
Alcuni droni hanno attaccato l’aeroporto di Khartoum e le aree circostanti il 04 maggio, nell’ambito di una serie improvvisa di eventi che negli ultimi giorni hanno interrotto 7 mesi di relativa calma nella capitale sudanese, secondo quanto riferito da alcuni testimoni. Gli attacchi giungono a tre anni dall’inizio della guerra civile in Sudan ed in particolare sono coincisi con l’arrivo di un aereo passeggeri della Badr Airlines proveniente dal Cairo, che è atterrato in quell’aeroporto per la prima volta in tre anni. Il Sudan ha confermato ufficialmente il coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti (EAU) e dell’Etiopia nel bombardamento, secondo l’agenzia di stampa statale sudanese, segnando una netta escalation delle tensioni regionali. I funzionari sudanesi affermano di avere il diritto di rispondere all’aggressione nel momento e nel luogo che riterranno opportuni.
Nel dettaglio, il governo sudanese afferma che 4 droni collegati ad equipaggiamenti emiratini coinvolti nell’operazione che hanno colpito l’aeroporto e diverse altre zone – quartieri residenziali e diverse installazioni militari, tra cui la base del Corpo delle Trasmissioni a Khartoum Nord e il centro di addestramento al-Markhiyat a Omdurman – sono stati lanciati dal territorio etiope, dall’aeroporto di Bahir Dar. Infatti, le autorità dichiarano di avere prove conclusive. Gli attacchi segnano una significativa escalation nella capitale dopo un lungo periodo di riduzione delle ostilità, anche se secondo quanto riportato, le operazioni di aiuto umanitario del World Food Programme presso l’aeroporto non sono state colpite dall’attacco. Tant’è che in risposta alle continue tensioni tra Sudan ed Etiopia, la situazione si acuisce e Khartoum richiama il proprio ambasciatore ad Addis Abeba e avverte che potrebbe rispondere militarmente. Da parte loro, i sudanesi hanno proiettato filmati riguardanti l’individuazione e l’intercettazione di un drone proveniente dall’Etiopia e diretto verso lo spazio aereo sudanese, e il tracciamento della sua traiettoria fino al momento del suo abbattimento a nord della città di El Obeid.
Il Ministero degli Affari Esteri dell’Etiopia ha rilasciato un comunicato stampa in cui respinge le ultime accuse infondate mosse contro -di aver orchestrato un attacco con droni, durante la conferenza stampa congiunta delle Forze Armate sudanesi (SAF), del Ministro degli Esteri e del portavoce militare-, mettendo in guardia contro l’escalation della retorica nel contesto della guerra civile in corso in Sudan. Aggiunge che i popoli di Etiopia e Sudan condividono uno storico e duraturo legame di amicizia e che in riconoscimento dei legami fraterni tra le due nazioni, il Governo etiope ha esercitato moderazione e si è astenuto dal rendere pubbliche le gravi violazioni dell’integrità territoriale e della sicurezza nazionale commesse da alcuni belligeranti nella guerra civile. Il documento menziona il fatto che le SAF hanno anche fornito armi e supporto finanziario a mercenari presenti in Etiopia, facilitando così le loro incursioni lungo la frontiera occidentale del Paese. Viene dichiarato che le recenti e precedenti serie di accuse da parte di funzionari delle SAF sono intraprese su istigazione di protettori esterni che cercano di portare avanti la propria nefasta agenda. L’Etiopia ribadisce l’appello al dialogo tra i belligeranti, poiché non esiste una soluzione militare alla crisi, e sottolinea inoltre la necessità di una tregua umanitaria immediata, seguita da un cessate il fuoco duraturo e da un dialogo e un processo di transizione indipendenti, inclusivi e trasparenti guidati da civili, per porre le basi per una pace duratura e il ripristino del governo civile. Non solo l’Etiopia, gli stessi EAU hanno smentito le accuse del Sudan, definendo le affermazioni “invenzioni”, come riportato da Reuters.
Anche altri Stati hanno condannato l’attacco, come l’Arabia Saudita che invita i “paesi vicini” a rispettare la sovranità del Sudan. In una dichiarazione rilasciata il 5 maggio, il Ministero degli Affari Esteri saudita ha affermato che il Regno esprime la sua “ferma condanna e denuncia”. Ha ribadito quella che ha definito la sua “posizione incrollabile nel chiedere la preservazione dell’unità del Sudan, delle sue istituzioni legittime, delle capacità del suo popolo fraterno, della sua sicurezza e stabilità”, mettendo in guardia contro ulteriori attacchi alle infrastrutture civili. Pure gli Stati Uniti hanno condannato fermamente l’attacco, presumibilmente effettuato dalle Forze di Supporto Rapido (RSF), avvertendo che tali attacchi stanno aggravando la crisi umanitaria in Sudan e chiedono una tregua nel Paese. In una dichiarazione, il Consigliere Senior per gli Affari Arabi e Africani Massad Boulos ha sottolineato che le infrastrutture civili non devono essere prese di mira, evidenziando gli aeroporti come elementi vitali per la consegna degli aiuti umanitari e il movimento del personale di soccorso. Washington ha affermato che attacchi di questo tipo stanno ulteriormente limitando il già scarso accesso umanitario in un Paese che affronta gravi carenze e sfollamenti di massa.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno incriminato 13 persone e sei società per traffico d’armi, riciclaggio di denaro, falsificazione e utilizzo di documenti ufficiali in casi deferiti alla Corte di Sicurezza dello Stato degli EAU. Tra gli incriminati in contumacia figura il Capo di Stato Maggiore delle SAF, il generale Yasser al Atta. I pubblici ministeri sostengono che gli imputati hanno tentato di trasportare munizioni attraverso il territorio degli EAU verso le SAF, collegando l’operazione a un comitato presieduto dal capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al Burhan. Le autorità emiratine affermano di aver intercettato milioni di proiettili in un aeroporto non specificato nel 2025, destinati al Sudan. Di contro, le SAF hanno respinto le accuse definendole fake news.
Infine, uno sguardo dal teatro operativo in Sudan: mentre la situazione nella regione del Kordofan rimane sostanzialmente invariata, le RSF e l’SPLM-N (Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan–Nord) hanno compiuto progressi nello stato del Nilo Azzurro, avvicinandosi sempre di più alla capitale regionale di Al Damazin. Va ricordato come il Sudan è dilaniato dal conflitto dall’aprile 2023, quando sono scoppiati gli scontri tra le SAF e le RSF, interrompendo ripetutamente le infrastrutture e la distribuzione degli aiuti in tutto il paese. Abu Dhabi ha sostenuto le RSF rivali sin dall’inizio della guerra civile sudanese, mentre il governo di Burhan ha presentato un ricorso contro gli EAU presso la Corte Internazionale di Giustizia nel marzo 2025 per presunto genocidio.
Paolo Romano
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/









