UCRAINA. La disinformazione accende le micce al confine

187

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj, e il suo entourage diplomatico dopo la consegna della missiva statunitense a Mosca hanno cominciato a rilasciare dichiarazioni secondo cui non ci sono evidenze di imminente attacco russo contro l’Ucraina. Attacco che i russi hanno sempre detto di non voler fare. Termini vaghi e accomodanti nei confronti della situazione e escalation di tensione delle ultime settimane.

Di contro però i carri armati ucraini sono stati dispiegati tra il 28 e il 30 gennaio lungo il confine del Lugansk. Secondo le autorità sia ucraine che del Donbass in una settimana sono morti due soldati ucraini e sei sono rimasti feriti. Un cittadino russo del Lugansk è stato colpito da un cecchino ucraino. Non solo, tra gli incidenti sulla linea del fronte rilevanti, che fanno capire la situazione: l’attacco e uccisione da parte di un militare ucraino contro i propri colleghi.

Fatto, questo, che ha portato alle dimissioni del capo della Guardia Nazionale Ucraina, di cui il milite faceva parte: cinque morti e cinque feriti; si apprenderà che il giovane originario delle regioni separatiste era bullizzato dai compagni d’arme e ad un certo punto ha imbracciato il fucile. Episodi come questo, anche se questo è uno dei più gravi, non sono isolati.

Dal lato moscovita le cose invece sono molto meno difficili, secondo i russi. I corrispondenti di Kommersant hanno visitato diversi posti di blocco in direzione di Kharkov e nei villaggi vicini. Nell’articolo si legge: «Attraversare il confine non è diventato più difficile, non ci sono più forze di sicurezza ai posti di blocco e i residenti locali vedono i lupi più spesso dei soldati. Il checkpoint automobilistico “Nekhoteevka” si trova sulla strada a quattro corsie Belgorod-Kharkov. Questo è uno dei posti di blocco più grandi sul confine russo-ucraino, ma ora non è affollato, come negli ultimi anni. La distanza da Belgorod e Kharkov è la stessa, 40 km ciascuna. L’autostrada ben pulita, un tempo molto frequentata dai residenti delle due città, ora è vuota: praticamente non c’è traffico. Il flusso è intenso solo per un breve tratto dal confine a diverse stazioni di servizio russe: enormi jeep con targa ucraina fanno benzina». Sostanzialmente a viaggiare sono gli ucraini che pagano in Russia la benzina molto meno che in Ucraina.

Ma la calma è solo apparente. In Ucraina sono arrivati addestratori americani, della Guardia Nazionale, 200; stesso dicasi per i canadesi e i SAS britannici in arrivo sono circa 600. Al momento gli aerei da trasporto pesante statunitensi e britannici hanno effettuato almeno 15 voli in Ucraina dalla seconda metà di gennaio per fornire armi e attrezzature militari. I britannici sono concentrati a Leopoli; mentre gli americani sono stati avvistati lungo la linea del fronte area di Lugansk e Donetsk. E presto arriveranno le armi dalla Repubblica Ceca, addestratori dalla Polonia.

Per quanto riguarda la presenza Usa, soldati della Guardia Nazionale della Florida sono stati visti in un poligono di tiro a Lviv, vicino al confine dell’Ucraina con la Polonia, il 30 gennaio, mentre addestravano le forze di Kiev a usare le M141 Bunker Defeat Munitions – circa 100 delle quali sono state inviate da Washington come parte delle spedizioni di aiuti militari volte a scoraggiare un attacco russo. I razzi ‘Bunker buster’ sono progettati per far saltare in aria postazioni di cemento, mattoni e sacchi di sabbia, e sono stati utilizzati dagli Stati Uniti dal 1999. Gli Stati Uniti hanno mantenuto una presenza militare in Ucraina dal 2015, e hanno il compito di fornire formazione e supporto alle forze armate del paese.

Ma a preoccupare ora sono le campagne mediatiche che potrebbero mettere l’Ucraina o la Russia in una posizione scomoda, al punto tale da voler far passare la propaganda di un’attacco come una finta aggressione e far scattare così la reazione dell’avversario.

Il colonnello Y.V. Leshchenko, capo del dipartimento della Repubblica Popolare di LNR , ha rilasciato una dichiarazione il 31 gennaio secondo cui la leadership militare e politica ucraina continua a preparare attivamente l’aggressione contro le Repubbliche popolari: «Il dispiegamento di unità di combattimento e di attrezzature militari nelle aree popolate del territorio controllato dalle forze armate ucraine è in corso. La nostra intelligence è riuscita a ottenere informazioni affidabili su una campagna d’informazione speciale dal nome in codice “CRUSHING SWORD”, sviluppata dai servizi speciali ucraini con il sostegno dei servizi speciali occidentali. Lo scopo di questa campagna è quello di ingannare il pubblico mondiale e accusare le Repubbliche popolari e la Federazione russa di aggressione contro l’Ucraina. Le forze di operazioni psicologiche ucraine hanno il compito di seminare il panico tra la popolazione e i difensori delle Repubbliche popolari. Tale campagna sarebbe divisa in tre fasi. A quanto pare a tale scopo ci sarebbero già, sulla linea del fronte nella 24a brigata meccanizzata, i rappresentanti dei canali televisivi come ICTV, Ukraine e 1+1 e stanno preparando attivamente i suddetti film drammatici sotto il controllo dei militari della 74a Brigata Centro di combattimento nel poligono di tiro nel villaggio di Nykolayivka».

Dall’altra parte in Ucraina proprio il 31 gennaio il Ministero per gli Interni, ha indetto una conferenza stampa per spiegare un arresto del 30 gennaio di un gruppo di persone, da parte della polizia ucraina. Secondo le forze dell’ordine, stavano pianificando di organizzare rivolte di massa nel paese. Il capo del ministero degli Affari interni dell’Ucraina, Denis Monastyrsky, ha affermato che il gruppo specificato aveva pianificato una rissa di massa organizzata, rivolte, nel quartiere dove ha sede il governo. Rivolte che avrebbero dovuto coinvolgere 5.000 persone, di cui 1.500 erano un distaccamento di “titushki” (teppisti), che, tra le altre cose, avrebbero dovuto combattere con le forze dell’ordine. Oltre a Kiev, tali provocazioni avrebbero avuto luogo nelle regioni di Chernihiv, Sumy, Poltava e Cherkasy. Cioè, nelle zone di confine. Anche in questo caso la rivolta doveva essere in tre fasi. Il gruppo, secondo il Ministero, si comportava come i nazionalisti ma dietro ci sarebbero i russi. Di fatto in manette sono finiti solo due ucraini. A riprova delle parole di Monastyrsky presentato alla stampa un video in cui i due ucraini pianificavano gli attacchi.

Il dato reale è che tutti sono in attesa del prossimo incontro del gruppo o Format di Normandia, che ci sarà la prossima settimana a Berlino e dove si auspica che l’Ucraina rispetti gli accordi di Minsk, siglati due anni fa, per il bene dell’Ucraina e dell’Europa. La richiesta non viene solo dalla Russia, ma anche dagli Stati Uniti che su carta hanno detto che se Kiev non rispetterà gli accordi cominceranno a sanzionare alcuni uomini di spicco ucraino.

L’atro dato da monitorare, è un’altra data: il 14 febbraio quando alla Duma di Stato, per ora chiusa per Covid, tutti lavorano dalle proprie regioni a distanza, si potrebbe discutere del riconoscimento delle repubbliche autonome di Lugansk e Donetsk. A rendere difficile il rapporto Ucraina-Russia la pubblicazione dell’ordine del Presidente della Federazione Russa di fornire pagamenti sociali ai residenti della parte temporaneamente occupata delle regioni di Donetsk e Lugansk attraverso il portale russo “Gosuslugi”, azione considerata come un’altra violazione della sovranità dell’Ucraina.

Infine la Rada, il parlamento ucraino, per rispondere alle provocazioni russe, ha approvato il progetto di legge n. 6302, che modifica la legge sulla resistenza nazionale. Ora le unità volontarie di difesa territoriale hanno il diritto di armarsi non solo con armi leggere, ma anche con altri tipi di armi. Dobbiamo supporre che questo includa i MANPADS e i PTRC.

A questo punto si rischia che a parlare sui confini russo-ucraini ci siano i proiettili oltre che le campagne mediatiche di disinformazione.

Graziella Giangiulio