SUDAN. Bashir andrà davanti alla CPI

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Il “governo” sudanese ha annunciato l’11 febbraio di aver concordato con i gruppi ribelli di consegnare l’ex presidente Omar Al Bashir alla Corte penale internazionale dell’Aia affinché sia processato per i crimini nella regione occidentale del Darfur.

Mohammed Hassan Al Taishy del Consiglio per la sovranità, fatto da 11 membri, ha detto che l’accordo per consegnare Al Bashir alla Corte penale internazionale è stato raggiunto per la convinzione di entrambe le parti che solo se sarà fatta giustizia ci sarà una pace autentica e duratura nel Darfur, vasta regione, prevalentemente desertica, dove 300.000 persone sono state uccise secondo l’Onu nel conflitto degli anni 2000, riporta The National. I commenti di Al Taishy sono contenuti in una dichiarazione del Consiglio per la sovranità, organo di transizione composto da generali e civili che opera come presidenza collettiva di transizione da agosto 2019.

Al Taishy parlava da Juba, capitale del Sud Sudan, dove per mesi si sono svolti i negoziati di pace tra il governo di transizione del Sudan e una serie di gruppi ribelli che combattono le forze governative nelle regioni occidentali dei monti Nuba e del Darfur e del Nilo Blu a sud della capitale Khartoum.

Al Taishy, che è anche portavoce del governo nei negoziati di Juba, non ha menzionato Al Bashir per nome. Uno degli avvocati di Al Bashir, riporta Reuters, dopo l’annuncio ha detto che l’ex leader sudanese si sarebbe rifiutato di trattare con il Consiglio in quanto è un “tribunale politico” e che la magistratura sudanese è in grado di trattare qualsiasi caso.

Il primo mandato di arresto di Al Bashir è stato emesso dalla Cpi nel marzo 2009, seguito da un secondo nel luglio 2010. È accusato di cinque capi d’accusa per crimini contro l’umanità e tre capi d’accusa di genocidio commessi durante il conflitto del Darfur tra il 2003 e il 2008.

Dopo 29 anni al potere, Al Bashir è stato rimosso dall’esercito in aprile in un’ondata di proteste di strada contro il suo governo. È stato condannato a dicembre per corruzione e ora sta affrontando un processo per la morte per fucilazione dei manifestanti durante quattro mesi di proteste di strada contro il suo governo. La notizia dell’estradizione va contro le ripetute affermazioni fatte in passato dai membri del governo di transizione, secondo cui Al Bashir sarebbe stato processato in patria solo per i crimini commessi in Darfur.

Lucia Giannini