The day after… Grillo

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Chi le ha vinte queste elezioni politiche?

Bersani? Ma va là! Il prode Pierluigi ha conseguito la classica vittoria di Pirro, esattamente come il re dell’Epiro. 

Berlusconi? Ma che dite! Il caimano ha fatto una rimonta incredibile ma ha solo confermato il fatto di possedere un bacino elettorale solido, il classico zoccolo duro che permetterà al Pdl di sopravvivere ed evolversi. 

Ma allora chi?

L’unico vero vincitore di questa tornata elettorale, colui che può tranquillamente rispondere al classico, e da Oscar, motto “The winner is…” è Grillo è il suo M5S.

È questo uno dei dati politici fondamentali da considerare nell’analizzare lo scenario politico tricolore uscito dalle urne, per sapere gli altri, continuate a leggere queste righe.

Grillo e il Movimento 5 stelle con oltre 25 % dei voti non solo saranno l’ago della bilancia politica italiana ma la sua pietra di paragone. Nessuno sa bene chi siano i neo eletti sala Camera dei Deputati o al Senato. Nel più classico stile romano, sono “homines novi”  che stanno facendo tremare non poco le vene nei polsi della precedente nomenklatura politica nostrana, di qualunque colore politico. Non riescono, infatti, a categorizzarli nelle vecchie, oramai, griglie di lettura politica: destra, sinistra e centro sono strumenti oramai inservibili per descrivere le stelle “grilline”. Si è tentato di categorizzarli come “populisti”, ma di fatto sono sfuggiti dall’incasellamento 

La conclamata rottura degli schemi porterà forse ad un ripensamento della gestione della “res publica” che vede l’Italia ingabbiata nella stantia e logora dicotomia gerontocratica “destra contro sinistra”? Tra balbettii e malattie improvvise, purtroppo, la classe politica in toto denuncia la propria incapacità di pensare oltre i vecchi modi, oltre il proprio piccolo orticello, per muoversi in direzione di una rifondazione della gestione della cosa pubblica, dell’interesse nazionale, abbandonando il proprio piccolo “particulare” (Guicciardini docet). Gli elettori M5S  gli hanno ricordato che gli eletti rappresentano la nazione e non occupano una poltrona, pardon uno scranno in parlamento. E per farlo occorre coraggio perché la visione del mondo e della vita che si ha è condivisa da chi ti ha votato, ma la parola coraggio sembra scomparsa dalla weltanschauung (visione del mondo e della vita, ndr) della politica nazionale: il 25 febbraio, ad esempio, il Pd, auto – proclamato vincitore, non ha trovato un volto noto per commentare le lezioni sul programma di punta della Tv di Stato; nemmeno una di quelle facce che imperversavano, con toni a volte da “masaniello” nei giorni della campagna elettorale è comparsa.  Ne vedremo delle belle, vista anche l’irriverenza dell’elettorato M5S che ancora una volta come chi tenendo l’alloro della vittoria ricordava al comandante in trionfo: «Memento mori! Memento te hominem esse! Respice post te! Hominem te esse memento!» (in italiano suonerebbe più o meno così: “Ricordati che devi morire! Ricordati che sei un uomo! Guardati attorno! Ricordati che sei solo un uomo!”) urla nelle sorde orecchie dei laudatores temporis acti.

Ah proposito di facce scomparse, quella del presidente della Camera dei Deputati, nonché guida del Fli, on. Gianfranco Fini scompare dalla vita parlamentare. A nostro avviso si tratta di un altro fatto politico importante: la destra tradizionale italiana scompare dalla scena nazionale, con una “illacrimata sepoltura” da parte di tutti, commentatori e attori. In questo si unisce ad una similare sorte subita dal comunismo italiano, riapparso in diverse altre forme, ma “non più è la stessa cosa”, come direbbe Baricco.

Ah proposito di gerontocrazia e di perdita di appeal delle casacche tradizionali, forse con Renzi candidato sarebbero andate diversamente le cose? Ai posteri l’ardua sentenza. Ora ci teniamo l’instabilità governativa e un periodo di frenetica vita politica. 

Alla prossima!