SOMALIA. L’attacco di Mogadiscio mostra il nuovo corso degli Shabab

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La polvere dello scontro si è depositata nella zona dell’incrocio K-4, una delle principali arterie di Mogadiscio, dopo le più di trenta ore di scontro nell’Hotel Hayatt iniziato lo scorso venerdì pomeriggio e conclusosi sabato. Non è la prima volta che il gruppo qaedista degli Shabab attacca un albergo della capitale dove sono presenti funzionari della sicurezza, politici, responsabili dei clan, delegati elettorali, con l’obiettivo di colpire non solo esseri umani, ma soprattutto la stabilità e la legittimità delle istituzioni. 

Questa volta però è diverso: l’odore della polvere da sparo è stata soffiato via dal vento e si sviluppano spunti di riflessione e analisi che indicano come da una parte gli Shabab abbiano sviluppato la propria capacità di operare nella capitale, ma dall’altra è cambiata anche la musica della risposta da parte governativa. In effetti, con il ritorno alla presidenza di Shiekh Hassan Mohamud, la risposta politica e di sicurezza è cambiata. Molto però dovrà ancora cambiare perché gli anni di presidenza Farmaajo hanno lasciato in eredità delle forze di sicurezza estremamente frammentate e indebolite. 

Gli Shabab hanno rivendicato mentre era ancora in corso lo scontro la paternità di quanto avveniva, a conferma dell’estrema preparazione dell’attacco. La risposta politica questa volta non è stata di sola condanna ma anche di indicazione della presa di coscienza da parte presidenziale, governativa e istituzionale. In effetti, il presidente Sheikh Mohamud, il neo premier Hamza Abdi Barre e il presidente della Camera dei Deputati hanno condannato l’attacco e hanno affermato la responsabilità del governo dell’attacco. Proprio Madobe ha affermato durante l’informativa al Parlamento che il paese ha fallito nella sicurezza sottolineando che l’attacco all’Hayatt Hotel mirava a dare una brutta immagine del nuovo governo. Per Madobe servono azioni e non parole nella lotta contro gli Shabab perché gli eventi recenti confermano che gli Shabab continuano ad avere infiltrati nelle strutture di sicurezza che hanno facilitato l’attacco. 

Questo permette di fare luce sulle dinamiche dell’attacco raccogliendo sui social locali. Secondo funzionari della sicurezza, gli Shabab hanno sorvegliato l’hotel Hayatt prima dell’attacco con un piano ben studiato che ha quindi messo in difficoltà la risposta della sicurezza che ha visto diverse sfide tra la distruzione della tromba di una scala e soprattutto la mancanza di coordinamento.

Sul lato dei jihadisti, fonti confermano che un gruppo di Shabab che ha preso parte all’attacco è poi fuggito perché vestiva le stesse uniformi delle unità somale che cercavano di rispondere all’attacco. La squadra che ha attaccato l’hotel ha trovato le uniformi assieme a armi, munizioni e esplosivi piazzati da una cellula dell’Amniyat, probabilmente registrati come ospiti nell’albergo. Si ricorda che l’Amniyat è l’equivalente della sicurezza e dell’intelligence interna al gruppo. Dopo le prime due esplosioni avvenute all’entrata dell’albergo, un gruppo di jihadisti ha attaccato la struttura dove la cellula interna aveva già preso le armi sparando al personale di sicurezza e contro alcuni ospiti. Quindi il gruppo d’assalto è entrato ed è salito al secondo piano eliminando chiunque si presentasse di fronte tra funzionari governativi, politici di rilievo, anziani dei clan e diaspora somala. 

Dopo le prime due ore è arrivato il team di risposta guidato da forze con addestramento americano noto come Alpha Group assediando Shabab che nel frattempo avevano preso tutto l’albergo. Se l’Alpha group ha messo in salvo alcuni ospiti, ha anche visto tutti i propri attacchi respinti perché i jihadisti hanno fatto esplodere la tromba delle scale tra terzo e quarto piano. Non riuscendo ad avere risultati concreti, l’Alpha group ha lasciato spazio alle forze con addestramento turco Haramcad che però hanno di fatto peggiorato la situazione. Una fonte della sicurezza ha rivelato che vi è stato uno scontro di responsabilità su chi doveva effettuare attacco con l’Alpha group affermava che Shabab nell’albergo avevano uniformi come quelle dell’Haramcad e vice versa. Mentre le due forze di sicurezza si scontravano, diversi Shabab nell’albergo sono riusciti a ritirarsi nella notte senza lasciar traccia. Sta di fatto che sabato sera la sicurezza somala riportava la fine dell’assedio, ma diversi dubbi rimangono, in particolare sulla risposta della sicurezza e sull’eliminazione dei gruppi che hanno attaccato. 

A riguardo, un account locale ha indicato che il governo del presidente Sheikh Mohamud deve affrontare il prima possibile l’infiltrazione pesante a tutti i livelli degli Shabab nella sicurezza e ricostruire un apparato di sicurezza dalla base. Ci vorrà tempo per sistemare il caos di sicurezza causato dala presidente Farmaajo e dal suo consigliere e capo dell’intelligence filo qatarino e turco, Fahad Yasin. Per capire questo caos, un account occidentale in loco ha riferito che passando attraverso anche solo una sezione di Mogadiscio si incontra una galassia di uniformi dei diversi attori della sicurezza. Gli Shabab hanno capitalizzato questa enorme breccia nella sicurezza per attaccare, fare vittime e dileguarsi, e fare propaganda. 

Eric Molle