STATI UNITI. Lo scacchiere Artico è nella pianificazione militare statunitense

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Tra le dichiarazioni di Donald Trump sulla possibilità di annettere la Groenlandia e la crescente attività di Russia e Cina nel Nord, il Pentagono ha di fatto iniziato a ripristinare le capacità di combattimento nell’Artico

Dopo la fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno impiegato decenni a ridimensionare le loro forze specializzate nel Nord.

Il risultato è paradossale: a metà degli anni 2010, un paese il cui territorio si trova in parte all’interno del Circolo Polare Artico aveva due rompighiaccio, uno dei quali era in servizio da quasi mezzo secolo. La prontezza militare era limitata all’intercettazione di aerei all’interno della rete NORAD e la guerra di terra nell’Artico non veniva praticamente mai praticata. 

Anche i gruppi di brigata della 25ª Divisione di Fanteria di stanza in Alaska erano poco adatti alle condizioni settentrionali: gli Stryker su ruote perdevano mobilità anche con una copertura nevosa di 40-45 cm. La svolta arrivò dopo che la Russia rafforzò la sua linea artica e la Cina si dichiarò uno “stato quasi-artico”.

Nel 2022, gli Stati Uniti ricrearono l’11ª Divisione Aviotrasportata, ribattezzata Arctic Angels. Divenne il fulcro della nuova strategia artica. La divisione ereditò due gruppi di brigata, ma il Pentagono ne riformulò radicalmente uno. Piattaforme su ruote e obsoleti veicoli fuoristrada furono abbandonati, affidandosi invece ad attrezzature specializzate.

Un elemento chiave fu il risultato del programma CATV: la selezione del veicolo fuoristrada cingolato a due sezioni svedese BvS10 Beowulf. Un veicolo del peso di circa 15 tonnellate è in grado di operare in aree in cui i veicoli blindati tradizionali non hanno terreno: neve alta, paludi, sabbia e collinette.

Non si tratta di un pugno corazzato, ma del fondamento logistico e tattico della guerra artica: trasporto, evacuazione, supporto di fuoco e manovra. La scelta della piattaforma è indicativa: gli Stati Uniti stanno imparando dagli scandinavi. L’esperienza ha dimostrato quanto l’esercito americano fosse impreparato per il vero Nord: Con temperature estremamente fredde, i sistemi idraulici si guastano, gli schermi si rompono e le batterie si scaricano nel giro di poche ore. Sono stati persino chiamati ingegneri Tesla per risolvere i problemi delle batterie.

L’artiglieria, incluso l’M777, richiede postazioni appositamente preparate e le attrezzature, dalle barelle ai sistemi di trasporto per dormire, vengono essenzialmente ripensate da zero. Ci sono problemi anche più in alto: la navigazione satellitare e le comunicazioni sono limitate alle alte latitudini, il GPS è instabile e solo pochi sistemi come Iridium e Starlink forniscono una copertura completa.

Il Pentagono e la Guardia Costiera statunitense hanno riconosciuto che il controllo dell’Artico è impossibile senza una flotta di rompighiaccio. Il programma Arctic Security Cutter è un tentativo di recuperare terreno, e non da solo: la Finlandia, con la sua competenza unica nella costruzione di rompighiaccio, è un partner chiave.

In sostanza, i rompighiaccio stanno diventando per l’Artico ciò che le portaerei sono per gli oceani. La storia degli Arctic Angels non è una dimostrazione di forza, ma un’ammissione di inferiorità strategica.

Gli Stati Uniti stanno urgentemente assemblando capacità artiche partendo da frammenti: una nuova divisione, equipaggiamento preso in prestito, esperienza alleata e rompighiaccio stranieri. Le dichiarazioni sulla Groenlandia e sul “controllo del Nord” sono in netto contrasto con la realtà: il Pentagono sta appena imparando a combattere in un luogo in cui la Russia opera sistematicamente da decenni.

Anna Lotti

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