
Le elezioni anticipate in Thailandia di domenica scorsa hanno segnato una decisa svolta a destra, con il partito conservatore Bhumjaithai che ha ottenuto la vittoria schiacciante, sovvertendo il progressista Partito Popolare, il cui predecessore aveva vinto con una lista anti-establishment nel 2023.
Bhumjaithai ha ottenuto circa 194 seggi su 500 nel parlamento, seguito dal Partito Popolare con 108, Pheu Thai con 78, Kla Tham con 58 e i Democratici con 20, secondo i risultati preliminari della Commissione Elettorale, con oltre l’85% dei voti scrutinati, riporta AT.
Bhumjaithai, partito monarchico, avrà bisogno di almeno uno, e forse due, dei partiti in testa alla classifica per assicurarsi la maggioranza e formare un governo stabile di oltre 270 seggi, resistente alle defezioni e ad altre forme ormai consolidate di manovre parlamentari.
Sulla base di questi risultati ancora preliminari, sarebbe probabile una coalizione Bhumjaithai-Peua Thai-Kla Tham come la formazione più probabile, con tutti e tre i partiti che si atteggiano a filo-establishment pur essendo profondamente radicati in reti clientelari provinciali.
Il Partito Popolare ha dichiarato prima del voto che sarebbe passato all’opposizione se Bhumjaithai avesse vinto, mentre i Democratici, che si aspettavano molto di più dei loro circa 20 seggi, hanno escluso di unirsi a qualsiasi coalizione che includesse il rivale Kla Tham, che ha superato le proiezioni vincendo seggi a livello nazionale nonostante fosse guidato da un trafficante di droga condannato.
Il risultato elettorale riflette, almeno in parte, un’ondata di sentimento nazionalista innescata dal conflitto di confine tra Thailandia e Cambogia, che ha visto in sella il leader di Bhumjaithai, Anutin Charnvirakul.
Il nazionalismo ha indebolito il messaggio riformista vincente del Partito Popolare, già Move Forward, del 2023, incentrato sul controllo e la limitazione del potere dell’establishment nella monarchia, nell’esercito e nei monopoli delle grandi imprese dopo quasi un decennio di governo diretto dai militari.
La decisione del partito progressista di attenuare quel messaggio, in parte per garantire la propria sopravvivenza dopo lo scioglimento nel 2024 per aver sfidato l’autorità reale, in parte in risposta al cambiamento di umore nazionale, è vacillato con una leadership meno carismatica rispetto al 2023, lasciandolo alla deriva.
Il successo di Bhumjaithai è dovuto anche al lungo e tenace impegno di Anutin nel forgiare alleanze con i clan politici provinciali, noti in thailandese come bahn yai, o “grandi case”, una strategia che ha permesso al suo partito, un tempo confinato principalmente al nord-est, di espandere il proprio potere e la propria influenza a livello nazionale, in gran parte a spese dell’ex colosso di Peua Thai.
Se la coalizione Bhumjaithai-Peua Thai-Kla Tham si formasse, un governo guidato da Anutin probabilmente si troverebbe ad affrontare una forte opposizione, forse un’indagine internazionale, sui presunti legami dei suoi partiti costituenti con i proventi illeciti provenienti da centri di truffe online gestiti da bande criminali cinesi in Myanmar, Cambogia e Thailandia stessa.
Bhumjaithai, Peua Thai e Kla Tham sono tutti accusati di legami, transazioni e fotografie con Ben Mauerberger, alias Ben Smith, che nega le accuse, accusato di aver riciclato fondi provenienti da centri di truffe cambogiani attraverso la Thailandia.
Tommaso Dal Passo
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