
Dalla social sfera dello Stato Islamico emergono novità rilevanti e preoccupanti, che riguardano in particolar modo le case di produzione mediatica. Per esempio, la new entry del 2026 è la fondazione mediatica “Al-Hatf Media”, apparsa per la prima volta il 29 gennaio. La casa mediatica è accreditata da Munasir Media, casa mediatica storica di DAESH, e l’obiettivo è quello di fornire contenuti ufficiali del Califfato in lingua urdu e inglese, oltre alla produzione video; infatti, il nome “al-Hatf” possiamo tradurlo con “la comunicazione”. Oltre alla creazione di nuove case di produzione mediatica vengono lanciati nuovi progetti e campagne da fondazioni “storiche”, come al-Hidayah Media, che annuncia la creazione di “Path of Jihad”, nuova campagna di reclutamento prevista per il 2027, secondo cui “Lo scopo del jihad è che la religione sia interamente per Allah e che la parola di Allah sia suprema; chiunque lo impedisca deve essere combattuto.” Il video che annuncia il progetto “di fuoco” ha la stessa impostazione grafica della schermata di avvio di un videogioco.
Questa scelta stilistica non è casuale, sia perché le campagne di reclutamento sono indirizzate soprattutto a giovani di seconde e terze generazioni che hanno bisogno di sentirsi parte di una comunità, sia perché quel tipo di grafica rende più accattivante il contenuto multimediale, specificatamente rivolto – si può supporre – ai minori più influenzabili. Già in passato DAESH ha utilizzato questo espediente nelle campagne di arruolamento, sviluppando inoltre un videogioco apposito per preparare i più piccoli all’addestramento vero e proprio. L’ala mediatica jihadista si dimostra quindi ancora capace di rimanere a passo con i tempi, adattando le proprie produzioni al mondo contemporaneo e al mondo occidentale.
Altra casa di produzione mediatica storica è at-Taqwa Media Foundation che pubblica il video intitolato “With the book in your palm”, attraverso cui vengono mostrate alcune delle operazioni ritenute da DAESH “le più importanti”, partendo dal periodo attorno al 2015-2016, quando il messaggio e le operazioni di ISIS cominciarono ad avere risonanza a livello globale, fino ad arrivare ai giorni d’oggi, ad esempio con l’attacco di Sydney del 14 dicembre 2025. Il nasheed in inglese di sottofondo recita parole come “Questo è solo l’inizio”. Il messaggio che DAESH vuole promulgare è quello di riprendere le operazioni dei “leoni di Allah”, fare tesoro dell’operato passato di questi mujaheddin e continuare il jihad sulla via di Allah con questa impostazione. Il video presumibilmente nasce come anticipazione di una nuova campagna mediatica volta a minacciare con più fermezza l’Occidente, facendo sempre riferimento agli insegnamenti ripresi dal Corano, che DAESH assume in modo improprio e personalizzato al fine di giustificare i suoi attacchi efferati.
In questo contesto mediatico, si inserisce anche il video pubblicato dalla wilayat dello Stato somalo, sottotitolato in aramaico, e intitolato “Chiamata alle armi per la causa di Dio” nel quale i combattenti dalla Somalia vengono esortati ad intraprendere l’Egira (migrazione), per potersi addestrare ed intraprendere il jihad. Dalle immagini mostrate si prevede che ci sia un numero considerevole di persone (circa 30-40) volte ad impegnarsi nelle attività di addestramento al jihad, preparazione all’Egira e documentazione multimediale, mostrando come l’organizzazione dello stato Islamico stia diventando sempre più sofisticata.
Si segnala che in ogni campagna mediatica dello Stato Islamico ciò che è importante è l’essere d’impatto, attraverso immagini forti che mostrino le sanguinose conseguenze dell’essere un “infedele”, poiché l’obiettivo principale dichiarato per DAESH è l’imposizione della Sharia sul mondo intero attraverso il Jihad.
Dania Piccirilli
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