TUNISIA. Bancali vuoti e razionamento: primi segnali della vicina grave crisi

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I negozi e i supermercati tunisini sono alle prese con una massiccia carenza di generi alimentari di base come olio da cucina, zucchero, caffè e acqua in bottiglia.

La maggior parte dei beni che scarseggiano sono sovvenzionati dallo Stato, il che evidenzia le crescenti disfunzioni nell’acquisto e nella distribuzione di alimenti gestiti dallo Stato. Secondo The National, ciò evidenzia le crescenti disfunzioni nell’acquisto e nella distribuzione dei prodotti alimentari gestiti dallo Stato, e il crescente mercato nero dei beni sovvenzionati. I negozi hanno limitato i loro clienti all’acquisto di una quantità specifica di forniture nel tentativo di alleviare il peggioramento della situazione.

Il presidente Kais Saied e il governo tunisino hanno imputato il problema ai commercianti che monopolizzano il controllo dei beni di prima necessità e agli accaparratori: «Il Presidente della Repubblica ha invitato il Ministro degli Interni a lavorare in questo periodo per esercitare maggiori sforzi per combattere i monopoli e monitorare i canali di distribuzione in coordinamento con il Ministero del Commercio e dello Sviluppo delle Esportazioni e il resto delle autorità interessate», si legge in un comunicato della Presidenza tunisina del 31 agosto.

Nonostante queste azioni, i mercati locali continuano a registrare la scomparsa improvvisa di alcuni prodotti.

Nelle ultime due settimane, il caffè e il tè sono diventati gli ultimi prodotti a scarseggiare nei supermercati. In rete sono circolate immagini di scaffali vuoti e di marchi che limitano le vendite a 100 grammi per persona.

Il ministro del Commercio Fadhila Rabhi ha dichiarato venerdì scorso di aspettarsi che la carenza di caffè finisca questa settimana. Questo dopo che i container di caffè sono arrivati di recente nei porti tunisini e che il governo ha pagato i fornitori.

Nel frattempo, il ministero del Commercio ha registrato centinaia di infrazioni quotidiane e raid contro gli accaparratori di materiali di base, come olio da cucina sovvenzionato, zucchero, farina e semola. Secondo gli analisti, l’accaparramento ha aggravato la crisi ma non ne è l’unica causa, contrariamente a quanto sostiene il governo.

Secondo l’Università di Cartagine, il problema va oltre l’argomentazione principale del governo, che incolpa gli accaparratori: guerra in Ucraina, distruzione delle catene logistiche di trasporto delle merci e della loro distribuzione, mentre a livello nazionale, il problema è principalmente finanziario, poiché lo Stato non dispone dei fondi necessari per pagare le spedizioni di merci che attualmente sono bloccate in alcuni porti e non possono essere scaricate.

Inoltre, secondo le ricerche dell’Ateneo, l’incapacità dello Stato di controllare pienamente i canali di distribuzione e di combattere il contrabbando di merci verso l’Algeria e la Libia è un fattore aggravante.

Che un’economia parallela stia appesantendo l’attuale processo di approvvigionamento è un fatto di cui molti tunisini sono oramai consapevoli: secondo un recente rapporto pubblicato dal Forum tunisino per i diritti economici e sociali, l’economia parallela è passata dal 30% del Pil nel 2011 al 53% del Pil nel dicembre 2021.

Maddalena Ingrao