TURCHIA. Anche i comunisti con Imamoglu

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Il piccolo partito comunista turco ha ritirato il suo candidato sindaco per le elezioni di Istanbul del prossimo mese a favore del principale partito di opposizione, che ha vinto una prima elezione di marzo con un margine ristretto, definendo la decisione di ripetere il voto come “illegale”.

Il candidato sindaco di Istanbul del Tkp, Zehra Guner Karaoglu, ha ricevuto 10.492 voti alle elezioni locali del 31 marzo, che era stata vinta dal candidato del Partito Popolare Repubblicano,Chp, Ekrem Imamoglu. 

Imamoglu aveva battuto il candidato dell’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan per circa 13.000 voti, ma la sua vittoria è poi stata annullata, riporta Reuters.

«Il governo non ha gradito i risultati dell’elezione vinta da Imamoglu e l’ha annullata. Questa è una tirannia che supera i modelli abituali della politica», ha detto Karaoglu al giornale del suo partito dopo aver presentato la sua domanda di ritiro alla commissione elettorale il 17 maggio.

Il 16 maggio, un altro piccolo partito di centro-destra, inoltre, ha detto che non parteciperà all’elezione del 23 giugno. Finora almeno tre partiti hanno ritirato i candidati anche se non tutti hanno esplicitamente sostenuto il Chp.

La decisione delle autorità elettorali di ripetere il voto di Istanbul ha alimentato le preoccupazioni circa un’erosione della democrazia e ha innervosito i mercati finanziari, colpendo la già malandata valuta turca, la lira.

La vittoria a sorpresa di Imamoglu a marzo è stata la prima volta in 25 anni in cui l’Akp di Erdogan o i suoi predecessori islamisti non sono riusciti a conquistare il controllo di Istanbul.

Imamoglu è stato dichiarato sindaco il mese scorso dopo settimane di discussioni sul risultato e un parziale riconteggio, ma il suo mandato è stato revocato quando il 6 maggio le autorità elettorali hanno deciso che ci sono state irregolarità diffuse.

Dieci giorni dopo l’annullamento delle elezioni, l’Alta Commissione elettorale turca si trova di fronte a una serie di quesiti da parte dei partiti di opposizione, che affermano che non esisteva una base giuridica per annullare il risultato.

Antonio Albanese