
Nel mese di gennaio 2026 al-Shabab, gruppo qaedista che opera in Somalia, ha continuato ad attaccare l’esercito somalo, soprattutto a ridosso della capitale Mogadiscio e nelle regioni di Bay, Ghedo, Hiran, Basso e Medio Shabelle e Basso e Medio Juba.
L’obiettivo di al-Shabab per il nuovo anno è sicuramente quello di sostituirsi al governo legittimo; questo perché per governare le diverse regioni somale e fornire servizi governativi alla popolazione sotto il suo controllo, al-Shabab fornisce i suoi servizi attraverso un governo ombra che opera attraverso varie strutture simili ai ministeri, in settori come la riscossione delle tasse da mercanti e ricchi, il sostegno alle attività agricole pubbliche, la distribuzione di aiuti e lo svolgimento di attività legali.
Il leader del gruppo è Abu Ubaydah Ahmed Omar dal 2014. Tutti i rami politici, militari e di intelligence del gruppo operano sotto la guida del leader e del consiglio della shura. La struttura di al-Shabab è organizzata in “Province Islamiche” e queste comprendono tutte le province della Somalia in cui opera il gruppo, ciascuna guidata da un suo governatore. Oltre all’esercito somalo il gruppo qaedista si scontra anche con gli eserciti etiope, keniota, burundese ed ugandese che collaborano nelle missioni di peacekeeping presenti nel territorio somalo.
L’obiettivo sensibile rimane comunque la conquista della capitale Mogadiscio, poiché tramite la sua caduta il gruppo arriverebbe al cuore del Paese. A tal proposito, sembrerebbe che i mujaheddin si stiano avvicinando sempre di più alla capitale, tramite varie conquiste di punti nevralgici. Il 18 gennaio al-Shabab ha rivendicato degli attacchi su larga scala, diretti contro quattro basi militari precedentemente detenute da tre battaglioni di forze speciali somale addestrate da Stati Uniti e Turchia e da un battaglione di forze di intelligence nelle aree di Jabed Ghadani, Rawn Sheikh, Shas Qad e Barka Kah, alla periferia della città costiera di Warsheikh, a nord della capitale Mogadiscio. Tali attacchi hanno causato la morte di 21 membri delle forze speciali somale, il ferimento di altri 11 e il sequestro di grandi quantità di armi, munizioni e altro equipaggiamento. Alla fine degli scontri il gruppo qaedista è riuscito a prendere il pieno controllo delle quattro basi militari, il che rappresenta una grave perdita per l’esercito governativo, che cede sempre più terreno ad al-Shabab.
Altro attacco di grande portata è avvenuto il 21 gennaio contro delle basi militari dell’esercito somalo sull’isola costiera di Kada, nello stato del Basso Juba. Quest’isola è una posizione strategica sulla costa dell’Oceano Indiano, a circa 130 chilometri a sud-ovest di Chisimaio. L’operazione ha causato la morte di 132 membri della milizia governativa, il ferimento di altri 47, la cattura di 15 persone e il sequestro di un gran numero di armi, munizioni e altro equipaggiamento militare. L’attacco ha portato anche alla presa di controllo dell’isola di Kada e di tutte le basi militari e le caserme delle milizie governative presenti. Tale conquista punta l’occhio di al-Shabab sul porto di Kismayo, principale porto della Somalia Meridionale, in quanto ha un ruolo economico e geopolitico significativo, gestendo le catene di approvvigionamento e dei servizi logistici in Somalia, e facilitando lo scambio di beni e servizi.
Secondo quanto riportato dal comando militare di al-Shabab nelle dichiarazioni in merito a queste due operazioni, il movimento qaedista sta lottando per rovesciare il governo somalo sostenuto dall’Occidente, espellere le forze della coalizione internazionale, recidere i legami con l’egemonia occidentale e stabilire un sistema islamico della Sharia completo e indipendente.
Dania Piccirilli
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