Teheran attacca l’Interpol

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IRAN – Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi ha criticato l’Interpol per aver dichiarato che i mandati di cattura internazionali (le note rosse) su sei iraniani sospettati di coinvolgimento in un attacco terroristico contro una organizzazione ebraica di Buenos Aires rimangono attivi.

Ali Akbar Salehi ha sostenuto che in base al protocollo d’intesa firmato tra Iran e Argentina per collaborare alle indagini del mortale attentato contro il centro ebraico Amia avvenuto il 18 luglio 1994 (85 morti e numerosi feriti) a Buenos Aires, l’Interpol avrebbe dovuto «eliminare le accuse contro le autorità iraniane », tra gli accusati figura l’attuale ministro della Difesa, Ahmad Vahidi.

La dichiarazione rilasciata all’Irna, l’agenzia di stampa statale iraniana, si scontra con la posizione del governo argentino che il 15 marzo si è detto soddisfatto del mantenimento dei mandati e con il fatto che la stessa Interpol avevsa definito “positiva” la cooperazione tra i due Paesi. 

Saheli ha ribadito che l’Iran non ne è responsabile e che Teheran ha condannato l’attacco terroristico contro il centro ebraico e si è impegnata a «lavorare congiuntamente con il governo argentino per risolvere la questione, in base al memorandum firmato dai rappresentanti dai due governi».

Alla domanda sugli interrogatori di funzionari iraniani di alto livello, Salehi ha detto: «una delle questioni su cui abbiamo raggiunto un accordo con il governo argentino nel memorandum è che”, aggiungendo che i tentativi fatti da chi vuole isolare l’Iran non riusciranno».

Il memorandum d’intesa è stato firmato il 27 gennaio in Etiopia da Salehi e il suo omologo argentino Hector Timerman ed è inteso a creare una Commissione per venire a capo del crimine.