TURCHIA. Le fake di news di Stato non convincono anche i turchi

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Teniamo bene a mente che Erdogan è un nostro alleato e che la Turchia è una democrazia. Almeno sulla carta. Non nel senso che si intende qui da noi. In Turchia si finisce in carcere se posti una critica al governo, ancora una volta. Le autorità turche hanno arrestato 121 persone per aver inviato commenti critici sull’incursione militare del Paese nella Siria nord-orientale. Il ministro degli Interni turco Süleyman Soylu ha detto, in un discorso televisivo, che le autorità controllano da vicino ciò che viene pubblicato su internet inserito all’operazione nel paese vicino contro le milizie curde, iniziata la scorsa settimana.

«Mentre i nostri soldati stanno dando la loro vita contro il terrorismo, non permetteremo a nessuno di parlare contro di loro», ha detto Soylu. Sono state adottate misure legali contro circa 500 persone per aver criticato l’operazione militare che Ankara ha chiamato Operazione Fonte della Pace, di cui 121 sono state arrestate, ha aggiunto il Ministro.

Gli arrestati sono accusati di «incitamento all’odio e all’inimicizia» e «propaganda a favore di un’organizzazione terroristica» sui social media. Il Ministro ha accusato le milizie curde delle Unità di protezione del popolo, Ypg, di aver attaccato civili in Siria e accusato l’esercito turco per le vittime che hanno causato, riporta Efe.

Le parole del Ministro turco possono essere definite come una misura propagandistica, a dir poco, dei fatti che stanno avvenendo sul fronte siriano. Una contorsione politico semantica di cui speriamo, anche il Ministro turco sia consapevole; in pratica una fantastica presa in giro dell’intelligenza e del buon senso di tutti quelli che studiano l’evoluzione siriana da anni, come noi. Anche stavolta Ankara, come nelle operazioni militari precedenti in Iraq e Siria, dimostra quello che è realmente: una tirannia partitica mascherata da democrazia, cui l’ipocrisia e l’ignavia occidentale stanno prestando il fianco, dimostrando ancora un volta l’inconsistenza politica, diplomatica e militare della Nato e dell’Ue. 

Con la sua incursione militare via terra e via aerea in Siria, Ankara cerca di prendere il controllo, e forse annettersi, di una striscia di circa 30 km di territorio della Siria vicino e adiacente al suo confine, e di eliminare fisicamente i curdi siriani e le loro emanazioni politico-militari, che considera organizzazioni terroristiche per i legami con il Pkk, guerriglia curda attiva in Turchia. Erdogan e il suo governo agiscono infischiandosene di norme e regole internazionali: per intenderci, è come se l’Italia avesse invaso la Francia negli anni Settanta perché ospitava i terroristi rossi nostrani nel suo territorio, grazie alle loro comunanza politiche con la sinistra francese. Erdogan fa esattamente questo, occorre tenerlo bene a mente prima di appoggiare o condannare l’operazione militare cristiano assistendo. 

Nel 2018, durante un’operazione militare turca nell’enclave curda di Afrin, 780 persone sono state arrestate in Turchia per i loro commenti sui social media sull’intervento militare. Ricordiamolo, Ankara è alleato dell’Occidente nella Nato e quindi gli strumenti politico diplomatici per colpire Ankara non mancano.

Antonio Albanese