Transatlantic Partnership in pillole

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BELGIO – Bruxelles 18/06/13 E’ ora possibile conoscere in maniera più approfondita il contenuto del mandato negoziale conferito lo scorso 15 giugno alla Commissione europea, tramite una decisione del Consiglio dell’Unione; nel quale sono state fissate le linee guida da tenere negli imminenti negoziati bilaterali, atti a definire un trattato che regoli commercio e investimenti tra UE e Stati Uniti.

Come accennato nel precedente focus AGC Communication, le direttive negoziali identificano in termini generali le tematiche e gli obbiettivi europei nelle trattative, con particolare riferimento a tre elementi: l’accesso al mercato, la convergenza legislativa e le norme del commercio capaci di gestire le sfide globali condivise dalle due aree economiche.

Con riferimento all’accesso al mercato, il fine dell’accordo dovrebbe essere quello di giungere in tempi stretti alla rimozione di tutti i dazi attualmente applicati alle movimentazioni commerciali transatlantiche, nel settore dell’industria e dei prodotti agricoli. Va notato che, stando alle stime dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, le attuali barriere tariffarie tra le due sponde dell’oceano sono relativamente contenute, con una media del 5,2% per l’Unione e il 3,5% per gli Stati Uniti. Tuttavia, dato il volume delle transazioni commerciali, un’ulteriore riduzione dei costi legati alle barriere tariffarie potrebbe portare a risultati di rilievo. In tal senso, lo scopo dell’Unione sarà stabilire con gli Stati Uniti misure anti-dumping e anti-sussidio agli investimenti, che non rechino pregiudizi al suo diritto di applicare tali provvedimenti a stati terzi senza prescindere dal quadro normativo stabilito dall’OMC.

Entrambe le parti dovrebbero liberalizzare i rispettivi settori dei servizi, almeno agli stessi livelli degli accordi previamente stabiliti con altri stati; cercando, al contempo, di aprire i propri mercati a nuovi comparti, come quello dei trasporti. In questo settore, per l’Unione la tematica è legata al riconoscimento oltreoceano delle proprie qualifiche professionali; mettendo le imprese europee nella condizione di operare negli Stati Uniti al pari di quelle locali. Un effetto evidentemente sensibile fino il livello sub-federale dell’amministrazione statunitense.

Al riguardo degli investimenti, lo scopo è raggiungere il massimo livello di apertura, con una reciproca equiparazione agli accordi previamente assunti con stati o organizzazioni terze. In questa sezione del trattato, l’Unione vorrebbe includere una garanzia di protezione agli espropri, una norma di libero trasferimento dei fondi e un trattamento per gli investitori europei equiparabile a quello riservato ai competitors statunitensi.

La protezione degli investimenti, compresi i meccanismi di soluzione delle controversie interstatali, sembrerebbe già interamente coperta dalle direttive del mandato negoziale. Negli appalti pubblici, le imprese europee, forti di un 25% del loro volume d’affari derivante dal settore, vorrebbero infatti che fosse data loro la possibilità di competere sullo stesso livello di quelle statunitensi nelle gare, senza alcun pregiudizio; richiedendo dunque maggiore trasparenza in procedure di assegnazione che dovrebbero prescindere dai requisiti territoriali attualmente presenti.

La convergenza legislativa, andrebbe invece ad intaccare le barriere non tariffarie, costituendo la tematica capace di dischiudere i maggiori benefici dell’eventuale accordo bilaterale, fino a toccare indirettamente la stessa normazione su commercio e investimenti. Nello specifico, si tratterà di scalfire, armonizzandoli, gli standard ambientali e di sicurezza per il comparto automobilistico; connettendo le difficoltà di apertura del mercato, all’influenza delle lobbies. Il tutto, nell’ottica di una preservazione di elevati livelli di sicurezza, salute, ambiente e tutela del consumatore.

Entrambe le parti sembrano inoltre interessate a negoziare un ambizioso accordo sulle norme interne che regolano i settori sanitario e fitosanitario; nonché, sugli standard dei prodotti alimentari, che costituiscono una rilevante barriera tecnica al commercio tra le due aree economiche. Data l’estrema volatilità della materia, sarebbe qui auspicabile prevedere una sorta di “living agreement”, progressivamente aggiornabile in base ai risultati ottenuti e ai nuovi metodi elusivi riscontrati.

Infine, sul tema delle norme comuni del commercio in grado di influenzare lo sviluppo progressivo del diritto internazionale, sembrerebbe che tutto il negoziato debba attuarsi alla luce di una sua possibile apertura multilaterale, in grado di creare un sistema di scambi ancora più vasto. Sui diritti di proprietà intellettuale ad esempio, entrambe le parti lavoreranno per mantenere alti gli standard di protezione, non con il fine di armonizzare i due sistemi – che già fanno riscontrare livelli di efficienza degni di nota – bensì, di identificare alcune specifiche problematiche da risolvere bilateralmente. Si tratterebbe allora per parte europea di porre sul tavolo negoziale la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette.

Lo sviluppo sostenibile nell’implementazione dei flussi commerciali, costituisce l’altra tematica globale da affrontare in via bilaterale, con un’attuazione negoziata a partire dagli accordi previamente assunti dall’Unione e gli Stati Uniti con terze parti. Il tutto, nell’ottica di un maggiore coinvolgimento dei portatori di interesse nei processi decisionali che potrebbero condurre all’introduzione di norme con effetti sensibili su commercio e investimenti.