SUD AFRICA. Il lobbying egiziano contro l’Etiopia a causa della GERD

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Con l’aumento della tensione sulla costruzione da parte dell’Etiopia della diga sul Nilo, il ministro degli Esteri egiziano ha incontrato il presidente Ramaphosa a Pretoria per cercare sostegno all’obiezione del Cairo al riempimento unilaterale del bacino da parte di Addis Abeba.

Secondo il ministero degli Esteri egiziano, Shouky ha discusso in un incontro con il presidente sudafricano gli ultimi sviluppi delle questioni Gerd, compresi i risultati dell’ultimo round di colloqui tra Egitto, Etiopia e Sudan a Kinshasa, sottolineando che l’Egitto era intenzionato a lanciare un serio percorso di negoziazione per raggiungere un accordo legalmente vincolante che soddisfi i migliori interessi dei tre paesi.

Shoukry ha anche visitato il Kenya e le Comore e deve anche recarsi in Tunisia, Niger, Senegal e Repubblica Democratica del Congo in un tour africano di sette nazioni per cercare di raccogliere sostegno alle richieste dell’Egitto. L’Egitto sembra cercare, per la seconda volta in un anno, di ottenere che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite prenda in considerazione la sua disputa con l’Etiopia sui 74 miliardi di metri cubi di Gerd che l’Etiopia sta costruendo sul Nilo Azzurro, a monte di Egitto e Sudan, per generare 6,45 gigawatt di potenza idroelettrica, riporta Daily Maverick.

L’Egitto dipende dal Nilo per più del 90% della sua acqua potabile e teme che la diga ridurrà sostanzialmente la sua fornitura. Anche il Sudan è preoccupato per l’impatto della diga. Entrambi hanno cercato un accordo legale che vincolerebbe l’Etiopia su quanta acqua può trattenere o rilasciare. Ma dopo 16 mesi di negoziati, Addis Abeba ha rifiutato di essere vincolata legalmente.

Il 18 aprile, Shoukry ha scritto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, esortando la comunità internazionale a persuadere l’Etiopia a non intraprendere alcuna azione sulla diga prima di raggiungere un accordo legalmente vincolante con Egitto e Sudan. Ha avvertito che il mancato raggiungimento di un accordo danneggerebbe gli interessi idrici e la sicurezza di Egitto e Sudan e aumenterebbe le tensioni in tutta l’Africa orientale e nel Corno d’Africa. Questo fallimento costituirebbe anche «una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale».

Dopo sei mesi di negoziati falliti con l’Etiopia e il Sudan sotto la mediazione degli Stati Uniti, l’Egitto ha cercato di riferire la controversia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2020. Ma a luglio, il presidente Ramaphosa, che allora presiedeva l’Unione Africana, è intervenuto per convincere i tre paesi negoziatori che la Gerd era una questione africana che doveva essere risolta dagli africani.

I paesi hanno accettato di riferire la controversia all’Ua e il Sudafrica, come presidente, ha guidato la mediazione. L’Etiopia ha immediatamente proceduto a riempire parte della diga, sebbene sia ancora in costruzione. L’Egitto e il Sudan hanno protestato, ma hanno accettato di procedere con i negoziati. Tuttavia, anche il Sudafrica non è riuscito a mediare un accordo.

Quando il Sudafrica ha ceduto la presidenza dell’UA alla RDC nel febbraio 2021, l’Egitto e il Sudan hanno cercato di allargare la mediazione all’ONU, agli USA e all’Unione Europea, oltre all’UA, ma l’Etiopia ha rifiutato.

La mediazione dell’UA è continuata, sotto la RDC, ma un altro round di negoziati a Kinshasa all’inizio di questo mese non è riuscito a risolvere la controversia.

El-Sisi ha allora sferzato le sciabole, avvertendo che: «Sto dicendo ai nostri fratelli in Etiopia, non raggiungiamo il punto in cui si tocca una goccia d’acqua dell’Egitto, perché tutte le opzioni sono aperte (…) Siamo stati testimoni del costo di qualsiasi confronto», ha aggiunto El-Sisi.

Luigi Medici