TURCHIA. Cinema e Intelligenza Artificiale in mostra a Istanbul

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Una mostra d’arte digitale, creata utilizzando l’intelligenza artificiale, affascina gli amanti dell’arte in un antico cinema appena ristrutturato a Istanbul. La mostra, Alcazar’s Dream, è stata progettata e prodotta dal rinomato artista contemporaneo turco Refik Anadol come devozione alla storia e alla cultura del cinema turco. Anadol ha elaborato attraverso algoritmi di AI 150 film proiettati tra il 1947 e il 2010 nell’antico Alkazar Movie Theater sul viale Istiklal.

Aperto per la prima volta nel 1920 e chiuso nel 2010 per difficoltà finanziarie, il locale è uno dei cinema più antichi e più belli di Beyoğlu, e il suo ampio programma di eventi, tra cui l’installazione dell’artista digitale Refik Anadol Alcazar’s Dream, può essere seguito sui social media. L’Alkazar è aperto tutti i giorni dalle 9.45 alle 21.30. La mostra di Refik Anadol può essere vista in sessioni di mezz’ora.

«Se l’Alkazar, che conserva innumerevoli ricordi nel suo antico edificio, avesse un sogno, cosa conterrebbe?», si è chiesto. La sua risposta è stata puramente digitale basata sulla più recente tecnologia AI e sulle reti neurali artificiali, riunendo la memoria storica del teatro con il pubblico in 3D. «Siamo stati in grado di raggiungere una media di 35 milioni di immagini e più di 500.000 parole uniche in due fotogrammi al secondo presi da ogni film», ha detto l’artista al quotidiano Hurriyet.

«Questa è la prima volta al mondo che una così grande quantità di dati si trasforma in una performance passando attraverso l’AI», ha poi osservato Anadol. L’esperienza consiste in due parti e dura 20 minuti. Nei primi 10 minuti, il pubblico ha l’opportunità di guardare le immagini create dall’IA del cinema turco con la combinazione di musica.

«Ogni film viene capito leggendo uno per uno dalle reti dell’IA, e poi l’IA fa un sogno», hanno spiegato gli artisti. Nella seconda parte, «l’AI capisce il movimento, la direzione e la velocità delle persone e trasforma ogni spettatore in un pigmento con la luce», in modo che gli spettatori possano interagire con l’arte attraverso i movimenti.

Maddalena Ingroia