
La Svizzera è l’ultimo Paese ad aggiungersi alla lunga lista di Paesi Europei e dell’Asia Centrale che hanno approvato ed introdotto legislazioni apposite per vietare di coprirsi il viso in pubblico, comprendendo quindi l’uso di indumenti islamici come il burqa, il nibaq e l’hijab, i vestiti tradizionalmente usati dalle donne musulmane per proteggere i capelli o anche il viso dalla vista degli uomini. Il divieto di niqab pubblico in Svizzera entrerà ufficialmente in vigore il 1°gennaio 2025.
Il Consiglio federale svizzero ha affermato in una dichiarazione di aver fissato l’inizio del divieto, di indossare il niqab, comunemente noto come “divieto di burqa”, e che chiunque lo infranga illegalmente in un luogo pubblico rischia una multa fino a 888 sterline, circa 1.000 franchi svizzeri. Il governo però ha sostenuto che il divieto non si applica agli aerei o alle sedi diplomatiche e consolari e i volti possono essere coperti anche nei luoghi di culto e in altri luoghi sacri. La misura di rendere irriconoscibile il viso nei luoghi pubblici era già stata approvata di misura in un referendum nazionale del marzo 2021 e recepito con una modifica della legge federale approvata dal parlamento svizzero nel 2023, che però aveva incontrato forti critiche da parte delle organizzazioni musulmane. È stata sostenuta dallo stesso gruppo politico, il Partito Popolare Svizzero, che aveva guidato il divieto del 2009 di costruire nuovi minareti in Svizzera.
Un certo numero di paesi hanno imposto il divieto di indossare il niqab in pubblico. Antesignana d’Europa la Francia fra il 2010 e 2011 con il disegno di legge che proibisce l’uso del velo integrale. Da considerare che la Francia è il paese UE con la più alta percentuale di popolazione di religione musulmana ed è stata anche la prima nell’Unione europea a limitare i simboli religiosi nei luoghi pubblici. Dal 2004, infatti, l’uso del velo è stato vietato nelle scuole statali francesi, con l’uso di questo indumento che era consentito solo nelle scuole e nelle università musulmane dove la legge sui simboli religiosi non era in vigore.
In Belgio nel 2011 è entrata in vigore la legge che proibisce l’uso pubblico del velo integrale, incluso il burqa e il niqab, diventando così il secondo Paese nell’UE, a stretto giro dopo la Francia, ad aver impedito l’uso di questi indumenti.
Si è poi atteso il 2016, quando il parlamento bulgaro ha approvato per legge il divieto di utilizzare il velo islamico negli spazi pubblici, facendo riferimento al burqa o il niqab. Le infrazioni comportano multe di 200 lev bulgari, poco più di 100 euro, che arrivano a 1.500 lev per infrazioni ripetute. Generalmente le donne musulmane in Bulgaria hanno sempre indossato solo un semplice velo per coprire i capelli, ma in quelli anni si era rilevato un aumento del numero di donne che indossavano il niqab tra le comunità musulmane ultra-conservatrici della minoranza rom.
La Lettonia aveva seguito la Bulgaria nel 2017 con il divieto di indossare abiti che coprono il viso nei luoghi pubblici. L’allora ministro della giustizia Dzintars Rasnacs giustificò l’applicazione di questa norma dichiarando che serviva «non solo per garantire l’ordine pubblico, ma anche per proteggere la tradizione culturale della Lettonia».
L’Austria si è aggiunta nel maggio 2018 con l’approvazione da parte del parlamento austriaco di una legge che proibisce alle ragazze musulmane tra i 6 e i 10 anni di indossare il velo nelle scuole elementari, considerandola discriminatoria. Dal novembre dello stesso anno, il velo islamico è stato vietato anche alle ragazze di età inferiore ai sei anni nei centri di assistenza all’infanzia nel paese. Da osservare che già nel 2017 il governo aveva vietato il velo integrale negli spazi pubblici, limitando l’uso di simboli religiosi tra i funzionari per garantire la neutralità dello Stato e porre il veto a determinate campagne di proselitismo salafita -ultraconservatori islamisti.
Sempre nel 2018 in Danimarca è entrato in vigore il divieto di burqa e niqab nel mezzo delle proteste delle donne musulmane credendo che la regola avesse limitato i loro diritti.
Nei Paesi Bassi il dibattito politico sull’argomento è durato quindici anni, con diverse tappe, fra cui quella del 2016 in cui la Camera bassa del parlamento olandese aveva votato con un ampio margine a favore del divieto del burqa e del niqab in alcuni luoghi pubblici, legge che segue la legislazione simile in Belgio e Francia, con il governo che però insisteva sul fatto che la decisione era legata a motivi di sicurezza; fino ad arrivare alla approvazione definitiva nel giugno del 2018. Tuttavia solo dal 2019 in Olanda è proibito indossare il burqa integrale negli spazi pubblici, sui trasporti pubblici, nelle scuole, negli ospedali e negli edifici pubblici dei Paesi Bassi indumenti che coprano interamente il volto, tra questi sono stati messi al bando anche il niqab, caschi protettivi e passamontagna. Le violazioni prevedono una multa di 150 euro.
Vi sono invece altri nazioni dell’UE in cui non vi è una legge statale specifica sul tema. Ad esempio in Germania, alcuni stati federati vietano agli insegnanti di usare l’hijab (velo islamico) e qualsiasi altro simbolo religioso o politico, ma gli studenti possono coprirsi la testa. In Italia, invece, dal 1975 esiste una legge in Italia che vieta di avere un viso e una testa completamente coperti negli spazi pubblici con veli o caschi da motociclista, ma non fa riferimenti specifici ad abiti musulmani. In Spagna non esiste una legislazione sull’uso del velo islamico negli spazi pubblici e le formazioni politiche hanno intensificato il dibattito sull’opportunità di approvarlo, soprattutto dopo che diversi comuni (in Catalogna, Andalusia e a Madrid) hanno vietato l’uso di burqa e niqab nelle strutture municipali. Per finire, nel Regno Unito non esiste una legge che vieti l’uso del velo islamico o di qualsiasi simbolo religioso e il governo conservatore si è ripetutamente opposto alla legislazione in materia.
Passando all’Asia Centrale, anche lì si è assistito ad una stretta contro l’Islam radicale. Il Tagikistan in testa, seguito da altri Paesi dell’area, ma anche dal Daghestan nel Caucaso, stanno imponendo misure molto restrittive contro la cultura islamica per far fronte alla crescente radicalizzazione a cominciare dal divieto dell’hijab o niqab, oppure limiti alla celebrazione delle festività religiose. Queste leggi, criticate fortemente dalle comunità islamiche presenti nella regione, si sono rese necessarie dopo il coinvolgimento in stragrande maggioranza di tagiki in diversi attentati fra cui quello al Crocus in Russia. Si pensi perfino che il Grand Mufti del Daghestan in persona ha vietato il niqab, seppur temporaneamente.
Infine, dal Nord Africa, due Paesi a confronto: la Tunisia e la Libia. Nel primo il niqab è fuorilegge dal 2019 nelle istituzioni pubbliche per motivi di sicurezza, decisione che segue un attentato suicida di un militante islamico a Tunisi. Da notare che il permesso di indossare l’hijab e il niqab era stato concesso solo 2011 dopo un divieto durato parecchi decenni sotto i presidenti laici che avevano rifiutato tutte le forme di abbigliamento islamico, ma già nel 2014 la polizia era incaricata di rafforzare la supervisione dell’uso del niqab come parte delle misure antiterrorismo, per prevenirne l’uso come travestimento o per sfuggire alla giustizia. La Libia, al contrario, va in controtendenza in senso integralista, non dissimile dalle politiche dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan, con il recente annuncio del Ministro dell’Interno del GNU Imad Trabelsi dell’imminente attivazione di una polizia morale per respingere comportamenti in contrasto con i valori della società recente, ampiamente criticata e contestata in quanto lesiva del diritto alla libertà di espressione, una violazione della privacy, dell’indipendenza e una minaccia e una restrizione alle libertà personali. Ha anche suggerito di costringere le donne a ottenere il permesso dai loro tutori maschi prima di viaggiare all’estero oltre a chiedere l’obbligo del velo per le donne.
Paolo Romano
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/










