
SAHA Expo 2026: Ankara non solo si è confermato hub strategico dell’industria bellica internazionale ma parallelamente ha messo in luce la Turchia nel contesto internazionale che sta consolidando nel mercato della difesa. Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano tedesco Welt, Berlino starebbe valutando l’acquisizione del missile balistico intercontinentale Yıldırımhan e del missile ipersonico Tayfun Block 4, con possibile annuncio durante il vertice NATO di Ankara previsto a luglio. Anche il Canada starebbe riconsiderando la possibilità di acquistare droni turchi da ricognizione e sorveglianza, tra cui Bayraktar TB2, Anka e Aksungur, nonostante l’embargo imposto nel 2019 sulle esportazioni di componenti militari verso Ankara.
L’interesse internazionale si estende in particolare al Medio Oriente e al Golfo. La crescente instabilità regionale e i ritardi statunitensi nella consegna di sistemi Patriot e THAAD stanno spingendo diversi paesi arabi verso la tecnologia turca. Alla fiera SAHA 2026 erano presenti delegazioni di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iraq. Ankara e Kuwait hanno firmato un memorandum d’intesa per la fornitura di sistemi di difesa prodotti da Aselsan, Havelsan, il produttore di droni Baykar, il produttore di veicoli blindati Otokar e il cantiere navale Yonca. Secondo Middle East Eye, il Kuwait è particolarmente interessato ai droni d’attacco Akıncı di Baykar, nonché ai sistemi di difesa aerea Hisar, progettati per contrastare bersagli a bassa e media quota. L’interesse del Kuwait per gli armamenti turchi non è una novità. Il Paese ha acquistato droni Bayraktar TB2 dalla Turchia già nel 2023. Arabia Saudita e Qatar sarebbero interessati ai sistemi anti-drone Korkut 100/25 e alle nuove tecnologie laser anti-UAV, mentre Baghdad starebbe finalizzando l’acquisto di 20 sistemi di difesa aerea turchi, probabilmente di sistemi Korkut. EDGE Group (Emirati Arabi Uniti) e Baykar hanno rafforzato la loro collaborazione attraverso la firma di due nuovi accordi. Le intese prevedono, da un lato, l’integrazione delle munizioni AL TARIQ nel drone Bayraktar AKINCI; dall’altro, la definizione di un quadro commerciale che consenta alle due aziende di promuovere reciprocamente i propri prodotti sui mercati internazionali, ampliandone così la portata globale. È interessante notare che persino l’Oman, tradizionalmente considerato uno dei Paesi più neutrali della regione, sta rafforzando la cooperazione con Ankara. Nell’ambito del SAHA 2026, Aselsan e la omanita Sinan Advanced Industries hanno firmato un accordo per la creazione di una joint venture.
La Turchia sta inoltre rafforzando la propria rete industriale europea. Baykar ha siglato un accordo strategico con la francese Safran per integrare i sistemi elettro-ottici Euroflir sui droni Bayraktar TB2. La società turca ha inoltre ampliato la cooperazione con l’Italia, in particolare con Leonardo e con il Gruppo Esea per la realizzazione di linee di produzione robotizzate. L’acquisizione di Piaggio Aerospace nel 2024 viene interpretata come parte della strategia di lungo periodo di Baykar per consolidare la propria presenza nel mercato aerospaziale europeo. Sulla stessa linea l’acquisizione a fine aprile di quest’anno della rumena Automecanica S.A. e del suo stabilimento di produzione a Mediaș, Romania, posizionando Otokar con una presenza produttiva diretta in Europa. Anche le relazioni con il Belgio si stanno intensificando. Durante la visita della missione economica guidata dalla regina Mathilde, Ankara e Bruxelles hanno firmato sei accordi di cooperazione strategica nel settore della difesa e dell’aviazione, coinvolgendo aziende come FNSS, TUSAŞ, ASELSAN e partner industriali belgi.
Spagna e Turchia hanno avviato colloqui intergovernativi preliminari per una possibile vendita del caccia di quinta generazione KAAN, sviluppato dall’industria turca. La conferma è arrivata dall’amministratore delegato di TUSAŞ, Mehmet Demiroğlu. Secondo quanto riportato, la Spagna avrebbe accantonato i piani per l’acquisto degli F-35 e il programma europeo FCAS sarebbe soggetto a possibili ritardi fino al 2040. In questo contesto, Madrid starebbe valutando anche l’interesse per sistemi aerei a pilotaggio remoto collegati al programma KAAN. Se l’accordo dovesse concretizzarsi, si tratterebbe della prima esportazione del KAAN verso un paese NATO o dell’Unione Europea, dopo il recente ordine di 48 velivoli da parte dell’Indonesia.
L’industria della difesa turca si sta affermando come un attore di rilievo globale, sostenuta da una crescente autonomia tecnologica, da solide capacità produttive e da una marcata apertura alle collaborazioni internazionali. Questa combinazione sta permettendo ad Ankara di ampliare progressivamente la propria influenza militare e geopolitica in Europa, Medio Oriente, Asia e persino nel Nord America. In questo contesto, diversi analisti ritengono che la costruzione di una vera architettura di difesa europea debba tenere conto del ruolo della Turchia. Con i dubbi sull’affidabilità degli Stati Uniti che da semplici perplessità stanno diventando parte di un dibattito strategico più strutturato, l’Unione Europea ha avviato il suo più ambizioso programma di riarmo dalla Guerra Fredda, con 150 miliardi di euro in prestiti attraverso il meccanismo SAFE e fino a 800 miliardi di euro mobilitati con il piano ReArm Europe. Secondo questa visione, un sistema di difesa europeo efficace non potrebbe svilupparsi pienamente senza il coinvolgimento turco. L’esclusione di Ankara rischierebbe infatti di rappresentare un errore strategico, limitando la coerenza e la capacità operativa dell’intero progetto di sicurezza europeo.
Cristina Uccello
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