TURCHIA. Una nuova crisi valutaria è alle porte

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Le preoccupazioni che la Turchia debba affrontare un’altra crisi valutaria continuano a crescere, secondo quanto riportano BneIntellinews e Capital Economics, con il forte deprezzamento della lira turca nelle ultime settimane che mostra pochi segni di rallentamento.

«La valuta si è schiantata sul livello psicologicamente importante di 10/$ alla fine della scorsa settimana ed è scesa ulteriormente negli ultimi giorni a 10.2/$, portando le sue perdite totali contro il dollaro dall’inizio di settembre a più del 18%. È la peggiore performance», riportano.

C’è un rischio crescente che l’obbedienza della banca centrale turca alle pressioni del presidente Recep Tayyip Erdogan per i tagli dei tassi di interesse si traduca in bruschi e disordinati cali della lira turca nelle prossime settimane, causando un ulteriore aumento dell’inflazione e un inasprimento delle condizioni finanziarie più ampie.

I grandi debiti esterni a breve termine e le basse riserve in valuta estera della Turchia significano che è uno dei mercati emergenti più vulnerabili a condizioni di finanziamento esterno più rigide. La più grande minaccia per lo stato economico della Turchia è che un forte irrigidimento delle condizioni di finanziamento esterno rendano più difficile per le banche rinnovare i loro grandi debiti esterni a breve termine, che ammontano a 84 miliardi di dollari, o quasi il 10% del Pil.

Una prima linea di difesa per la lira potrebbe essere un’ulteriore svolta verso politiche di compressione delle importazioni e controlli sui capitali ma l’incapacità di agire in modo tempestivo e ortodosso nell’affrontare le preoccupazioni degli investitori, corre il rischio di creare un ciclo auto-avverante in cui la riluttanza a inasprire la politica spinge un ulteriore sell-off dei beni turchi, lira compresa, aumentando le aspettative di inflazione e aumentando ulteriormente le richieste di tassi di interesse più alti. Il risultato è che la lira si indebolisce a un ritmo sempre maggiore.

Le difficoltà della lira nell’ultima settimana sono state aggravate dal rafforzamento del dollaro dopo i dati sull’inflazione più alti del previsto negli Stati Uniti.

La lira turca ha perso il 27% contro il dollaro nel 2021; la banca centrale dovrebbe tagliare il suo tasso di riferimento al 15% dal 16% il 18 novembre, dopo aver tagliato 300 punti nelle ultime due riunioni del comitato di politica monetaria, sostenendo che la pressione dell’inflazione è temporanea.

L’indebolimento della lira è esacerbato dall’ampia cattiva gestione economica esistente, guidata dal consolidamento del potere del presidente Erdogan; il selloff rappresenta un grave problema, dato che il settore privato ha 124 miliardi di dollari netti di passività in valuta estera e il 58% del debito estero del governo, quota che continua a crescere con il deprezzamento della valuta.

Lucia Giannini