STATI UNITI. Trump ha fatto risorgere l’idea di Bandung: il Non Allineamento 

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Un interessante riflessione sulle relazioni internazionali contemporanee è uscita giorni fa sulle pagine del Council on Foreign Relations. 

Per comprendere l’attuale fase geopolitica che stiamo vivendo, occorre ritornare al 1955, riporta CFR, alla Conferenza di Bandung. Ed è tutto merito di Donald Trump e del neofeudalesimo MAGA. 

“Settantuno anni fa, il premier cinese Zhou Enlai si presentò a Bandung, in Indonesia, di fronte a un pubblico di nazioni africane e asiatiche rapite dalle sue parole, e pronunciò una dichiarazione in stile Trump: “Le alleanze”, dichiarò, “dovrebbero essere abbandonate perché non giovano a nessuno”. 

Subito partì la reazione di Washington: il Segretario di Stato americano John Foster Dulles denunciò questa nascente dottrina del Non Allineamento come una “concezione immorale e miope”.

I paesi non allineati erano, secondo gli Stati Uniti e i loro alleati, ingenui nella migliore delle ipotesi e ipocriti nella peggiore. 

Oggi, l’America sta al contrario adottando sempre più i principi cardine di un’ideologia nata nelle capitali dell’Asia e dell’Africa. “Il non allineamento, o “autonomia strategica” nel linguaggio odierno”, prosegue CFR, “invita i paesi a mettere i propri interessi al di sopra della politica delle grandi potenze e a rifiutarsi di schierarsi”. 

Sebbene Washington non si sognerebbe mai di usare nessuno dei due termini, l’Amministrazione statunitense che ha minacciato di ritirarsi dalla NATO, ha chiarito che tutte le alleanze sono transazionali e ha mostrato simpatia per le ambizioni territoriali della Russia, sta abbracciando la sostanza della dottrina del Non Allineamento/Autonomia Strategica.

A prima vista, questa concezione è lontanissima dalla visione del mondo del presidente Donald Trump, e del MAGA. Bandung 1955 non è certo Washington 2026: se nel 1955 si era nel pieno della fine del colonialismo e nella condanna delle ex colonie dell’imperialismo e della rivalità tra le grandi potenze.

Egitto, India, la Jugoslavia di Josip Broz “Tito” affermavano di essere a favore della pace, del disarmo e del diritto di forgiare una propria Terza Via. In realtà, era un modo nuovo di declinare la tanto europea realpolitik. Permetteva alle nazioni di evitare alleanze vincolanti al culmine della Guerra Fredda, pur continuando a trarre vantaggi da entrambe le superpotenze. Con i danni e in vantaggi del caso i cui riflessi sono vivi ancora oggi. 

“Ma la lunga storia del Non Allineamento rivela anche i suoi costi. Il movimento si rivelò in gran parte un fallimento; fu lo strumento dei deboli, non dei forti. Ancora più importante, il non allineamento ebbe un’utilità limitata. Per i paesi poveri, l’ideologia aveva senso: sviluppo senza coinvolgimento nei conflitti tra grandi potenze. Ma con la crescita economica dei paesi, l’idea di benefici senza obblighi divenne più difficile da sostenere. E poiché le alleanze richiedono anni per svilupparsi sulla base di fiducia e valori condivisi, molti si sono ritrovati senza alleati nell’era post-Guerra Fredda”, afferma il CFR.

Oggi, i costi del non allineamento si stanno già manifestando per gli Stati Uniti. Le riflessioni di Trump sul ritiro dalla NATO, la definizione della guerra in Ucraina come un problema europeo, l’empatia mostrata nei confronti delle rivendicazioni storiche e territoriali di Putin e le ripetute dichiarazioni sull’annessione della Groenlandia hanno spinto gli alleati a cercare apertamente alternative all’ombrello USA. Preoccupante è il fatto che nessun alleato abbia espresso, né tantomeno fornito, alcun sostegno o simpatia per gli interessi di sicurezza statunitensi nella guerra con l’Iran.

L’Autonomia Strategia di Bandung non riuscì a costruire nessuna rete di fiducia, amicizia e obblighi condivisi. 

Tale rete potrebbe rappresentare la più grande risorsa strategica di cui gli Stati Uniti dispongono. Smantellarla in nome di una comoda flessibilità significa perdere di vista la lezione fondamentale degli insuccessi del movimento dei non allineati”, conclude il CFR.

Antonio Albanese

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