SRI LANKA. Dopo il porto cinese, ci sarà quello nippo-indiano: il Quad contro Pechino

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Il governo dello Sri Lanka ha detto che permetterà all’India e al Giappone di sviluppare un nuovo terminal container nel porto principale del paese, diverse settimane dopo aver scartato un accordo con i due paesi per sviluppare uno dei terminal chiave nello stesso porto. Lo Sri Lanka ha fermato l’accordo del 2019 con l’India e il Giappone per sviluppare e gestire il cruciale terminal container orientale del porto di Colombo dopo settimane di proteste da parte dei sindacati e dei partiti di opposizione. Ha detto che il terminal sarà completamente posseduto e sviluppato invece dall’Autorità portuale statale. Il Giappone ha deplorato la decisione dello Sri Lanka, mentre l’India ha sollecitato l’attuazione dell’accordo del 2019.

Lo Sri Lanka ha annunciato il 2 marzo che avrebbe sviluppato un altro terminale, il  West Container Terminal, nello stesso porto con l’India e il Giappone. Il portavoce del governo Keheliya Rambukwella ha detto che il gabinetto ha approvato il progetto, che sarà gestito come una società pubblico-privata con l’Autorità portuale e società selezionate dai governi di India e Giappone. L’India ha selezionato Adani ports, che è stata scelta in precedenza per investire nell’East Container Terminal. Il Giappone non ha ancora nominato il suo investitore nel progetto, che sarà gestito sulla base di costruzione, funzionamento e trasferimento per 35 anni, riporta AP.

Il Giappone e l’India sono membri del Quad, un gruppo di nazioni dell’Indo-Pacifico che include anche gli Stati Uniti e l’Australia che sta cercando di contrastare l’influenza cinese nella regione.

Rambukwella ha detto che il governo stava offrendo la partecipazione straniera nel terminale ad ovest perché richiede un grande investimento per essere sviluppato, mentre il terminale orientale è completato e richiede poco denaro supplementare. L’India era particolarmente interessata al terminale orientale perché contribuisce a circa il 66% delle riesportazioni da quel terminale. L’India, che considera la regione dell’Oceano Indiano il suo cortile strategico, è da anni preoccupata dalla crescente influenza economica e politica della rivale Cina sul vicino Sri Lanka.

La Cina considera lo Sri Lanka un collegamento critico nella sua massiccia iniziativa di costruzione di infrastrutture globali “Belt and Road” e ha fornito miliardi di dollari in prestiti per progetti dello Sri Lanka negli ultimi dieci anni. I progetti includono un porto marittimo, un aeroporto, una città portuale, autostrade e centrali elettriche. La Cina gestisce già il Colombo International Container Terminal come joint venture con la Ports Authority, non tra poche polemiche alla luce dei rischi temuti della “trappole del debito”.

Nel 2017, lo Sri Lanka ha affittato per 99 anni un porto di costruzione cinese situato vicino a rotte marittime trafficate a una società cinese per porre fine al pesante onere di ripagare il prestito cinese usato per costruirlo. La struttura fa parte del piano di Pechino per una linea di porti che si estenda dalle acque cinesi al Golfo Persico. La Cina ha anche accettato di fornire un prestito di 989 milioni di dollari allo Sri Lanka per costruire un’autostrada che collegherà la sua regione centrale di coltivazione del tè al porto marittimo gestito dalla Cina.

Lucia Giannini