
Nell’ultimo editoriale intitolato, “Africa tra ieri e oggi”, contenuto nel settimanale jihadista “Al-Naba” numero 550, DAESH torna a parlare, appunto, dell’Africa. L’editoriale si apre con il ricordo del mese dell’egira dell’anno 1431 AH (corrispondente al dicembre del 2010 del calendario gregoriano), in cui lo Stato Islamico, operando dal cuore dell’Iraq attraverso la sua fondazione Al-Furqan, pubblicava l’ottavo episodio della serie video mensile “Cavalieri del Martirio”, dedicando quest’opera ai musulmani d’Africa come gesto di “fratellanza e sostegno”. DAESH spiega che dopo anni di sforzi e perseveranza, lo Stato Islamico ha tradotto le sue parole in azioni, trasformando questa “sincera e sistematica campagna mediatica” in una vera e propria vittoria sul campo, quando il suo convoglio ha effettivamente raggiunto le province africane, prima fra tutte la Provincia dell’Africa Occidentale, dove oggi, sempre secondo la retorica jihadista, l’Africa rappresenta la nuova frontiera del jihad. L’editoriale si conclude con un appello ad ogni cristiano in Africa “…abbracciate l’Islam e sarete al sicuro. Se rifiutate, pagate la jizya in segno di sottomissione e sarete al sicuro”.
L’incertezza della situazione mediorientale e la perdita di terreno dello Stato Islamico nei confronti della Coalizione Internazionale in Siria e Iraq avevano spinto, di fatto, già da tempo, DAESH a guardare con sempre più interesse l’Africa. I mujaheddin africani, attraverso i loro successi militari, rappresentano ciò che DAESH pensava perduto, ovvero un forte radicamento territoriale, un motivo di orgoglio e un modello da emulare. Ciò che distingue la crescente volontà di Jihad africana, secondo la retorica jihadista, è che i combattenti/mujaheddin hanno amplificato la loro azione e si sono concentrati sull’obbedienza ai comandi, evitando ciò che è proibito e lasciando da parte le controversie. La Ummah, dunque, è unita con l’unico obiettivo di portare l’Islam -secondo la deviazione di DAESH – in Africa e poi nel mondo.
Nel 2025 sono state numerose le campagne mediatiche portate avanti dalle fondazioni mediatiche nella social sfera jihadista che elogiavano l’operato dei combattenti dello Stato Islamico nelle terre africane. Un esempio è la campagna mediatica “Campi dell’Olocausto”, iniziata per celebrare i risultati delle operazioni di DAESH in Nigeria, Camerun, Niger, Mali, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico. La sua prima annunciazione avviene nella seconda infografica del settimanale al-Naba 503, nel marzo 2025. Sulla stessa lunghezza d’onda è anche la campagna mediatica per la Wilayat del Sahel, dove DAESH pubblica il video intitolato “I leoni del Sahel”, diviso in sei episodi, ognuno dei quali mostra immagini riguardanti specifici attacchi nella regione. Alla fine di ogni episodio viene presentato un resoconto finale dell’attacco che riporta la data, gli obiettivi e i risultati raggiunti dai mujaheddin. Rappresenta una sorta di “manuale del successo”, declinato come DAESH ha abituato i suoi fan dai tempi della sua presenza/controllo di alcune zone in Siria e in Iraq.
Dal punto di vista operativo, nel 2026, DAESH mantiene la sua parola, espandendo il proprio controllo in nuove regioni dell’Africa Centrale e Occidentale. A tal proposito, il cinque maggio 2026, avviene l’ampliamento operativo dello Stato Islamico nella regione di Haut Uele, in Repubblica Democratica del Congo, con un attacco su più fronti che ha causato la morte di cinque soldati e il ferimento di altri 12. L’attacco, avvenuto vicino al villaggio di Mando nella regione di Watsa rappresenta una nuova sfida alla sicurezza per l’alleanza ugandese-congolese nel Congo orientale. La regione colpita si trova, infatti, adiacente al confine con il Sud Sudan, dove DAESH potrebbe creare un corridoio per il passaggio di armi e nuovi combattenti.
Mentre, verso la fine dello stesso mese, nel Sahel nigeriano DAESH compie due attacchi nello stato di Kebbi, e a Sokoto. Si tratta, anche qui, di un’espansione territoriale del gruppo jihadista, in quanto non aveva mai attaccato in quelle zone, a ridosso del confine con il Niger. Questo sviluppo tattico potrebbe comportare la creazione di un nuovo corridoio tra Niger e Nigeria che permetterebbe al gruppo jihadista il passaggio di cibo, armi e combattenti da uno stato all’altro.
Dania Piccirilli
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