riconoscimento delle Repubbliche autonome di DPR e LPR Lavrov si è così espresso: «Contraddice gli accordi di Minsk, Kiev deve essere costretta a rispettare gli accordi, poi tutto sarà in ordine».

E questo è ancora una volta il punto: Kiev deve rispettare gli accordi di Minsk che da due anni finge non esistano. Il gruppo o Format di Normandia che si è riunito a Parigi il 26 gennaio (ne fanno parte Francia, Germania, Ucraina, rappresentanti del Donbass) dopo otto ore di consesso si è chiuso con un rinvio di tutte le questioni a tra due settimane, in una nuova riunione che si terrà a Berlino. Nel frattempo il Capo di Stato Maggiore Ucraino è andato in visita ai militari della linea del fronte in Donbass.

Secondo il Vicedirettore del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Esteri russo Alexey Zaitsev la riunione di questa settimana del gruppo di contatto e dei suoi sottogruppi, che ha avuto luogo il 25-26 gennaio, ancora una volta non ha portato a nulla. I rappresentanti del governo ucraino, per lui, stanno sabotando apertamente il processo di negoziazione e si rifiutano di discutere le loro proposte su una soluzione politica con il Donbas.

Sempre Lavrov ha dichiarato alla stampa che: «Se Zelensky vuole discutere della normalizzazione delle relazioni con la Russia, siamo pronti, che venga a Mosca o Sochi, ma nel gruppo di contatto si dovrebbe discutere di Donbass». Medvedev ha dichiarato che: «Zelenskij porterà l’Ucraina alla rovina».

Nel frattempo si è appreso da Peskov, portavoce del Cremlino, che Putin troverà una forma e il tempo per esprimere la sua posizione sulla risposta degli Stati Uniti alle idee sulle garanzie di sicurezza. La Russia ha un nuovo concetto di politica estera. Putin ha invitato Lavrov a riferire i dettagli nel suo incontro con il Consiglio di sicurezza e ha leggermente svelato il segreto: il documento riflette cambiamenti significativi nelle relazioni internazionali che si sono verificati negli ultimi 5 anni

I temi nella comunicazione del 27 e 28 gennaio sono tornati ad essere se si riesce a portare il punto sul rispetto degli accordi di Minsk si può ancora fare un passo indietro. Su questa lunghezza d’onda anche gli Stati Uniti d’America. Il fatto è che qualcuno dovrebbe dirlo agli ucraini che a partire dal 27 gennaio hanno ripreso a sparare sul fronte del Donbass. Secondo un comunicato delle Milizie: «Alle 14.35, le formazioni armate dell’Ucraina hanno aperto il fuoco di un SPG-9 e di una mitragliatrice pesante dalla direzione dell’insediamento dell’insediamento. Troitskoye nell’insediamento Veselogorovka, con conseguente morte di un militare del NM LPR».

E proprio queste micce accese sulla linea del fronte possono portare a un conflitto. Kiev sembra voler innescare dei conflitti sulla linea del fronte per spingere i russi a riconoscere le due repubbliche del DPR e LPR , visto che in 720.000 hanno chiesto e ottenuto la cittadinanza russa e questo internamente da a Mosca l’opportunità di attaccare. Se ciò accade sono infranti gli accordi di Minsk e a quel punto non si torna indietro.

Intanto il Segretario Generale della NATO Stoltenberg ha dichiarato che non dispiegherà truppe in Ucraina ma sono in ampliamento le basi in Albania e Ungheria. In arrivo mille uomini in Romania, Polonia e Ungheria. Tutti atti che il Cremlino al momento registra come minacce alla sicurezza dei propri confini. Da ultimo a far storcere il naso a Mosca l’accordo siglato tra la NATO e la Moldavia. In Transinistria si parla di fine della neutralità dello stato moldavo; a Chisinau negano ma hanno aumenteranno il budget per gli armamenti.

Graziella Giangiulio