Task Force anti Fake News VS Articolo 21 Costituzione?

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Il governo vara una task force contro le fake news del web

«Il nostro obiettivo non è in nessun modo quello di esercitare censure o limitare la libertà di espressione o il diritto dei cittadini di informarsi. E quindi non è nostra intenzione assegnare patenti di veridicità alle notizie». È con queste parole che il gruppo di esperti nominato dal sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella per monitorare e identificare le fake news relative all’emergenza Coronavirus, al termine della loro prima riunione che si è tenuta oggi, rispondono indirettamente alle polemiche che l’istituzione della task force di Palazzo Chigi ha suscitato, soprattutto dal fronte politico.

Vengono ingaggiati giornalisti di varie testate nazionali

Il loro contributo, spiegano facendo esplicitamente riferimento al mandato istituivo dell’unità di monitoraggio, «sarà supportare le istituzioni attraverso proposte, analisi e strumenti che facilitino la diffusione di informazioni scientificamente affidabili sull’emergenza sanitaria, nella convinzione che il miglior contrasto alla cattiva informazione sia la capacità di ciascun cittadino di saper trovare da sé le notizie e le risposte di cui ha bisogno». Con due parole d’ordine per il loro impegno: “spirito di ascolto e volontà di inclusione”. Lo assicurano Riccardo Luna, Francesco Piccinini, David Puente (poi escluso nda), Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Giovanni Zagni, Fabiana Zollo, Roberta Villa, ovvero i componenti di esperti della task force, in una nota firmata da tutti. «Faremo attenzione alle richieste dei cittadini, cercando di individuare gli strumenti più efficaci per fare sì che gli interrogativi che nascono in questi tempi di grande incertezza e preoccupazione trovino risposte nella scienza e lavoreremo affinché, nell’ambito dell’interlocuzione istituzionale con le grandi società tecnologiche, si possano individuare le soluzioni più efficaci per contribuire a migliorare l’ecosistema informativo».

Tra le misure adottate per fronteggiare l’emergenza, nasce nel Governo la necessità di arginare le informazioni non in linea con il Comitato tecnico Scientifico che si esprime ufficialmente in televisione con i quotidiani bollettini della Protezione Civile e le conferenze, a volte improvvise, il sabato sera in “peak time” di Conte premier. Negli stessi giorni in Rai, il consulente ufficiale è il professor Roberto Burioni, portavoce del Patto Trasversale per la Scienza, con cui l’emittente di Stato ha stretto un accordo.

Nei vari talk show televisivi l’informazione è assicurata dall’alternanza di epidemiologi di diverse opinioni, ma il problema è il web. Circolano notizie fantasiose sulla natura del virus, si parla di complotti, si dice che il virus è stato creato in laboratorio, che l’OMS sconsiglia l’uso delle mascherine, che l’OMS è d’accordo coi cinesi, addirittura che il virus non esiste. Bill Gates…

Ad oggi non è dato sapere se la task force anti bufale abbia funzionato, cosa abbia fatto e se esista ancora. Crediamo di sì. Ma non sappiamo quali indicazioni siano state date ai programmatori web, né chi siano e come abbiano agito. Sicuramente da allora qualcosa è cambiato come se, nostra illazione, la task force sia stata formata per giustificare azioni già decise.

Crediamo non si possa negare che la confusione su Covid19 nasca dal fatto che nessuno al mondo ne sa ancora niente di preciso. La scienza non è divisa come la si dipinge, ma va per tentativi, come è proprio degli sperimentatori e come storicamente dimostrato da ogni pandemia. Tra l’altro la reazione degli umani del 2020 non è diversa da quella del 1918 riguardo la Spagnola. La scienza ha oggi tempi di reazione, mezzi tecnici e mediatici immensamente più veloci di 100 anni fa, ma le misure di contenimento e prevenzione per ora sono identiche: mascherine, igiene, distanziamento.

Dunque perché tra le varie emergenze, vi è quella di censurare opinioni per lo più sgangherate, ma opinioni, che fino a prova contraria valgono quelle della scienza ufficiale? Perché, in assenza di prove scientifiche, Burioni sì e Panzironi no a prescindere?

Perché forse, ci azzardiamo, è evidente a popolo e governanti che la gestione del virus è cosa politica, e non riguarda semplicemente la salute del 2\3% dell’intera popolazione di umani infettati sull’intero Pianeta Terra.

Molti studi suggeriscono che il numero reale di persone entrate in contatto con il SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la COVID-19, sia di gran lunga superiore ai casi registrati. Tuttavia, se si allarga lo sguardo alla popolazione globale, la prospettiva cambia: secondo i risultati delle prime indagini sierologiche coordinate dall’OMS, soltanto una piccola parte degli abitanti del mondo – forse il 2% o il 3% – avrebbe avuto la COVID-19.

Si tratta di una percentuale di molto inferiore alle aspettative, che se fosse confermata, indicherebbe che la maggior parte dei terrestri è ancora vulnerabile all’infezione.

«…ancora vulnerabile all’infezione». Questa inquietante conclusione non vuol dir nulla a livello scientifico. Mentre a livello mediatico dice molto: la paura.

Il punto è proprio questo: chi decide cosa è una “fake news” e quale no? Chi ci dice che la frase «…ancora vulnerabile all’infezione» è una ovvietà, una leggerezza oppure un imprinting? E poi chi ci dice che tra le varie “fake news”, proprio per il fatto che non ne sappiamo nulla di questo virus, non vi siano anche alcune tra quelle sposate – magari in modo inconsapevole vogliamo credere – proprio dall’informazione istituzionale?

Qualsiasi persona logica, proprio a partire dagli esperti ingaggiati nella “task force anti fake news”, su questo non può obiettare.

Ma noi obiettiamo le seguenti domande

1 – Perché il comitato della task force nasce per difendere una compattezza d’opinione non essendoci, scientificamente, un’opinione? Vale a dire: che la terra non sia piatta è una certezza, mentre, ad esempio, nessuno può dire con certezza se il virus sia stato diffuso artificialmente o meno. Nessuno.

2 – Perché rappresentanti del mondo dei media possono fare valutazioni, (pseudo) scientifiche sulle notizie apparse nel media del web? È una contraddizione in termini. Infatti le notizie trasmesse come credibili da testate che riportano i quotidiani risultati di varie ricerche scientifiche mondiali – tutte da verificare e a volte contraddittorie – non hanno al momento molto più valore, se non in termini ideologici, di quelle che essi stessi imputano come demenziali ai ciarlatani del web. E dunque: quale è la fonte? Quali le basi e i risultati? Quale la verità? Non lo sappiamo. In ogni caso non lo sappiamo.

Come decidere allora, e su che basi, chi sono i ciarlatani? Chi lo fa? I politici, i giornalisti, gli scienziati, i ciarlatani stessi o il pubblico? Chi decide che la Terra è una sfera? Eratostene e Aristotele certamente. Ma quali danni fa chi dice che la terra è piatta? Al massimo si schianta nel deserto del Nevada. Il punto è che i terrapiattisti fanno notizia soprattutto per chi li sbeffeggia. Molto facile.

Al contempo però siamo stati spettatori di eventi e notizie molto più impattanti della “terra piatta”, e sulle quali nessuno dei giornalisti in questione si è chiesto se porre un controllo o meno, ma anzi le hanno diffuse in tempo reale. Derivano da fonti politiche e istituzionali. Ricordiamo qui solo un paio tra le più decisive in Italia: l’aperitivo del segretario del PD e la fuga da Milano alla notizia della chiusura dopo poche ore.

A queste, per assonanza, si aggiungono i dati diffusi quotidianamente dalla Protezione Civile, vissuti come lo stato dell’arte della pandemia, in realtà frutto di mille falle, ritardi, approssimazioni. Assolutamente non scientifici. Era il meglio che si poteva fare naturalmente. Ma nessuno ha detto che si trattava di ipotesi, di proiezioni, di tentativi. Sono stati considerati verità quando non lo potevano essere.

3 – Perché, dopo la costituzione della task force in questione, i siti definiti “complottisti” sono spariti dalle prime pagine di Google? Se oggi si digita “complotto covid” su Google la prima pagina è tutta dei “debunker”.

Come a dire che se non c’era il rigore per la Juventus tutti i primi siti visibili dicono che il rigore c’era, eccome se c’era. I tifosi di Inter, Milan e Roma parlerebbero di censura.

4 – Perché, e qui ci lanciamo in una osservazione politica poco verificabile e abissale, il governo ha deciso di “censurare” il web?

5 – E infine perché il combattere le cosiddette “fake news” dell’informazione dal basso (quella alternativa, quella dei cittadini), ha assunto un valore positivo? Di pace sociale? Di correttezza comportamentale?

La risposta, come diceva Corrado Guzzanti “è dentro di voi”, e come diceva Aldous Huxley “è fuori di voi”. Ma non è mai sbagliata, è sempre giusta.

Riccardo Mazzon

LE STORIE

COVID 19, L’altra storia. Il mondo di Stella

Stella è una adolescente di 16 anni e il suo mondo è la scuola. Trova la TV estremamente noiosa e tutto quello che riesce a guardare in Tv sono le trasmissioni di cucina e quelle dei ragazzi aspiranti cantanti e ballerini.

Le sue amiche sono il bene più prezioso che ha è con loro che cresce, litiga, si confronta e fa pace. Un giorno è arrivato COVID 19: un virus. Ma cos’è un virus? Boh! All’inizio tutto questo non ha molta importanza alla fine stare a casa da scuola ha i suoi vantaggi: le lezioni non iniziano prima delle 09.00 non è necessario fare la doccia visto che nessuno ti è fisicamente vicino, niente tragitti in bus o peggio in auto con mamma.

La sera si sta svegli fino a tardi e non potendo uscire si possono guardare una serie infinita di telefilm. Il fatto è che prima o poi tutto viene a noia.

Per non parlare poi delle lezioni. Davvero ridicole. La banda, quella di internet, non ha mai retto fino in fondo, ogni tanto qualcuno veniva espulso dal collegamento, anche a Stella è successo. In più occasioni le è successo di dove seguire solo con l’audio, e a quel punto, perché non fare anche uno spuntino.

Il vantaggio del Covid 19 si chiama tablet, sì perché per partecipare alle lezioni ci voleva un collegamento virtuale personale, pena la fuoriuscita dall’aula virtuale. I mesi a casa sono passati così: nel tentativo di comunicare con il mondo senza per altro riuscirci. Acquisto di abiti on line, acquisto di abbonamenti a serie televisive, sperimentazione di tutte le tisane in commercio.

Molti amici se la sono passata peggio, soprattutto quelli con i genitori cassa integrati,  loro non hanno avuto budget extra. Sono stati tutto il tempo sui social a cercare di capire che cos’è ‘sto virus.

Sono uscite le teorie più diverse: è una malattia che viene dai pipistrelli, no dai cani, no dai gatti. Si trasmette all’uomo che mangia i pipistrelli che poi la passa ad altri, anche se non hanno mangiato il pipistrello.

Si muore una volta contratta la febbre, no muoiono solo i vecchi. No muoiono i vecchissimi e quelli quasi vecchi che stanno già male. È una malattia incurabile ma qualcuno viene miracolato. Sì ci sono delle cure ma non funzionano, alcune funzionano ma non si usano perché le lobby non vogliono.

Vabbè alla fine si è capito che è tutta una questione di soldi e avidità, solite stronzate da adulti. E come ammazziamo il tempo? Giriamo i video dei balletti che poi mandiamo on line sul social, quello cinese, poi ci facciamo votare.

Ma poi perché a Roma stiamo a casa se a essere malati sono a Milano? Boh?  E quando usciremo? Ad Aprile. No i miei dicono a Maggio. In realtà poi fu giugno.

La cosa più difficile era trovare dei punti di incontro con i genitori, a casa, entrambi, per via di COVID 19. Sì tutti insieme appassionatamente. Un vero incubo. Meno male che c’è Mel, il cane che a turno se li porta fuori. Poveretto il più stressato di tutti alla fine del coprifuoco.

Secondo mamma il COVID 19, lo hanno detto in Tv è pericolosissimo e con tutti i morti che ci sono bisogna stare blindati dentro casa. Dobbiamo lavarci tutti le mani, ogni cosa che facciamo, usare il detergente con il disinfettante, nessun esce o entra, e se  si esce poi vanno lasciate le scarpe a decantare il virus sulle scale.

A me  venuta l’allergia alle mani a furia di lavarmi per qualsiasi cosa. Inizialmente non sapevamo cosa fosse, poi a giugno il medico ha detto: smettete di usare i disinfettanti per le mani!

Secondo papà è tutta una montatura. Una cosa voluta da chi vuole trarre profitto da una situazione critica. Per papà non è che la malattia non ci sia ma è tutto esagerato lo ha sentito su una Tv nuova che c’è solo su internet.

Alla fine è arrivato giugno, la scuola è finita e finalmente con maschere e guanti si esce di casa. Le amiche hanno un po’ paura ad abbracciarsi, nessuna ha fatto il tampone anche se stanno tutte bene. Una cosa ha notato tutte hanno la mascherina in tinta con la gonna.