SUD AFRICA. Troppo grandi per fallire è diventata una norma a protezione degli investimenti

93

È ancora vivida nella memoria degli investitori la crisi finanziaria del 2008 quando i mutui sub prime portarono insieme a un vuoto normativo al fallimento di banche considerate troppo grandi per fallire e ancora misero in crisi, di conseguenza, l’interro sistema finanziario globale. Da allora le organizzazioni mondiali hanno cercato di correre al riparo. 

In un interessante analisi scritta per la News Letter del DAYLY MAVERICK Deborah Carmichael, Dirigente Bancario e Finanziario spiega la situazione del Sud Africa. 

E ancora scrive: “La crisi finanziaria globale del 2008 (GFC) ha radicalmente rimodellato l’approccio mondiale alla regolamentazione finanziaria. Una delle lezioni più durature è stata il pericolo rappresentato dalle istituzioni finanziarie di importanza sistemica (“SIFI”). Le SIFI sono entità il cui fallimento potrebbe minacciare la stabilità dell’intero sistema finanziario. L’espressione “troppo grandi per fallire” è diventata un grido di battaglia per la riforma, spingendo le autorità di regolamentazione di tutto il mondo a rafforzare la supervisione e a sviluppare quadri normativi solidi per la gestione di questi giganti finanziari”.

E ancora: “Il Sudafrica, in quanto membro del G20, ha rapidamente recepito queste lezioni. Il Financial Sector Regulation Act (FSRA) ha segnato un cambiamento significativo, conferendo alla South African Reserve Bank (SARB) il potere di designare le SIFI e di sottoporle a standard prudenziali più rigorosi. A differenza di alcune giurisdizioni in cui lo status di SIFI è determinato da soglie rigide, il Sudafrica adotta un approccio sfumato e basato su indicatori. Vengono presi in considerazione fattori quali dimensioni, complessità, interconnessione e sostituibilità, in linea con la metodologia del Comitato di Basilea per l’identificazione delle banche nazionali di importanza sistemica (D-SIB)”.

Il processo in Sud Africa è deliberatamente consultivo e al momento è stato limitato alle banche. Secondo il dirigente bancario questa sorveglianza è insufficiente e vediamo perché: “Esistono validi motivi per estendere la designazione di SIFI oltre le banche. L’esperienza internazionale dimostra che il rischio sistemico non è appannaggio esclusivo del settore bancario. Il quasi-collasso di AIG negli Stati Uniti durante la crisi finanziaria globale, ad esempio, ha evidenziato la potenziale trasmissione di shock da parte delle istituzioni finanziarie non bancarie all’intero sistema finanziario. In risposta, enti normativi globali come il Financial Stability Board (FSB) hanno promosso un approccio più ampio, incoraggiando l’identificazione di assicuratori di rilevanza sistemica (“G-SII”) e altre entità finanziarie non bancarie”.

Il fatto è che il legislatore sud africano è preoccupato sulle conseguenze di approccio rigido perché secondo i grandi investitori potrebbero essere viste come “un ostacolo alla nascita di imprese innovative, in particolare le fintech e i nuovi entranti, potrebbero avere difficoltà a conformarsi a requisiti normativi complessi e costosi. Ciò potrebbe scoraggiare lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e modelli di business a vantaggio dei consumatori e a favore della concorrenza” come scrive Carmichael. E questo perché, e in Italia lo sappiamo bene, un corpus normativo rigido da seguire ha costi molto elevati per le nuove imprese che ancora sei devono consolidare sui mercati, comprese quelle finanziarie. E questo avrebbe come conseguenza che gli unici a operare sarebbero i grandi investitori o le imprese già presenti sul mercato. Non va nemmeno sottovalutata la questione della competitività, molte regole, meno margini per essere competitivi sul mercato. E per diventare competitive molto probabilmente le imprese delocalizerebbero verso paesi con normative meno pressanti.

Tra i suggerimenti per il Sud Africa da parte di Carmichael: “Per mitigare questi rischi, il Sudafrica potrebbe adottare un approccio graduale, applicando i requisiti più rigorosi solo agli istituti il cui fallimento comporterebbe il maggiore rischio sistemico. La proporzionalità e la revisione periodica del quadro normativo SIFI sono fondamentali per garantire che la regolamentazione rimanga adeguata allo scopo e non ostacoli indebitamente l’innovazione o la concorrenza. Un quadro normativo SIFI ampliato richiederebbe un’attenta calibrazione”. “Nessuna garanzia governativa implicita: la legge chiarisce che la designazione di SIFI non implica una garanzia governativa, rafforzando la disciplina di mercato e riducendo l’azzardo morale”.

“Cooperazione transfrontaliera: riconoscendo la natura globale di molti conglomerati finanziari, la FSRA prevede la cooperazione con controparti internazionali, in linea con gli approcci adottati nel Regno Unito e nell’Unione Europea.

Anna Lotti

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/