L’ucraina rischia la guerra civile

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ITALIA -Roma. 25/02/14. La piazza centrale di Kiev in fiamme, i cecchini sui tetti, 100 morti e 2.000 feriti (fonti AGC) hanno risvegliato gli animi europei e attirato l’attenzione sull’Ucraina. L’Inghilterra ha deciso di scendere in campo e l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Catherine Margaret Ashton, ha deciso di occuparsi della questione.

Quello che non tutti sanno, che oggi, più di ieri, questo grande paese confine dell’Europa orientale con la Russia rischia la guerra civile. Lo dicono gli ucraini. Fonti AGC dicono che lontano dai riflettori nel cuore del Paese, alla periferia delle grandi città e nelle città stesse, ma lontano da Kiev, si registrano sempre più spesso fenomeno di banditismo. Collegati alla povertà e alla rabbia e non al desiderio di essere liberi e svincolati dalla madre Russia o mossi da sentimentalismo europeo. 

Non solo, la polizia nelle città lontano da Kiev, vedi Leopoli, non sa come affrontare le rivolte sempre più numerose nella parte Ovest dell’Ucraina. Le direttive da parte del governo centrale nona rivanno e quindi tutto è lasciato in mano ai singoli. Ci sono palazzi comunali occupati in tutta la parte Ovest del Paese.  Ai confini con la Romania e la Polonia. L’area più povera della Russia, dove non ci sono industrie e dove la disoccupazione è ai massimi storici. 

La grande Ucraina per estensione è due volte l’Italia ed ha circa 50 milioni di abitanti. Una volta era il granaio della Russia ma dopo l’esplosione della centrale atomica di Černobyl’ ha cominciato a dipendere dal punto di vista alimentare dall’estero. Ora più che mai si accentua poi quella differenza storico-culturale da cui poi è nata l’Ucraina. Rimane quindi una grande scissione tra Ovest filo europeo ed un Est filo russo, ed ancora un Ovest senza industrie e un Est ricco di insediamenti militari con e le industrie metallurgiche che si alimentano con le miniere del carbone. Infine la penisola autonoma della Crimea che ha in pancia la base militare russa che alimenta economicamente tutto l’indotto economico. Lì di Europa non vogliono sentir parlare e anzi scherniscono e vessano chi vuole aderire all’Europa. Inoltre nella penisola della Crimea vi sono i Tatari, popolazione di origine turca e musulmana a cui dell’Europa non interessa. 

Un Paese dunque, culla delle lingue slave, diviso culturalmente tra Ovest ed Est. Non solo la politica non ha mai tenuto in considerazione “l’altro” ma tende, a seconda delle simpatie, a schiacciare le richieste della parte di Paese che non l’ha votata. A dimostrazione di ciò, il fatto che la nuova classe dirigente al potere, per altro la stessa di prima ma senza presidente, ha pensato che la prima legge indispensabile per la “nuova Ucraina” è stata quella sull’abolizione dell’insegnamento della lingua russa come prima lingua nei territori a Est. Legge che ha incendiato gli animi e che ha portato subito a ostilità violente tra europeisti e non nell’Est europea. Infine, gli ucraini sono arrabbiati e frustrati perché i politici a partire da Yulia Timoshenko, Viktor Yanukovych e l’attuale presidente del Parlamento Oleksandr Turcinov appartenevano un tempo alla stessa parte politica. La stessa Timoshenko non è finita in carcere per motivi politici ma per appropriazione in debita e tangenti. Il timore del popolo e quindi da qui il rischio di una guerra civile se non si interviene e subito è che questa politica non sappia rispondere alle diverse esigenze dei filo europei e dei filo russi che condividono la stessa bandiera ma al momento non la stessa lingua e non la stessa cultura. I giovani ucraini via tweed raccontano di morti non censiti nei palazzi pubblici e di morti senza nome. Questo monta la rabbia che potrebbe esplodere e creare nuove rivolte.