Teheran 1979 – Tunisi 2013?

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TUNISIA – Tunisi. Il 28 marzo, a Tunisi, Beji Caid Essebsi, ex primo ministro tunisino e uno dei leader dell’opposizione ha accusato Ennahda del mettere in pericolo il paese dopo la rivoluzione, insistendo sul fatto che l’ideologia islamista del partito al governo impedisce la costruzione di un più ampio consenso.

Essebsi, presidente di Nida Tounes, una coalizione politica laica, ha detto che quando Ennahda ha vinto ottenendo la “maggioranza relativa” alle elezioni di ottobre 2011, non aveva intenzione di governare ma di partecipare al processo politico, assieme ad altri partiti. Poi, spinto dai risultati ottenuti all’Assemblea Costituente, Ennahda ha pensato di creare una coalizione con altri due partiti simili. Essebsi ha usato questi argomenti, durante una conferenza organizzata dal Centro per la democrazia, lo sviluppo e la Stato di diritto della Stanford University a Tunisi.

 

La leadership di Ennahda ha respinto la sua critica afferma che non era basata su fatti, ma su affermazioni non dimostrate. Figura politica di primo piano fin dall’indipendenza della Tunisia, Essebsi è un personaggio intrigante. Nel 2011, ha servito come primo ministro subito dopo la rivoluzione. Per alcuni, rappresenta il passato dittatoriale, e la repressione. Altri gli danno credito per rialzare la bandiera laicista della rivoluzione.

Essebsi ha definito l’islamismo come un movimento che considera l’Islam una ideologia politica che mira all’islamizzazione della società e alla creazione di uno Stato islamico. Per Essebsi, Ennahda, una volta salito al potere, ha sì tentato di costruire un’alleanza con i partiti laici e socialisti: «Una coalizione innaturale», l’ha definita l’ex premier. I governi islamici non possono governare all’interno di una coalizione. L’Iran è l’esempio: dopo la rivoluzione del 1979, i partiti islamisti hanno iniziato a governare in coalizione con gli altri, ma poi li hanno eliminati fino a diventare uno stato islamico.

«Abbiamo un partito politico che vuole governare da solo», ha detto di Ennahda, dopo aver dichiarato di essersi sbagliato nel suo primo giudizio sul partito.

In passato, infatti, Essebsi ha definito Ennhada un partito di centro, moderato: «Ho sbagliato», ha detto, «è davvero diverso da quello che pensavo». Ora lo vede come un partito islamista che non può cooperare con gli altri e non può accettare opinioni diverse.

 

Invece di lavorare verso il cambiamento democratico, ha detto, il governo è stato distratto da dibattiti religiosi e politici come l’applicazione della sharia come base per la costituzione o sulla ridefinizione dello status delle donne, non pari ma complementare. Essebsi ha sì ringraziato Ennahda in ultima analisi per non essere andati fino in fondo a simili iniziative, ma ha detto che con queste distrazioni, il paese non è stato in grado di «fare un passo in avanti».

Inoltre, ha detto che le sollecitazioni economiche, che hanno contribuito a scatenare la rivoluzione, sono ancora presenti. Ci sono 700.000 persone senza lavoro, e di questi 250.000 sono laureati. Essebsi ha poi aggiunto che è essenziale gestire le risorse del paese correttamente, sfruttando la sua posizione geografica, con un accesso a mercati di diversi continenti.

«Siamo in grado di sopravvivere solo se siamo aperti al resto del mondo», ha detto. Ha anche aggiunto che la sicurezza in Tunisia si trova nella stessa situazione della vicina Libia.

Essebsi  è stato consigliere di Habib Bourguiba, dopo l’indipendenza, e ha ricoperto incarichi sotto l’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, che è stato spodestato ai moti rivoluzionari. Essebsi vede la direzione in cui il paese si sta muovendo: occorre difendere l’eredità della Tunisia degli ultimi 50 anni, un paese moderno e moderato. In particolare, ha osservato che uno Stato moderno non significa uno “stato laico”, citando che nella costituzione della Tunisia, l’Islam è identificato come la religione del paese e l’arabo come lingua. La Tunisia è un paese musulmano ed è stato così per secoli, ha detto.

  • «Io faccio una distinzione tra Islam e islamismo», ha detto.

Ha ricordato che gli islamisti non hanno partecipato alla rivoluzione e non ci sono stati slogan religiosi sollevate nelle rivolte, ma gli attuali governanti dicono di rappresentare il governo della rivoluzione. «Io stesso non ho partecipato alla rivoluzione», Essebsi ha riconosciuto, ma ha detto che non vuole che coloro che non hanno partecipato se ne impossessino per i propri scopi.

Egli ha interpretato le dimissioni del Primo Ministro Hamadi Jebali come un segno che Ennahda aveva fallito. Il tentativo di Jebali è arrivato dopo l’assassinio del leader dell’opposizione Chokri Belaid a febbraio 2013. Essebsi ha detto che il nuovo governo guidato da Ennahda è essenzialmente lo stesso di quello precedente.

Ha poi detto che Ennahda non è il nemico, è parte del mondo politico, ma se vuole giocare un ruolo, allora il partito deve adottare una “cultura del dialogo”: «Noi non siamo nemici, abbiamo solo opinioni diverse», ha detto.

Said Ferjani, portavoce di Ennahda e membro dell’ufficio politico, ha respinto la descrizione del partito fatta da Essebsi. «Ennahda ha rifiutato di essere etichettato come “islamista” secondo la connotazione occidentale dell’islamismo». 

Ci sono ancora i resti del vecchio regime nel sistema politico, nella burocrazia e altrove, secondo Ferjani «Abbiamo una mancanza di cultura democratica tra le varie fasce di élite».

Il fatto che Ennahda abbia costruito una coalizione con altri due partiti è un segno che può creare consenso tra persone diverse, ha aggiunto Ferjani.