SVEZIA. Sotto scacco… armato

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Se l’omicidio del critico dell’islam Salwan Momika, noto per aver organizzato raduni per bruciare copie del Corano in Svezia, in diretta su TikTok il 29 gennaio nel suo appartamento in Svezia aveva già destato molto clamore, la sparatoria nella scuola di Örebro avvenuta il 04 febbraio ha sconvolto il Paese, che in pochi giorni si è ritrovato coinvolto in omicidi plurimi ed in quello che è stato definito dal premier svedese Ulf Kristersson l’attacco con più vittime sul suolo svedese e il peggior omicidio di massa nella storia del Paese. In questo contesto già problematico si aggiungono i rapporti particolarmente tesi con l’Iran e la comunità iraniana nel Paese.

Salwan Momika, 38 anni, era una figura controversa. Un immigrato assiro iracheno che era balzato agli onori di cronaca nel 2023 per aver bruciato e profanato il Sacro Corano in diverse occasioni pubbliche, provocando una grande indignazione tra i musulmani, riuscendo quasi a sabotare l’ascesa nella NATO di Stoccolma facendo infuriare Erdogan con le sue trovate. Per questo motivo era anche finito, insieme a Salwan Najem, a processo in quanto nell’agosto del 2024 i procuratori svedesi hanno dichiarato che i due avevano commesso “reati di agitazione contro un gruppo etnico o nazionale” quattro volte distinte contraddicono chiaramente la legge sulla libertà di espressione, la stessa legge che ha permesso che si verificassero i roghi del Corano. Il verdetto avrebbe dovuto essere annunciato proprio il 30 gennaio. Un altro imputato nel caso ha scritto sui social media dopo l’omicidio: “Il prossimo sono io”. Momika ha causato gravi danni allo Stato come l’ambasciata bruciata in Iraq o l’aumento del livello di allerta terroristica. Inoltre va detto che gli islamisti radicali avevano ripetutamente minacciato ritorsioni e di ucciderlo. Le autorità della sua città natale, Al-Kufa, hanno persino offerto una ricompensa di 2 milioni di dollari e un Corano con una copertina fatta di 2 kg d’oro a chiunque uccidesse l’attivista.

La notizia dell’omicidio a colpi di arma da fuoco durante una diretta streaming dell’attivista anti-Islam da parte di uomini armati all’interno di un appartamento di un complesso residenziale nella zona di Hofjö nella città di Södertälje, a sud della capitale, è stata riportata dalla televisione svedese. Anche il leader del partito svedese Gustav ne conferma la morte avvenuta la sera del 29 gennaio. Sarebbe stato assassinato da estremisti islamici. In seguito, 5 persone sono state arrestate dalla polizia in relazione all’omicidio, tuttavia, l’1 febbraio l’ufficio del procuratore svedese ha annunciato il rilascio di tutti e cinque i sospettati. La morte di Momika ha suscitato reazioni ed effetti emulazioni anche all’estero: nel Regno Unito nel centro di Manchester un uomo ha bruciato il Corano in segno di protesta per l’omicidio. Un musulmano cerca di fermarlo, ma non ci riesce. Alla fine, l’attivista è stato arrestato dalla polizia; in Danimarca un politico danese-svedese di estrema destra, Rasmus Paludan, leader del partito politico nazionalista danese Stram Kurs, anch’egli ha bruciato una copia del Corano nella capitale danese Copenaghen.

Momika aveva vissuto una vita piena di contraddizioni: prima di lanciare una campagna contro l’Islam aveva partecipato alla battaglia contro l’ISIS a Mosul, in Iraq, dove aveva fatto brevemente parte della “Kataib Rouh Allah Issa Ibn Miriam”, una milizia cristiana sostenuta dalle Forze di mobilitazione popolare, PMU. In seguito ha fondato il suo movimento armato, ma non è riuscito a ottenerne il controllo ed era fuggito in Svezia come rifugiato. A ciò si aggiunge che affermava di essere ateo almeno dal 2017 ed aveva pubblicamente rinunciato al cristianesimo. Momika ha sempre sostenuto che le sue proteste erano dirette contro la religione islamica, ma non contro i musulmani. Inoltre, si apprende dalla socialsfera, che negli ultimi giorni di vita avrebbe esortato l’America a concedergli asilo ed avrebbe chiesto donazioni per questo. 

Il primo Ministro svedese Ulf Kristersson afferma che una potenza straniera potrebbe essere coinvolta nell’uccisione di Salwan Momika. È noto sin da maggio 2024, da quando il servizio di sicurezza svedese ne ha parlato pubblicamente, che l’intelligence iraniana finanzia e compie attacchi in Scandinavia tramite la banda “Kurdish Fox”, il cui quartier generale è in Svezia. Il governo iraniano stava utilizzando reti criminali all’interno del Regno svedese legate alla diaspora curda per compiere atti violenti contro altri stati, gruppi e individui, vale a dire israeliani e membri della diaspora iraniana in Occidente. I rapporti con la comunità iraniana sono sempre più tesi nell’ultimo periodo visto che a metà gennaio, le autorità svedesi avevano arrestato lo sceicco iraniano Mohsen Hakimollahi, l’imam del centro islamico Imam Ali a Järfälla, la più grande moschea sciita nella regione nordica, con l’accusa di aver condotto “attività pericolose per la sicurezza” contro la Svezia. Hakimollahi, rappresentante della guida suprema iraniana Ali Khamenei, è stato arrestato ed è stato trattenuto in un centro di detenzione per immigrati. Le autorità svedesi hanno annunciato la decisione di deportarlo dopo che il servizio di sicurezza svedese lo ha ritenuto una “minaccia alla sicurezza nazionale”. A conferma il governo ha infatti affermato che una moschea a Stoccolma veniva utilizzata come base per “spionaggio” dall’Iran, mentre il Centro islamico Imam Ali ha negato questa affermazione, reiterando l’accusa a Teheran di spiare la Svezia e soprattutto la diaspora iraniana lì. Il ministro degli Affari sociali svedese Jakob Forssmed ha aggiunto che la Svezia ha sospeso tutti i finanziamenti statali al centro.

A destabilizzare il paese però è stata la sparatoria nella giornata del 04 febbraio in una scuola, alla Risbergska School, un centro di istruzione per adulti, nella città di Örebro, situata a circa 200 chilometri a ovest di Stoccolma. Il killer della strage che ha provocato 10 morti, raggiungendo quota 11 incluso l’aggressore che si è suicidato, oltre a numerosi feriti, anche ricoverati in ospedale, è del 35enne Rickard Andersson. La sua identità è stata diffusa dai media svedesi. Il suo vero nome sarebbe però Jonas Simon, avrebbe cambiato le sue generalità qualche anno fa. Inoltre, avrebbe sofferto di problemi mentali e per questo gli sarebbe stato negato il servizio militare, tuttavia gli era stata concessa la licenza per quattro fucili da caccia. Le vittime sono di varie nazionalità, compresi dei siriani. Si indaga ancora sul movente che è sconosciuto ma nessuna indicazione di terrorismo. Secondo quanto riferito dai media locali, l’attentatore era al di sotto della soglia di povertà e aveva un’aliquota fiscale pari a zero, il che significa che non doveva pagare le tasse. Negli ultimi anni ha avuto pochi contatti con la famiglia ed è rimasto disoccupato.

Paolo Romano 

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