SPAGNA. Truppe a Ceuta, al confine con il Marocco, dopo lo sbarco di migliaia di migranti

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Il ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato che la Spagna schiererà le sue truppe a Ceuta per pattugliare il confine con il Marocco, dopo che migliaia di migranti hanno nuotato nell’enclave nordafricana a causa delle crescenti tensioni diplomatiche tra i due paesi. Lo riferisce Reuters.

Secondo i funzionari spagnoli, in un solo giorno sarebbero arrivati almeno 6.000 migranti nella città spagnola sulla costa settentrionale africana. Si tratta di uomini, donne, bambini, famiglie, tutti provenienti dal Marocco.

Un portavoce della delegazione del governo spagnolo ha dichiarato che l’entità dell’afflusso dei migranti, che arriva in un momento di grande tensione tra Madrid e Rabat, è senza precedenti e potrebbe aumentare. I migranti, di cui 1.500 minori, avrebbero raggiunto l’enclave a nuoto, arrampicandosi sugli alti recinti che li separano dal Marocco o approfittando della bassa marea. Un uomo sarebbe annegato durante il viaggio.

Dopo essere stati controllati dalla Croce Rossa, i migranti sono stati portati in un centro di accoglienza sulla spiaggia di El Tarajal, con le autorità che si sono incontrate per discutere su come gestire la situazione.

Ceuta e Melilla sono diventate le destinazioni principali per i migranti africani in quanto sono l’unico confine terrestre dell’Africa con l’Unione Europea e rappresentano, per coloro che vogliono costruirsi un futuro migliore, l’unica via per raggiungere l’Europa. All’ingresso principale di Ceuta – Tarajal, sul lato sud dell’enclave, le truppe spagnole sono arrivate in aiuto alla polizia di frontiera. Grande-Marlaska ha affermato che 200 soldati, insieme a 200 poliziotti, avrebbero assistito la normale forza di frontiera di Ceuta, composta da 1.100 unità.

A causa della situazione il Primo Ministro Pedro Sánchez, che avrebbe dovuto recarsi a Parigi per partecipare ad un vertice guidato dai francesi sugli aiuti finanziari per l’Africa, ha sospeso il viaggio e promesso di «concentrarsi sulla crisi di Ceuta e massima fermezza nel riportare la normalità nell’enclave».

A Melilla, attraverso il suo molo orientale che segna il confine con il Messico, sono entrati 86 africani subsahariani. La città gode di una barriera di confine che ha permesso alle forze di sicurezza di bloccare i migranti. Funzionari spagnoli hanno dichiarato che le guardie marocchine hanno aiutato le forze spagnole a Melilla, mentre alcuni migranti lanciavano pietre contro di loro.

Diversa la situazione a Ceuta, dove le guardie di frontiera marocchine non hanno agito e stavano a guardare mentre i migranti, arrivati alle due di notte, si dirigevano verso il mare per cercare di raggiungere l’enclave a bordo di salvagenti e gommoni. Nel corso della giornata il numero di arrivi è aumentato e un uomo è morto durante la traversata.

Ad aprile più di 100 migranti sono arrivati al punto di ingresso di Tarajal, a Ceuta, ma la maggior parte di loro sono stati rimpatriati, ad eccezione di 30 minori.

Lunedì scorso il governo spagnolo ha dichiarato in un comunicato che la sicurezza a Ceuta sarebbe stata rafforzata con la presenza di altri 50 agenti della Guardia Civil e 150 poliziotti nazionali.

Gli sbarchi arrivano in un momento di forte tensione tra Marocco e Spagna, sulla decisione di quest’ultima di consentire a un leader dell’indipendenza del Sahara occidentale, Brahim Ghali, di essere curato per il Covid-19 presso un ospedale spagnolo. Il Frente Polisario si batte da anni per l’indipendenza del Sahara occidentale, territorio occupato dalla Spagna fino al 1975, quando il Marocco ne ha assunto il controllo. Il mese scorso il ministero degli Esteri marocchino ha accusato la Spagna di aver ammesso Ghali sotto falso nome e di non averlo comunicato al Marocco. Il governo spagnolo ha minimizzato le tensioni nel Sahara occidentale, sostenendo si trattasse di una questione separata, e affermando che il leader era stato portato in Spagna «per ragioni strettamente umanitarie».

L’arrivo di Ghali in Spagna ha scatenato una protesta rumorosa da Rabat, con il ministero degli Esteri del Marocco che ha descritto la mossa della Spagna come «incoerente con lo spirito di collaborazione e buon vicinato» e avvertendo che ci sarebbero state «delle conseguenze».

Lunedì Mohammed Ben Aisa, Capo del Northern Observatory for Human Rights, un gruppo senza scopo di lucro che lavora con i migranti nel nord del Marocco, ha collegato il passaggio dei migranti alla fila diplomatica. «Le informazioni che abbiamo è che le autorità marocchine hanno ridotto la pesante militarizzazione delle coste, a seguito della dichiarazione del ministero degli Esteri del Marocco sull’accoglienza spagnola di Brahim Ghali. L’area è fortemente monitorata dalle forze di sicurezza e i tentativi di arrampicarsi sulla recinzione o di arrivarvi a nuoto vengono impediti».

In un comunicato stampa rilasciato lunedì, il ministero dell’Interno spagnolo ha affermato: «La Spagna ha lavorato instancabilmente a una politica migratoria che riguarda l’intera Unione Europea e il Marocco, paese di origine dei migranti giunti sull’isola. Alla luce degli arrivi ha dispiegato centinaia di agenti con l’obiettivo di aiutare a rimpatriarli il prima possibile. Rabat collabora con Madrid sui flussi migratori in cambio di pagamenti ricorrenti e formazione per la sua polizia e l’esercito. L’Ue si affida anche all’intelligence marocchina per combattere l’estremismo. La Spagna non concede ai marocchini lo status di asilo, ma consente ai minori migranti non accompagnati di rimanere legalmente nel paese sotto la supervisione del governo».

Coraline Gangai