SVIZZERA. DAESH è una minaccia primaria per l’Europa

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I servizi di sicurezza svizzeri hanno avvertito che un attacco terroristico da parte dell’ISIS in Europa è “probabile”, nel loro rapporto annuale di intelligence. Il rapporto afferma che il gruppo terroristico rimane una “forza dominante”, ma mette anche in guardia contro la nuova minaccia rappresentata dagli estremisti di sinistra, per le preoccupazioni che stanno cercando di prendere il controllo del movimento Black Lives Matter.

Il Federal Intelligence Service, Fis, ha pubblicato questa settimana il suo rapporto annuale sulla sicurezza, sollevando preoccupazioni sui gruppi terroristici islamisti nel Paese e sulla minaccia di ritorno dei combattenti, riporta The National.

A settembre, la Svizzera ha subito il suo primo attacco Daesh sul territorio nazionale quando un presunto estremista ha ucciso un portoghese fuori da un negozio di kebab. Il presunto aggressore era appena uscito di prigione ed era noto alla Fis da almeno tre anni. «La prima metà del 2020 ha già visto più atti di violenza motivati dalla jihad rispetto all’anno precedente, e la maggior parte di essi sono stati perpetrati da aggressori solitari con coltelli», si legge nel documento. «Il recente omicidio di Morges, avvenuto a settembre, si inserisce in questo schema». Si tratta del primo attacco terroristico in Svizzera dal 2011 e del primo attacco terroristico a sfondo jihadistico sul suolo svizzero.

«Nel contesto del terrorismo jihadista, l’Isis continua a essere la forza dominante. Sono probabili ulteriori attacchi in Europa – ispirati in primo luogo da questo gruppo terroristico (…) In Svizzera la minaccia terroristica è accresciuta, ma pur essendo tra i Paesi considerati obiettivi legittimi dai jihadisti, non è in cima alla loro lista», continua il documento Fis.

L’intelligence elvetica ha avvertito che la minaccia rappresentata dal ritorno di combattenti stranieri dell’ISIS non può essere ignorata: «La deradicalizzazione e il reinserimento nella società svizzera potrebbe essere un processo lungo e, in alcuni casi, potrebbe anche essere inutile (…) I rimpatriati potrebbero rimanere fedeli alla loro ideologia jihadista, radicalizzare il loro ambiente e pianificare, organizzare o realizzare attacchi terroristici. Inoltre, alcuni potrebbero aver acquisito esperienza di combattimento e competenze specifiche che potrebbero utilizzare per svolgere attività terroristiche. Il rischio a lungo termine di individui che sono tornati dalla jihad attraversando i confini dello Stato e facendo rete con gli altri non deve essere ignorato. Di conseguenza, gli interessi della sicurezza della Svizzera potrebbero essere influenzati anche dal ritorno di jihadisti in viaggio da altri Stati europei».

La minaccia terroristica in Svizzera ha raggiunto un livello elevato dal novembre 2015 e, sebbene l’Isis sia la minaccia predominante, il rischio rappresentato da Al Qaeda “persiste”, afferma il Fis: «La minaccia jihadista per la Svizzera rimane elevata. Ci sono da aspettarsi attacchi (…) Vi è una gamma diversificata di possibili scenari, dato che la minaccia terroristica jihadista si sta diffondendo sempre più. In Svizzera, gli attacchi a obiettivi “soft”, come i mezzi di trasporto o i raduni di persone, che comportano uno scarso dispendio organizzativo o logistico, restano la minaccia più probabile. È più probabile che tali attacchi siano perpetrati da soli o da piccoli gruppi».

Antonio Albanese