La Lira è appesa ad un filo

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TURCHIA – Ankara 11/05/2014. La moneta di Ankara rischia di fare un nuovo tonfo.

Recep Tayyip Erdogan ha descritto l’apprezzamento della lira come obiettivo di governo: nel 2009, ha dichiarato: «La lira turca raggiungerà un livello tale che tratteremo in lire turche sui mercati internazionali (…) Stiamo facendo passi in questa direzione»; nel 2010 «Il deprezzamento della lira turca non è qualcosa che accolgo con favore. Credo che un lira turca in grado di influenzare le altre valute serva meglio l’economia del paese». Da allora, il declino lento e inesorabile. Fattori interni ed esterni hanno innescato forti oscillazioni nel corso dell’ultimo trimestre del 2013 fino a metà gennaio 2014, gettando la lira turca in una delle peggiori crisi. Il governatore della Banca centrale Erdem Basci, il 31 ottobre 2013, disse che la banca avrebbe lavorato per «l’apprezzamento della lira turca» e fece una previsione audace: «Sotto la nostra prudente politica di liquidità, la prospettiva di maggior valore per la lira è più forte». Ma nonostante le rassicurazioni di Basci, la caduta libera è proseguita, riporta al Monitor. L’obiettivo di fine anno, il tasso di cambio a 1,92 lire per dollaro, è crollato, e la lira chiuso l’anno a 2,158 contro il biglietto verde. A metà gennaio, le accuse di corruzione pre-elettorali hanno causato un perdita pari al 17% del valore della la lira turca, il più grande crollo del mondo in quel periodo. La Banca centrale è stata costretta a utilizzare un tasso di 5,5 punti percentuali, il 28 gennaio 2014. La moneta, arrivata a 2,38 contro il dollaro, è rimbalzata velocemente, ed è rimasta a valori alti fin dopo le elezioni del 30 marzo. L’andamento positivo del mercato all’estero, una crescente domanda estera, un’anticipazione di espansione monetaria in Europa, una previsione positiva da parte di Standard and Poor e un ottimista conferenza stampa della Banca Centrale ai primi di maggio hanno contribuito a far riguadagnare terreno alla lira turca nei confronti del dollaro, con un tasso di cambio di 2,10. Sembra che la Banca Centrale abbia centrato l’obiettivo. Eppure, Nihat Zeybekci, ministro dell’Economia nell’ultimo rimpasto di governo alla fine di dicembre 2013, ha fatto commenti in netto contrasto con la forte politica monetaria della Banca centrale. Zeybekci, il 10 aprile, a Sarajevo ha detto che: «Tendiamo a vedere il valore della lira turca come una questione di orgoglio nazionale, è sbagliato (…) La Turchia ha forgiato un nuovo tasso di cambio. Noi crediamo che un tasso di cambio nel range 2,15-2,25 vade bene per sostenere e incoraggiare le esportazioni turche, riducendo il ricorso alle importazioni (…) Noi pensiamo che l’apprezzamento della lira turca sopra questo livello favorirà le importazioni piuttosto che le esportazioni, aumenterà il nostro deficit commerciale estero e quindi non potrà fare nulla di buono per il disavanzo delle partite correnti». Il contrasto è lampante. Che senso ha questa contraddizione tra Banca centrale e ministero dell’Economia? La Banca centrale starebbe cercando di equilibrare il tasso di cambio mentre il ministro dell’Economia si concentra sulle esportazioni e il valore della lira è di immediato interesse per gli esportatori. Così, la situazione è volatile: se la crisi in Ucraina si approfondisce, la lira potrebbe cadere; se la Turchia interferisce troppo in Siria, la lira potrebbe cadere; se la Fed alza troppo i tassi di interesse la lira potrebbe cadere.