TOGO. La dinastia vuole il potere fino al 2030

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Il Togo è andato alle urne il 22 febbraio in un’elezione ampiamente attesa che vede il presidente uscente Faure Gnassingbe rivendicare un quarto mandato.

L’attuale Presidente, 53 anni, guida il Paese di otto milioni di persone dal 2005, dopo la morte di suo padre Gnassingbe Eyadema, che ha governato per 38 anni. Il capo dello Stato si è recato nel nord del Paese per votare a Kara, da dove proviene la famiglia Gnassingbe, riporta Digital Journal.

Si trova ad affrontare altri sei candidati; il principale leader dell’opposizione Jean-Pierre Fabre dell’Alleanza nazionale per il Cambiamento è arrivato secondo alle ultime due elezioni, ma non è riuscito a tenere unita l’opposizione: «I togolesi vogliono il cambiamento, vogliono un’alternativa», ha avvertito il 67enne mentre votava a Lome.

 Agbeyome Kodjo, già primo Ministro sotto il padre di Gnassingbe, è visto come un potenziale vincitore dopo aver avuto l’appoggio di un influente arcivescovo cattolico. Un nome che non è sulla scheda elettorale è Tikpi Atchadam, uomo politico della seconda città del paese, Sokode, che nel 2017 è salito alla ribalta alla testa delle proteste antigovernative.

Ma è fuggito dal Togo andando in Ghana di fronte alla repressione delle autorità contro i suoi sostenitori e ha visto diminuire la sua influenza.

Le autorità hanno represso grandi proteste nel 2017 e nel 2018 che chiedevano la fine di cinque decenni di dominio dinastico che non sono riusciti a far uscire molti dalla povertà.

Ma le manifestazioni si sono arenate di fronte alla repressione del governo e alle divisioni dell’opposizione. L’anno scorso, Gnassingingbe ha fatto approvare cambiamenti costituzionali che gli hanno permesso di tornare a correre – e potenzialmente rimanere in carica fino al 2030.

L’opposizione insiste sul fatto che il voto non sarà libero ed equo. Questa settimana, 500 osservatori locali hanno perso l’accreditamento, accusati di aver interferito nel processo elettorale, e il sistema di sicurezza elettronica dei risultati è stato cancellato all’ultimo momento dalla Commissione elettorale nazionale indipendente.

Tuttavia, sono stati dispiegati circa 315 osservatori internazionali, principalmente dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, Ecowas, e dall’Unione africana, con molti Stati africani che sostengono l’uscente.

Stabilità e sicurezza sono al centro del messaggio di Gnassingbe, mentre il Togo guarda attonito la violenza jihadista che imperversa nel vicino Burkina Faso a nord.

Il Paese è riuscito finora ad evitare lo spargimento di sangue e il suo esercito e i servizi segreti sono tra i più efficaci della regione.

Lucia Giannini