SVIZZERA. Berna alle urne vota no alle emissioni zero entro il 2050

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Mario Draghi e Joe Biden hanno un obiettivo comune. Dare vita a una vera battaglia per migliorare le condizioni climatiche nel mondo. Entrambi hanno messo nero su bianco nei loro programmi il desiderio di dare vita a una politica green. Proposte che sono state discusse anche al G7, e dove il 13 giugno le nazioni partecipanti al summit hanno deciso di intensificare l’azione sui cambiamenti climatici e hanno rinnovato l’impegno a raccogliere 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a ridurre le emissioni.

Le iniziative, anche se salutate con gioia soprattutto dagli ambientalisti sono state criticate dagli stessi che hanno lamentato la mancanza di dettagli ai piani green mondiali. A muoversi in senso contrario rispetto ai BIG dell’economia gli elettori svizzeri che rifiutano le proposte per ridurre le emissioni di carbonio della nazione chiamati alle urne con un referendum hanno respinto in toto le proposte del governo.

Le misure, tra cui una tassa sul carburante per auto e un biglietto aereo, sono state considerate fondamentali per aiutare il paese a raggiungere il suo obiettivo di riduzione delle emissioni ai sensi dell’accordo di Parigi, ma in Svizzera poco più del 51 per cento degli elettori si è opposto alla legislazione.

I critici hanno sostenuto che le nuove misure aumenterebbero i costi aziendali e non aiuterebbe l’ambiente perché la Svizzera è responsabile solo dello 0,1 per cento delle emissioni globali di carbonio. Il risultato è stato un duro colpo per il governo svizzero, che entro il 2030 punta a ridurre le emissioni del Paese alla metà dei livelli degli anni ’90.

Il ministro dell’Ambiente svizzero Simonetta Sommaruga ha affermato che sarebbe “molto difficile” raggiungere l’obiettivo e diventare a emissioni zero entro il 2050. Gli elettori svizzeri hanno respinto altre due proposte ambientali riguardanti l’uso di pesticidi in agricoltura, sebbene tali risultati fossero ampiamente previsti.

Domenica sono stati approvati referendum separati su una nuova legge antiterrorismo e sul sostegno finanziario alle imprese durante la crisi sanitaria globale. Il sistema di democrazia diretta della Svizzera significa che tutte le principali decisioni nel paese vengono prese alle urne. Adesso la parola passa agli attivisti che devono raccogliere 100.000 firme per garantire un voto a livello nazionale.

Lucia Giannini