E se il Pkk combattesse in Siria?

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TURCHIA – Ankara 11/5/13. Il leader del Partito Repubblicano del Popolo,  principale di opposizione turco (Chp), Kemal Kilicdaroglu, ritiene che il partito di Erdogan, l’Akp, non percepisca i rischi che la sua politica verso i curdi potrebbe creare per l’unità e la sicurezza del paese.

«Mentre la crisi si sta aggravando al di là dei nostri confini, la Siria e i gruppi curdi guadagnano terreno nel nord della Siria, la decisione dell’Akp di avviare negoziati con il Pkk dà l’impressione che ci sia anche una serie di calcoli politici regionali in gioco», ha detto Kilicdaroglu il 10 maggio, in un evento multimediale dal titolo” Proposta e Priorità per la democrazia”. Kilicdaroglu ha elencati ben 19 motivi di rischio scaturenti dai negoziati dell’Akp con il Pkk.

Se non vi è nulla di nuovo sullo scontro ideologico, le differenze tra schieramenti politici della Turchia sono così ampie che non sembra esserci nessuna visione comune per il futuro. Non è che la gente non voglia la pace e la prosperità e che Ankara sia una potenza regionale, ma l’opposizione sostiene che i rischi che l’Akp sta prendendo sono così enormi che l’eventuale fallimento costerà caro al paese, e potenzialmente innescare una lotta più grande per mantenere la pace all’interno della Turchia.

Il governo Erdogan, però, si sente così sicuri che non si preoccupa di costruire dialoghi politici in parlamento con i partiti di opposizione. Non sembra esserci alcuna cultura della costruzione del consenso in Turchia oggi, solo la critica aspra e accesa dell’avversario, un po’ come l’Italia, d’altronde. Erdogan ama ricordare che la maggioranza degli elettori lo ha eletto e questo è tutto quello che conta.

L’Akp è sicuro di aver trovato la soluzione alla questione curda del paese poiché i combattenti del Pkk hanno cominciato a ritirarsi a nord dell’Iraq, l’8 maggio. L’Akp è orgoglioso di stabilire strette relazioni con il governo iracheno, con il governo regionale del Kurdistan e ritiene che la leadership curda svolgerà un ruolo di supporto per aiutarlo a finalizzare con successo le trattative con il Pkk. 

Non tenendo però conto dei non felici rapporti tra Pkk e Barzani accusato di coltivare «l’ambizione di diventare il leader di tutti i curdi».

Per Kilicdaroglu , poi, l’Akp è sicuro che chiusi con successo i negoziati con il Pkk,  tutti i curdi nella regione tra Iraq, Iran e Siria si rivolgeranno alla di Turchia e che le loro riserve di petrolio e gas passeranni attraverso la Turchia verso l’Europa e altri mercati, rendendo il Paese l’attore geopolitico più grande della regione. Erdogan ha detto che la lotta con il Pkk è costata 350 miliardi di dollari e che è stata di ostacolo alla democratizzazione del Paese.

Kilicdaroglu però msso in guardia Erdogan poiché i curdi possono diventare indipendenti da tutti, Turchia inclusa

«L’Akp prende misure per controllare il nord della Siria. Una volta che però i curdi controlleranno la Siria settentrionale, lo uniranno all nord dell’Iraq e avranno accesso al Mediterraneo, cambiando tutto lo scenario regionale», Kilicdaroglu, ha poi aggiunto: «L’Akp sta perseguendo politiche che aiutano a rafforzare questo fenomeno che sta procedendo secondo la roadmap di Ocalan»

«Ci sono prove che i combattenti del Pkk si muovono al di fuori dei confini della Turchia per andare in Siria per combattere contro il regime», ha detto Kilicdaroglu. 

L’opposizione turca sta di fatto avvertendo il governo Erdogan: per loro l’Akp non riesce a leggere correttamente gli sviluppi nella regione.