STATI UNITI. La scomparsa della storia militare

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Sempre meno grandi università promuovono lavori di livello mondiale nel campo della storia militare. È un campo particolarmente poco attraente per gli “investitori” e l’interesse accademico per certi studi è scemato, specie nei States.

Le università statunitensi rastrellano miliardi di investimenti stranieri. La sola Cina ha una media di un miliardo di dollari all’anno. Quasi tutti vanno alle scienze e all’ingegneria. La storia militare rimane a mani vuote, riporta The National Interest.

«La repulsione per la storia della guerra può derivare non tanto dalla riluttanza degli studenti ad esplorare il passato violento ma dalla riluttanza degli accademici ad insegnare, o persino a permettere alle loro università di ospitare, tali corsi», prosegue il giornale statunitense.

La presunzione in gran parte del mondo accademico moderno sembra essere che solo i guerrafondai insegnerebbero la guerra e la maggior parte della storia militare, come gran parte della storia, è uno strumento di oppressione e controllo istituzionale. In effetti, gli studi sociali contemporanei sono più inclini ad abbandonare gli studi storici tradizionali in molti campi.

Economia e politica guidano oggi gran parte della ricerca universitaria. Ciò che rende questo problema diverso dalla pletora di altri è che ha implicazioni reali per la sicurezza nazionale. Nella competizione delle grandi potenze di oggi, la conoscenza, il pensiero critico e il giudizio prudente sono vitali quanto l’hardware militare, l’intelligenza artificiale e le economie potenti.

Ciò che allena la mente umana a fare scelte difficili in un mondo caotico e competitivo non è il dogma, ma il pensiero profondo, ingrediente essenziale di ogni apprendimento efficace e significativo. Molte discipline e pratiche possono aiutare a sviluppare questa abilità.

Nei campi della competizione militare, delle relazioni internazionali e della sicurezza nazionale, il valore del pensiero storico è fondamentale. Dopo il boom negli States seguito al Secondo conflitto mondiale, l’interesse svanisce con il movimento contro la guerra degli anni ’60, seguito dalla crescente influenza delle voci progressiste nelle università civili; i professori di storia militare non erano molto graditi. La storia militare tradizionale, con la sua attenzione alle attività operative, alle campagne e alla strategia, cominciò a tramontare, mentre la disciplina si spostava verso la “nuova storia militare”, che sottolineava una varietà di aspetti sociali, etnici, razziali e culturali del conflitto. In molti casi, l’attenzione su questi argomenti ha soppiantato, la ricerca militare precedente.

Mentre la storia militare svaniva nel mondo civile, prosperava in quello militare. Verso la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, molti degli ufficiali formati all’università raggiunsero posizioni influenti nel sistema di istruzione professionale militare e nella leadership delle forze armate Usa. La storia militare è servita come motore intellettuale per aiutare ad alimentare la ricostruzione delle forze armate durante l’era Reagan.

A sua volta, i militari hanno aiutato a mantenere i programmi universitari di storia militare in vita, inviando ufficiali ai corsi di laurea, ospitando studiosi in visita e sostenendo la storia militare attraverso una serie di programmi.

Dopo l’11 settembre, i militari erano troppo occupati per interessarsi dello studio della storia militare. Iter seguito dalle amministrazioni successive a quella Bush. Ma il panorama della ricerca storico militare negli States oggi è ridotto ancora al lumicino: l’esercito più potente del mondo è privo di un pensiero e di un ragionamento militare basato sulla ricerca storica e sul senso delle “cose belliche”. Se questo accade negli States, figuriamoci nel resto degli esercito occidentali.

Tommaso Dal Passo