STATI UNITI. Nel suo discorso, Trump non specifica né obiettivi né fini dell’operazione

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Il presidente Donald Trump ha promesso una rapida fine della guerra in Iran durante un discorso tenuto mercoledì sera, senza però specificare quali obiettivi militari la sua amministrazione stia perseguendo né cosa si aspetti dal governo iraniano. 

Parlando durante la quinta settimana dell’Operazione Epic Fury, Trump non ha fatto menzione delle migliaia di soldati dell’82ª Divisione Aviotrasportata giunti in Medio Oriente nei giorni scorsi, né delle notizie secondo cui il Pentagono avrebbe predisposto un piano per un’operazione di terra volta a impossessarsi dell’uranio altamente arricchito iraniano, riporta Defense One.

“Grazie ai progressi che abbiamo compiuto, posso affermare stasera che siamo sulla buona strada per raggiungere a breve, molto presto, tutti gli obiettivi militari americani”, ha dichiarato il presidente. “Li colpiremo duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono. Nel frattempo, le discussioni sono in corso.”

Trump non ha specificato quali obiettivi militari restino ancora da raggiungere, sebbene il Segretario alla Difesa Pete Hegseth abbia affermato, durante i briefing del mese scorso, che tra questi figurava la distruzione della capacità dell’Iran di produrre e schierare missili balistici e droni per colpire gli interessi statunitensi.

“Il Paese è stato annientato”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che l’Iran “non rappresenta più una minaccia”.

Il giorno prima, il generale dell’Aeronautica Dan Caine, Capo di Stato Maggiore Congiunto, aveva dichiarato ai giornalisti che bombardieri B-52 erano entrati in azione, proseguendo gli attacchi aerei che finora hanno colpito oltre 12.000 obiettivi.

Tre settimane fa, quando erano stati colpiti solo 6.000 obiettivi, Trump aveva dichiarato che “praticamente non c’era più nulla” da colpire in Iran. Mercoledì, Trump non ha specificato cosa si aspetti dall’Iran per porre fine alla guerra, pur accennando alla possibilità di “colpire” ancora i loro giacimenti petroliferi.

Trump ha definito la nuova leadership iraniana “meno radicale”, sebbene il neoeletto ayatollah Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, sia stato descritto come persino più estremista del padre.

Trump ha inoltre esortato gli altri Paesi ad “andare allo Stretto di Hormuz”, che l’Iran ha di fatto bloccato sparando contro le navi mercantili, e a “prenderselo… Si riaprirà naturalmente”.

Il primo Ministro britannico Keir Starmer ha annunciato mercoledì che il Regno Unito convocherà una riunione di 35 Paesi, esclusi gli Stati Uniti, per discutere le possibilità di riapertura dello stretto.

Tommaso Dal Passo

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