Su25 contro ISIS

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Italia – Roma 30/06/2014. Se fino ad oggi la situazione in Iraq non è stata una grande preoccupazione per Mosca, le cose potrebbero cambiare a breve.

I mass media russi non hanno dato grande rilievo alla crisi irachena, occupati come sono a a seguire l’Ucraina e la politica interna; una simile musica sembra essere suonata dagli apparati di Mosca, anche se Putin ha espresso “pieno sostegno” a Nouri al-Maliki per combattere Isis. È anche vero però che Mosca ha importanti interessi in Iraq e in Medio Oriente, e che la sua posizione e presenza in teatro è tornata a farsi sentire. Lo sfaldamento iracheno è, agli occhi di Mosca, la continuazione di quanto sta avvenendo in Siria, teatro in cui, agli gli occhi russi, gli occidentali hanno appoggiato, direttamente o indirettamente, le forze ribelli” poi rivelatesi allineate, in tutto o in parte, con la rete di al Qaeda, innescando una spirale di violenza “terrorista” di cui non si vede lontanamente la fine. Quello che, oggi, il Cremlino è disposto a fare di fronte all’instabilità in Iraq non è molto chiaro. La Russia certamente preferisce un Iraq stabile con Maliki rispetto a Isis  e ha un ruolo significativo nel settore petrolifero iracheno attraverso il giacimento West Qurna-2. Oggi, la Russia ha riferito venduto una dozzina di caccia Su-25 (a destra i primi arrivi a Baghdad) di epoca sovietica all’Iraq, di cui alcuni già consegnati. Esperti russi li starebbero preparando pe ril’utilizzo i a Baghdad. È stato lo stesso Maliki a dire che l’Iraq era «deluso» dal processo necessario per comprare aerei da guerra dagli Stati Uniti. Visto poi che i piloti iracheni hanno già esperienza di volo con i Su-25, i jet dovrebbero essere in grado di prendere il volo a breve. 

La vendita di aerei russi rappresenta essenzialmente la continuazione della politica di Mosca in Siria, stavolta però dall’altra parte del confine. Nel breve periodo, però, un coinvolgimento più ampio di Mosca nella crisi irachena potrebbe non prendere corpo visto il suo ampio e diretto coinvolgimento in Ucraina che mette a nudo la sua impossibilità di poter agire su diversi scenari contemporaneamente. In pratica, la politica estera della Russia in Medio Oriente resta per gran parte difensiva. Nonostante la volontà di mettere in sicurezza I propri interessi economici e politici nel Medio Oriente, regione che tocca la sua periferia, la proiezione geopolitica di Mosca, nei decenni post-sovietici, ha raramente superato il livello di protezione dei propri interessi di sicurezza e di espansione dei suoi legami commerciali. 

Tenendo conto però che gli interessi economici di Mosca in Medio Oriente sono relativamente piccoli rispetto a quelli in regioni limitrofe  (Europa e Asia), che l’instabilità in Iraq o in Siria hanno conseguenze indirette per la sicurezza della Russia; che il Medio Oriente offre molte più opportunità rispetto all’Europa, all’Asia o all’Africa, bisognerà vedere dopo i Su-25 quale scelta farà Mosca di fronte all’”immobilismo” statunitense e all’avanzata di Isis e de suo neonato Califfato in territorio iracheno.