TURKMENISTAN. Ashgabat dialoga con i talebani per salvare TAPI

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Il Turkmenistan è stato rapido nell’accettare la nuova realtà del vicino Afghanistan, come aveva già fatto nei mesi precedenti. Il 18 agosto, solo tre giorni dopo la capitolazione di Kabul, il console turkmeno a Mazar-i-Sharif, una delle ultime città tenute dal governo afgano, ha incontrato il capo nominato dai talebani della provincia di Balkh. Ciò che ha colpito di più non è stato il fatto che l’incontro sia avvenuto, ma quanto caldo e conviviale sembra essere stato il meeting. Il ministero degli Esteri turkmeno ha parlato in un comunicato di un incontro “positivo e costruttivo” e ha sottolineato “la natura fraterna” delle relazioni tra i paesi.

Un altro scambio ha avuto luogo lo stesso giorno tra i diplomatici turkmeni a Herat, che si trova più vicino al confine del Turkmenistan, e l’ufficio di rappresentanza dei talebani, riporta BneIntellinews.

Si tratta di freddo pragmatismo per entrambe le parti: per Ashgabat nei suoi rapporti con l’Afghanistan nulla è più importante delle assicurazioni sulla futura fattibilità del gasdotto Tapi. Muhammad Suhail Shaheen, uno dei portavoce dei talebani, recentemente, ha ricordato l’interesse dell’Emirato Islamico su questo e altri progetti: «L’Afghanistan è un ponte tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale», ha detto, parlando di come gli interessi della “connettività” sarebbero stati favoriti assicurando il completamento non solo del gasdotto Tapi, ma anche dei progetti stradali e ferroviari.

Ashgabat sta mantenendo una comunicazione regolare con i talebani al fine di continuare a fornire servizi di transito di frontiera: «Notiamo che i posti di controllo … ai valichi Imamnazar-Aqina e Serhetabat-Torghundi funzionano come al solito, e che il passaggio del numero richiesto di rimorchi stradali e di carichi ferroviari viene permesso alle condizioni concordate da entrambe le parti», recita un comunicato turkmeno.

Così, il Turkmenistan sta preventivamente rispettando l’ingiunzione del Pakistan affinché la comunità internazionale interagisca con i Talebani. Nel fine settimana è emerso che il ministro degli Esteri pakistano Shah Mahmood Qureshi intende visitare questa settimana tutte le nazioni confinanti con l’Afghanistan, proprio con questo messaggio. Per quanto riguarda il Turkmenistan, Ashgabat ha concesso ai talebani il pragmatismo turkmeno, che viene mostrato anche in altri modi.

Nessuna delle altre nazioni dell’Asia centrale ha esattamente colto l’opportunità di essere di aiuto nelle operazioni di evacuazione afgane, ma alcune di loro hanno fatto la loro parte. Il Tagikistan ha permesso alle truppe in fuga di entrare. L’Uzbekistan ha assistito l’evacuazione della Germania da Kabul. Il Kazakistan si sta offrendo come nuova sede per gli uffici delle Nazioni Unite costretti a trasferirsi per il momento. La risposta umanitaria del Turkmenistan è stata a confronto molto minore: il 19 agosto, il ministero degli Esteri ha annunciato che stava permettendo ai voli di evacuazione dei cittadini stranieri dall’Afghanistan di utilizzare il suo spazio aereo.

Per quanto riguarda i rifugiati, si dice che siano tenuti a distanza: Ashgabat non permetterebbe l’ingresso nel paese né ai soldati afgani in fuga né ai turkmeni di etnia che vivono lungo il confine.

L’importanza del Tapi per il Turkmenistan è naturale, visto che il paese ha più gas naturale di quanto ne possa utilizzare e ha pochi modi per portarlo sul mercato.

Il presidente Gurbanguly Berdimuhamedov il 23 agosto ha partecipato a una cerimonia che segnava l’inizio della costruzione di altri pozzi nel mega-campo di Galkynysh nell’est del paese. Berdimuhamedov ha approvato a luglio un decreto che permette al monopolio statale Turkmengaz di concedere il contratto di costruzione dei tre nuovi pozzi alla Chuanqing Drilling Engineering Company Limited, affiliata alla Cnpc.

Secondo l’agenzia di stampa statale turkmena, ci sono già 45 pozzi a Galkynysh, campo di 4.000 chilometri quadrati, ognuno dei quali pompa 2 milioni di metri cubi di gas al giorno. Il lavoro sui tre nuovi pozzi era stato iniziato da Gulf Oil & Gas International Fze, di Dubai, ma è stato interrotto per ragioni non chiare.

I media turkmeni hanno riferito che il pagamento per i pozzi sarà fatto a Cnpc sotto forma di consegne di gas, liberando così Ashgabat dalla necessità di attingere alle sue riserve di valuta forte. Il lato negativo di questo accordo è la continua dipendenza dalla Cina. Oltre al Turkmenistan, la Cina compra gas da Russia, Uzbekistan, Kazakistan e Myanmar.

Luigi Medici