STATO ISLAMICO. Al Naba 294, le minacce a Di Maio? Roma o Costantinopoli?

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Al Naba numero 294, settimanale ufficiale di Daesh, edito come sempre al giovedì, ha dedicato il suo editoriale al meeting che si è tenuto a Roma della coalizione anti ISIS. Editoriale che mette in luce come la battaglia di Dabiq, quella finale, che darà vita all’Apocalisse è vicina, proprio perché il summit anti ISIS si è tenuto a Roma. Nell’articolo non si menziona esplicitamente Luigi di Maio ma si parla del Ministro per gli Esteri, che al momento per l’appunto coincide coincide con Luigi di Maio. La stessa foto scelta per l’articolo è quella ufficiale del summit dove di Maio è a sinistra, in fondo e non in primo piano.

Nell’incipit dell’articolo dedicato al summit leggiamo: «L’Alleanza dei Crociati aveva precedentemente dichiarato che suo obiettivo è quello di “sconfiggere” Daesh in Iraq e nel Levante, e dopo otto anni da quando è stata formata per questo scopo, che non è stato raggiunto, ha dichiarato che il suo obiettivo è quello di infliggere una “sconfitta permanente” a Daesh. Come può quindi qualcuno che non è stato in grado di sconfiggere Daesh in otto anni parlare di “Sconfitta” per renderla “permanente”?»

Sostanzialmente tutta la prima parte dell’articolo verte sugli insuccessi della coalizione in: Iraq, Siria, Asia, Africa, a tal proposito viene citata la Sura del Corano Al-Tawbah: 32 (Il pentimento): «Vogliono spegnere la luce di Allah con le loro bocche. Allah non vuole altro che completare la Sua Luce, anche se i miscredenti la detestano». Tra le critiche inoltre il fatto che, quella di Roma, cioè la riunione del 28 di giugno voluta da Italia e Stati Uniti, porterà all’ennesimo fallimento, perché Daesh c’è per restare. Su al Naba 294 si legge che durante il summit si è detto che la coalizione continuerà una “azione congiunta” – virgolettati riportati su al Naba: «Di voler bloccare le “fonti di finanziamento per i soldati Il Califfato e coloro che continuano il loro jihad”» e ancora si legge nell’articolo del settimanale che nel summit del 28 giugno si è parlato «dell’importanza di combattere dei media dello Stato Islamico»; in realtà la riunione mostra la debolezza della coalizione stessa. Non sono, inoltre, mancate parole di disprezzo per il defunto Donald Rumsfeld che non ha potuto vedere l’arrivo del Califfato in Africa.

In merito al ministro pro tempore per gli Esteri italiano su al Naba si legge: «Il ministro degli Esteri italiano ha detto che “non basta” contrastare lo Stato Islamico in Iraq e Siria, ma piuttosto guardare ai “siti altri” dove vuole espandersi, bisogna guardare lo Stato Islamico in Africa e nel Sahel. Qui Daesh “Desta preoccupazione”, sottolineando che la protezione dell’area costiera significa “proteggere l’Europa”! Non è un caso che i crociati e i loro alleati apostati dopo otto anni dalla fondazione della loro alleanza a Roma Crociata, non invano temono Daesh. L’Italia ha paura della minaccia dell’Africa, paura con l’Europa di ciò che può arrivare dalla costa e l’Italia trattiene il fiato mentre guarda i soldati del Califfato sulla costa va e mangia gli alleati apostati. È terrorizzata ogni volta che sente un ruggito nero, quello del Califfato in Libia pregano e vagano. Le paure dei crociati europei sono giuste Senza dubbio, le paure di Roma sono naturali era ed è sulla lista».

Ricordiamo che il riferimento è alle parole di Muhammed al Adnani, fu portavoce dello Stato Islamico, che chiedeva ai suoi combattenti di uccidere il nemico ovunque si trovasse e in particolare modo chiamava ad attentati in Europa.

Per quanto concerne Roma, come spiegato in un video Daesh, che AGC COMMUNICATION ha riportato e tradotto nel documentario: Daesh morte di uno stato mai nato, edito da Ruvido, cita la Sura XXX al Rum, i Romani, dove si chiede al profeta “Conquisteremo prima Roma o Costantinopoli?”. E il Profeta rispose “Costantinopoli”.

La seconda parte dell’articolo di Al Naba parla proprio di quella battaglia tra i musulmani e romani avvenuta nel 1453, in cui Costantinopoli dopo due mesi di battaglia cadde in mano ai turchi Ottomanni, guidati da Maometto II.

Sostanzialmente l’editorialista di al Naba gioca sul fatto che il summit si è tenuto a Roma per minacciare la Coalizione. Si afferma: «Pianificano a Roma, vanno a Dabiq! Qui ricordiamo le parole dello sceicco Al-Adnani – che Dio lo accetti – il giorno in cui disse, rivolgendosi all’America: “Non rallegratevi dell’America, e continuate a mobilitarvi. Le vostre forze, e la mobilitazione dei vostri alleati dei crociati sarà attiva fino a che non scenderete a Dabiq, che è in essa, a Dio piacendo. Voi persevererete, sarete sconfitti e vi conquisteremo». L’incitamento come sempre e quello di continuare a combattere e la chiusa dell’artico è eloquente: «Questa è Dabiq (Siria), questa è Ghouta (Siria), e questa è Gerusalemme. E questa è Roma (Costantinopoli), ci entreremo senza mentire, ed eccoci qui. Questo e i giorni sono tra noi, le epopee stanno arrivando, e il beato continua il cammino».

Se si analizza il testo dunque in senso filologico ed escatologico si comprende che il fine ultimo dell’articolo è quello di prepararsi al peggio, per le imminenti battaglie in Africa in cui Daesh vuole trionfare ma che sa troverà ancora una volta gli aerei pronti a bombardare e quindi chiede ai suoi uomini di non temere perché la vittoria, come fu a Costantinopoli, è vicina. Con questo non si vuole sminuire la minaccia di Daesh all’Europa o agli Stati Uniti ma si sottolinea che la lettura di questi articoli deve essere slegata dal sensazionalismo di facciata ad uso politico interno; certamente merita un approfondimento maggiore e una maggiore attenzione alla lettura religiosa e storica che Daesh propaga in questo modo.

Graziella Giangiulio e Antonio Albanese