
La fiera internazionale della difesa, dell’aerospazio e dello spazio SAHA Expo 2026, ospitata all’Istanbul Expo Centre dal 5 al 9 maggio, si è trasformata nella più grande vetrina internazionale dell’industria militare turca e nel simbolo della crescente ambizione strategica di Ankara. L’evento ha riunito oltre 1.700 aziende provenienti da più di 120 paesi, tra cui 263 imprese straniere, attirando oltre 200.000 visitatori e 30.000 professionisti del settore.
Il ministro del Commercio Ömer Bolat ha evidenziato la forte crescita dell’industria turca della difesa e dell’aerospazio, le cui esportazioni sono aumentate del 28% nei primi quattro mesi del 2026, superando i 2,8 miliardi di dollari. Il settore ha già registrato durante i primi giorni della SAHA Expo contratti per circa 8 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato dal quotidiano specializzato americano Breaking Defense, gli organizzatori della biennale SAHA intendono inoltre reinvestire i ricavi dell’evento nella creazione di centri di produzione e formazione per droni in tutte le 81 province della Turchia, con l’obiettivo di espandere e decentralizzare la capacità produttiva nazionale nel settore dei sistemi unmanned.
La crescita dell’industria militare turca è stata accompagnata dalla presentazione di numerosi sistemi d’arma avanzati. Il prodotto che ha attirato maggiore attenzione internazionale è stato il primo missile balistico intercontinentale turco, lo Yıldırımhan, presentato pubblicamente per la prima volta proprio a SAHA 2026. Sviluppato dal Centro di Ricerca e Sviluppo del Ministero della Difesa, il missile avrebbe una gittata di 6.000 km, una velocità compresa tra Mach 9 e Mach 25 e una testata da 3.000 kg. Secondo il ministro della Difesa Yaşar Güler, il sistema rappresenta un “moltiplicatore di forza” strategico, grazie alla combinazione di velocità ipersonica e capacità di manovra che lo renderebbe estremamente difficile da intercettare dai moderni sistemi antimissile. Attualmente, nessun Paese del Medio Oriente dispone di un missile con una gittata simile. Anche l’Iran, nonostante i progressi nel programma balistico, possiede il sistema Khorramshahr-4 (o Kheibar), con una portata massima di circa 2.000 km.
Accanto al programma balistico, la Turchia ha mostrato anche i progressi nel settore aeronautico. Alla fiera è stato presentato il nuovo motore turbofan GÜÇHAN, sviluppato interamente dal Centro di Ricerca e Sviluppo del Ministero della Difesa turco. Il propulsore sarebbe in grado di generare una spinta di 42.000 libbre, prestazioni considerate comparabili a quelle del motore Pratt & Whitney F135 utilizzato sugli F-35 statunitensi. Ankara ha sottolineato che tutti i componenti critici del motore sono stati realizzati in patria, in linea con la strategia nazionale di autonomia tecnologica.
Grande spazio è stato riservato anche ai sistemi senza pilota. Baykar ha presentato il drone d’attacco a lungo raggio Mizrak, caratterizzato da una gittata superiore ai 1.000 chilometri, un’autonomia di circa sette ore e una testata fino a 40 chilogrammi. Il drone utilizza un autopilota basato sull’intelligenza artificiale ed è progettato per operare anche in assenza di GPS e in presenza di guerra elettronica. Può essere lanciato da piste convenzionali o tramite razzi vettori ed è predisposto per operazioni coordinate con altri droni.
Sempre Baykar ha annunciato il primo contratto di esportazione del velivolo da combattimento senza pilota KIZILELMA. L’Indonesia diventerà il primo cliente estero del sistema, con un accordo che prevede inizialmente la consegna di 12 velivoli, espandibile fino a 48 unità, oltre alla costruzione di infrastrutture di produzione e manutenzione sul territorio indonesiano. Il contratto è stato definito storico dai vertici dell’azienda e rappresenta un passaggio cruciale nella trasformazione della Turchia in esportatore globale di velivoli da combattimento autonomi.
Nel settore della difesa aerea e anti-drone, SAHA 2026 ha evidenziato l’accelerazione tecnologica turca. Roketsan ha mostrato il sistema laser ALKA, capace di neutralizzare droni kamikaze simili agli Shahed-136 iraniani. Aselsan ha presentato il sistema KORKUT 100/25, progettato per contrastare droni FPV e UAV altamente manovrabili grazie all’utilizzo di intelligenza artificiale e munizioni intelligenti ATOM da 25 mm. La stessa azienda ha inoltre illustrato l’evoluzione del sistema integrato di difesa aerea “Steel Dome”, con nuovi strumenti come il drone intercettore autonomo GÖKALP, il sistema laser GÖKBERK 10, l’arma a microonde EJDERHA 210 e nuovi sistemi di guerra elettronica. STM ha invece sviluppato il TUNGA X, un intercettore anti-drone dotato di intelligenza artificiale per la neutralizzazione di UAV a basso costo, insieme al nuovo drone offensivo TOGAN M FPV, ampliando la gamma dei sistemi senza pilota turchi. Il TOGAN-M, progettato per ricognizione e sorveglianza tattica diurna e notturna, integra capacità FPV e funzioni autonome avanzate, mentre il drone multiruolo TOGAN, già in servizio nelle Forze Armate turche ed esportato all’estero, conferma il consolidamento operativo di questi sistemi.
La fiera ha visto anche la presentazione di nuove capacità navali e terrestri. Aselsan ha introdotto il drone sottomarino kamikaze KILIÇ e il drone navale autonomo TUFAN, progettati per operazioni a sciame contro obiettivi marittimi creando complesse formazioni d’attacco asimmetriche. MKE ha mostrato la mina intelligente Malaman, in grado di selezionare autonomamente i bersagli tramite sensori integrati e operare a profondità comprese tra 5 e 100 metri, oltre all’obice semovente Uran da 105 mm, capace di sparare fino a 12 colpi al minuto con una gittata di 18 km. La digitalizzazione del campo di battaglia passa anche attraverso le armi leggere. Tra le innovazioni presentate da Aselsan Konya, filiale del colosso turco della difesa ASELSAN, ha attirato particolare attenzione un nuovo sistema di puntamento intelligente progettato per fucili di precisione e altre piattaforme individuali da combattimento.
SAHA Expo 2026 ha confermato la trasformazione dell’industria della difesa turca in un attore globale, grazie ad autonomia tecnologica, capacità produttiva e forte apertura a partnership internazionali. La combinazione di questi aspetti sta consentendo ad Ankara di espandere la propria influenza militare e geopolitica in Europa, Medio Oriente, Asia e persino nel Nord America. In questo contesto, secondo un’analisi di TRT in russo, la Turchia — seconda forza armata NATO e tra i principali esportatori di armamenti in crescita — occupa una posizione strategica chiave tra Europa e Asia, rendendo difficile immaginare un nuovo equilibrio di sicurezza internazionale senza il suo coinvolgimento.
Cristina Uccello
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