STATI UNITI. Occorre demilitarizzare la politica estera USA, secondo Jim Mattis

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L’ex segretario della Difesa Jim Mattis, generale dei Marines, ha recentemente descritto in maniera univoca il suo rapporto con Donald Trump, mentre parlava delle sfide che l’attuale segretario della Difesa Lloyd Austin III potrebbe affrontare nel lavoro: «Spero che non sia nella stessa situazione in cui ero io in termini di suo superiore, francamente».

Mattis ha espresso questo giudizio, nel corso di un evento, Oh So Social il 28 gennaio scorso, ospitato dall’Office of Strategic Services Society e ripreso da Marinecorpstime. Austin, ex generale dell’esercito, è diventato il primo nero a guidare il Pentagono come segretario della Difesa.

Durante l’evento online Mattis ha continuato a descrivere la mancanza di direzione del Dipartimento della Difesa quando ha preso il lavoro, ricordando che aveva trascorso il mese prima della sua conferma richiedendo una strategia di difesa dal Joint Chiefs of Staff e l’allora vice segretario della Difesa Robert Work.

Alla fine il suo primo giorno di lavoro ha chiesto direttamente ai leader dove fosse la strategia di difesa: «Il presidente mi ha guardato negli occhi e ha detto che non ne abbiamo una e che non ne abbiamo avuta una per 10 anni (…) Era un ambiente senza strategia (…) Ora non è più così e spero che possa adattarsi alla strategia che abbiamo scritto», ha detto Mattis.

Oltre a partire dalla strategia di difesa nazionale, Mattis ha detto di sperare che Austin lavori per “demilitarizzare” la politica estera della nazione: «Negli ultimi 25 anni abbiamo militarizzato troppo la nostra politica estera, e lui dovrà occuparsene». Lo stesso presidente Joe Biden ha indicato su The Atlantic che Austin avrebbe fatto proprio questo come segretario della difesa: «Austin e io condividiamo l’impegno di dare potere ai nostri diplomatici ed esperti di sviluppo per guidare la nostra politica estera, usando la forza solo come ultima risorsa».

Mattis è andato poi oltre parlando di leadership, necessità di forti alleanze e futuro della tecnologia militare: «Penso che una cosa che non cambierà è che saranno le abilità delle singole truppe che vediamo sempre più apprezzate oggi rispetto ai numeri grezzi degli eserciti dell’era industriale (…) Poche truppe con abilità di alto livello avranno un’influenza ben oltre ciò che qualsiasi caposquadra nella Seconda guerra mondiale, in Corea e, oserei dire, in Iraq 2003 avrebbe mai potuto prevedere, perché il cambiamento sta arrivando così rapidamente».

Per quanto riguarda i rischi per gli Usa, Mattis ha detto che il rischio n. 1 potrebbe non essere l’ascesa della Cina o le ambizioni imperiali della Russia, ma piuttosto la minaccia interna che ha portato al tentativo di insurrezione del 6 gennaio: «La mancanza di unità sui fondamenti consensuali della nostra democrazia, quello che abbiamo visto il 6 gennaio fomentato da un presidente in carica», può essere la principale minaccia per la nazione, ha detto Mattis cha ha aggiunto: «Dobbiamo tornare ai nostri principi basilari … e faremmo meglio a iniziare a farne tesoro e a proteggerli come se fossero preziosi».

Antonio Albanese