STATO ISLAMICO. L’Afghanistan secondo ISIS

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Era il luglio 2015 quando veniva mandato on line il discorso Messaggio al nostro popolo in Khorasan di Hafiz Sa’id Khan, leader del TTP che aveva prestato giuramento di fedeltà ad Abu Bakr al Baghdadi. Audio, in cui il leader di ISIS in Afghanistan e Pakistan, Khorasan, affermava: “I sinceri dei talebani si sono divisi in due gruppi: Coloro che si sono uniti all’ISIS. Coloro che si sono astenuti dal combatterlo”. In questo audio messaggio Hafiz Sa’id Khan lamentava che alla morte del Mullah Omar i talebani si fossero venduti al Pakistan, non solo lamentava che era iniziata una sorta di pulizia etnica nei loro confronti proprio ad opera dei pakistani, informati dai talebani, nella regione di Nangarhar. E ancora Hafiz Sa’id Khan lamenta che nonostante l’invio di due delegazioni nell’Emirato Islamico non c’era stata nessuno risposta ed è proprio in questo momento che la Wilayat Khorasan, ovvero la parte della Ummah islamica secondo Daesh nasce e si appresta a combattere un nuovo nemico: i talebani.

I vecchi nemici Pakistan e Afghanistan erano nel mirino da tempo, ma la rottura con i talebani avviene proprio quando viene negato il sostegno al TTP di Hafiz Sa’id Khan che ho visto in poco tempo arrestare o morire i suoi compagni di fede e armi. Il leader di Daesh nel Khorasan lamenta un avvicinamento degli iraniani ai talebani e chiude il suo discorso del 2015 affermando:

“E chiunque conosca l’aqeeda dei Rawafidh li combatterebbe in via prioritaria e lascerebbe i miscredenti originali! E alhamdulillah, i musulmani hanno iniziato a capire la realtà e a dare fedeltà al califfo dei musulmani, Abu Bakr al-Baghdadi, come parte di un obbligo religioso. E l’hadith colui che muore senza un’alleanza muore una morte di Jahiliya” parla del baya (giuramento di fedeltà) a un Khalifa, non baya a un gruppo. Se emerge il Califfato, i gruppi e le fazioni vengono cancellati, perché gruppi e fazioni erano solo il mezzo per raggiungere il fine, il fine è il ritorno del Califfato. Ed ora è tornato, ed è obbligatorio giurargli fedeltà”.

In altre parole Hafiz Sa’id Khan sostiene che i veri fedeli alla causa del Mullah Omar sono coloro che seguono Abu Bakr al Baghdadi e non i talebani, perché ISIS a differenza dei Talebani non vuole dare vita a uno stato con dei confini, ma vuole far rinasce una Ummah islamica, un Califfato.

E proprio questa differenza di concetto di nazione tra Emirato Islamico e Ummah islamica per Daesh che si svolge la battaglia in Afghanistan e Pakistan. A Daesh non interessa un Califfato in Afghanistan e Pakistan a ISIS interessa un Califfato unico nel mondo. Mentre l’Emirato si appresta ad essere uno stato nazionale con dei confini e delle regole, anche se anche nell’Emirato non ci saranno eletti, ma un Emiro a cui prestare giuramento di fedeltà da parte delle diverse etnie, tribù, militari, uomini politici, etc.. L’Emirato per ISIS in altre parole ha in sé il seme, il germe del male: essere appunto uno stato. Ed è questo che Daesh contesta all’Emirato Islamico ed è quello che contesta ad al Qaeda che ha singoli gruppi che si muovono in territori ben definiti in maniera autonoma ed indipendente accettando al Qaeda solo come un cappello.

La Wilayat Khorasan seguirà dal 2015 al 2016 le direttive del suo leader morto 12 agosto 2016 sotto un bombardamento aereo e dopo qualche mese di difficoltà Daesh riprende la sua attività nominando un nuovo sceicco, Nangarhar resta la zona di radicalizzazione.

La svolta che però porterà agli attacchi del 26 agosto la ritroviamo in un video, Creatori di Epiche 4, del luglio 2021, giorno 11. Il video di circa 20 minuti fa parte della nuova campagna mediatica Daesh, creatori di Epopee, dove Daesh ha ancora molto da dire. Tra i luoghi scelti per questa campagna mediatica: Iraq, Egitto, West Africa, Khorasan. Di interesse inoltre il fatto che dal luglio 2021 in poi Daesh ha diviso l’area del Khorasan in Khorasan e Afghanistan. Segno che all’interno di Afghanistan e Pakistan vi fossero sufficienti numeri di leader, jihadisti e soldi per dare vita a una nuova battaglia per il Califfato.

Ed i numeri sono dalla parte di Daesh, tra il 1 dicembre 2020 e il 31 agosto 2021 si contano: 93 attacchi a Jalalabad; 45 a Kabul; 17 a Nangarhar; 10 a Kunduz; 9 a Kunar; 5 a Bagram; 4 a Baglan; 3 a Parvan, 2 a Herat per un totale di 188 attacchi.

Tra questi ricordiamo quello del 26 dicembre sull’uccisione o ferimento di 4 membri della sicurezza afgana per il bombardamento con razzi Katusha della zona militare dell’aeroporto di Kabul e l’esplosione di IED al passaggio del loro veicolo vicino l’aeroporto. Non deve stupire dunque che Daesh abbia le potenzialità per colpire l’aeroporto di Kabul o che nei giorni seguenti all’attacco del 26 agosto abbia provato in più modi anche con razzi a colpire l’aeroporto. Ha avuto in effetti anni per pianificare gli attacchi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per Daesh, e che ha innescato la miccia dell’attacco all’aeroporto è stata la decisione dei talebani di uccidere il 18 o 19 agosto un leader di Daesh catturato dall’intelligence afgana: nome di battaglia Abu Umar al Khorasani e il rilascio, negli stessi giorni del vicecomandante del TTP Maulana Faqir Muhammad Hafizullah veniva rilasciato e rientrava a casa.

Questi segnali sono stati accolti da Daesh come un chiaro segno di alleanza dei Talebani da un lato con gli Stati Uniti d’America, avendo loro giustiziato uno dei leader di Daesh in carcere arrestato dall’intelligence. Dall’altro lo smacco subito per la liberazione di Maulana Faqir Muhammad Hafizullah.

Da ora in poi dunque, come si leggeva nei giorni precedenti all’attacco Daesh si sente in dovere di attaccare i talebani, ovunque sia possibile, perché hanno tradito la “vera causa” ovvero hanno aderito a un nazionalismo che parteciperà alla politica internazionale tralasciando il valore dell’istituzione di una Ummah Islamica a prescindere dai confini regionali.

Per Daesh le Wilayat non sono entità geografiche sono entità religiose-etniche. Gli accordi che Daesh cerca di fare nei territori dove attacca sono sempre legati al contesto sociale locale.

Non a caso nei giorni successivi all’attacco di Kabul costato la vita a decine di persone con centinaia di feriti, i talebana hanno iniziato una offensiva a Dara-I-Nur, Nangarhar, dove Daesh risiede in pianta stabile dal 2015. Sono morti 25 militanti Daesh ma allo stesso tempo l’offensiva è stata respinta. I Talebani hanno postato on line le immagini con i fedeli di Daesh o presunti tali morti.

Nel frattempo il 29, 30 e 31 agosto sono stati effettuati attacchi con droni USA contro possibili attentatori suicida Daesh. Ed ora che l’Emirato islamico è pronto alla auto proclamazione, è questione di giorni, Daesh intensificherà i suoi attacchi in prossimità di ambasciate ospitate, infrastrutture sensibili come il palazzo presidenziale. etc.

Graziella Giangiulio