SUDAN. Emirati in difficoltà negli aiuti alle RSF

82

L’Egitto, negli ultimi mesi, ha lanciato numerosi attacchi aerei “discreti” contro convogli di armi emiratine destinati alle Forze di Supporto Rapido (RSF) in Libia e Sudan, Forze che fanno capo al leader, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come “Hemedti” e che nel 2025 ha consolidato il controllo di ampie zone del Paese. A quanto si apprende dalla social-sfera, aerei e droni egiziani sono stati coinvolti a giugno, ottobre e novembre 2025, nonché il 9 gennaio 2026, per colpire questi convogli, che avrebbero erroneamente attraversato il suo confine nella regione triangolare, tra la base aerea di Kufra nel sud della Libia e il Darfur, sotto il controllo delle RSF. 

Oltre a Kufra, i picchi di voli cargo da parte degli EAU sono stati segnalati anche presso la base di Maaten al Sarra, anch’essa nella Libia sud-orientale, a sud-ovest di Kufra stessa, violando embarghi ONU, al contrario dell’Arabia Saudita che, vietando il sorvolo ai voli EAU verso le zone controllate dalle RSF tenta di mediare per giungere a possibili tregue, considerando gli Emirati una minaccia in espansione. Tuttavia, gli attacchi più recenti mirano a dissuadere la Libia orientale, in mano ad Haftar, e gli Emirati Arabi Uniti dall’utilizzare la Libia sudorientale per rifornire le RSF di armi, munizioni e mercenari. 

La recente chiusura dello spazio aereo saudita, egiziano e somalo agli emiratini costringe ora gli aerei cargo di Abu Dhabi a transitare attraverso Gibuti, Etiopia, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana e Ciad per raggiungere la Libia sudorientale. A tal proposito, si intreccia l’accordo sulle armi che recentemente Haftar ha prima stipulato con il Pakistan, che sarebbero dovute essere indirizzate alle Forze Armate Sudanesi (SAF), quelle ufficialmente riconosciute di al Burhan, invece che ad Haftar stesso. Tuttavia, l’Egitto è infatti deciso a intervenire maggiormente in Sudan per contrastare le RSF sponsorizzate dagli EAU. La guerra civile in Sudan, devastato da carestia, atrocità e migliaia di morti, si sta trasformando in un teatro di guerra con droni ad alta tecnologia, guidata dagli interessi di potenze straniere rivali. 

Sono emerse in seguito conferme e prove dell’attacco dell’Egitto ai convogli di rifornimenti delle RSF nel Sudan nord-occidentale, inviati dagli Emirati Arabi Uniti attraverso il Ciad o la Libia. A tal fine, stanno utilizzando droni turchi da una base nell’Egitto sud-occidentale. Ad esempio, il 22 e 23 gennaio aerei cargo militari turchi sono arrivati all’aeroporto di Sharq El Owainat, nell’Egitto meridionale, al confine con il Sudan. 

Secondo alcune fonti l’uso ripetuto indica un probabile accordo tra Egitto e Turchia, dove il Cairo ha concesso a quest’ultima il diritto di utilizzare le sue strutture nel sud per armare le SAF contro le RSF. Questo utilizzo eviterà ad Ankara l’attuale percorso di trasporto fino a Port Sudan, e inoltre le attrezzature potranno arrivare al fronte del Darfur molto più velocemente. Tuttavia, nonostante la pressione esercitata dall’Egitto sull’Esercito Nazionale Libico guidato da Haftar nella Libia orientale, il sud-est della Libia continua a essere utilizzato come base operativa per le RSF. Infatti, recenti immagini satellitari mostrano un aumento dell’attività nei campi delle RSF nella zona.

Gli egiziani stanno consentendo alle Forze Armate Saudite di utilizzare la stessa base aerea già citata, Sharq El Owainat, e di attaccare le RSF utilizzando i droni Akinci di fabbricazione turca, che sono migliori dei droni Bayraktar TB2, con una gittata maggiore e un carico utile maggiore. Il New York Times riporta che si è verificata un’intensa attività militare presso la pista d’atterraggio della base, con aerei cargo turchi che atterrano più volte a settimana per consegnare droni, bombe e altri equipaggiamenti. Questa ragione, sommata alla chiusura di diversi spazi aerei regionali, ha avuto una conseguenza molto importante: la forte diminuzione degli aerei cargo in volo dagli Emirati Arabi Uniti verso la Libia o il Ciad -solo 20 a gennaio contro i circa 70 dei mesi precedenti-, il che si traduce in minori rifornimenti per le RSF. Infatti, questo calo è stato causato dal fatto che Arabia Saudita, Egitto e Somalia hanno negato l’autorizzazione al transito ai voli sospetti degli Emirati Arabi Uniti diretti in Libia. 

A riprova, le immagini satellitari di Planet Labs mostrano diversi droni a lungo raggio, radar e aerei cargo turchi all’aeroporto. Le immagini confermano le voci secondo cui la Turchia sarebbe intervenuta direttamente nella guerra civile sudanese contro le RSF sostenute dagli EAU.

Oltre alle restrizioni trilaterali imposte, anche la chiusura dell’aeroporto di Kufra, per quasi un mese, dal 19 gennaio al 18 febbraio, ha contribuito al calo degli arrivi di voli cargo. Per questo motivo, gli EAU si sono recentemente dichiarati disponibili ad aprire una nuova rotta attraverso l’Etiopia. Gli emiratini hanno equipaggiato le RSF con jammer e armi anti-drone cinesi, riuscendo ad abbattere almeno 4 droni Akinci negli ultimi 4 mesi. Quindi, la situazione è la seguente: gli EAU non utilizzano più Bosaso in Somalia come scalo, mentre N’Djamena, capitale del Ciad, è ora l’unica ancora di salvezza rimasta per le RSF.

Passando al teatro operativo, mentre potenze esterne intensificano il loro intervento in Sudan, le SAF e le RSF in guerra sono impegnate in battaglie cruciali nelle zone centrali e orientali del Paese. Nell’ultima settimana di gennaio, le SAF hanno gradualmente rotto l’assedio delle RSF a Dilling, una città chiave a sud di el Obeid, quartier generale delle SAF nel Sudan centrale. 

L’avanzata delle SAF è la condizione per ricollegare completamente Dilling, el Obeid e Kaduqli, la capitale dello stato del Kordofan Meridionale, il che allevierebbe la pressione su el Obeid, secondo gli analisti di Critical Threats

Le milizie allineate alle RSF hanno lanciato separatamente un’offensiva nel Sudan sudorientale, vicino al confine con l’Etiopia e il Sud Sudan, nel tentativo di aprire un secondo fronte sul fianco delle SAF. 

Le SAF hanno respinto l’attacco, ma l’offensiva minaccia di distogliere risorse dalle principali linee del fronte nel Sudan centrale e di aprire un secondo asse di avanzata verso la capitale sudanese. Infine, si segnala che l’aeroporto internazionale di Khartoum ha ricevuto il suo primo volo commerciale di linea, della Sudan Airways, in oltre due anni, mentre il governo sudanese continua ad affermare il suo controllo sulla capitale sudanese dopo anni di combattimenti. 

La riapertura dell’aeroporto contribuirà a collegare la capitale ad altre regioni del Sudan.

Paolo Romano e Camilla Montanari 

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/